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Ennio Morricone – L’essenza dell’emozione nella Musica

Il cinema non è un’arte monotematica.

Il cinema è un’arte di contaminazione tra le arti, su più livelli, capace di trascendere le arti attraverso le arti stesse.

L’estetica della fotografia, dell’immagine, il dinamismo del movimento, il pathos della recitazione, il surreale dell’immaginazione, l’extra-naturale degli effetti visivi e degli effetti speciali ed infine la Musica. Il poeta Borges ha definito la Musica “misteriosa forma del tempo”, a mio avviso a tale meravigliosa definizione Ennio Morricone vi ha aggiunto “ed essenza dell’emozione”.

Il Maestro non si è limitato al bello, non poteva permettere di essere racchiuso in un aggettivo così intepretabile, il Maestro ha scavato nell’immagine, nell’idea che un film volesse trasmettere e l’ha raccontata, anzi ancor di più, ne ha fatto poesia scritta in note. Ha colto la forma dell’emozione, sempre che ve ne sia una, ed ha permesso che questa si diramasse, superando la necessità di apparire visivamente, rendendo possibile coglierla ad occhi chiusi, inebriandosi di musica.

“C’era una volta in America” è il mio esempio preferito.

Noodles (Robert De Niro) che spia la “per sempre” amata Deborah (Elizabeth Mcgovern), che danzante sulla melodia sprigiona l’essenza stessa dell’amore, quello puro, poetico che prescinde la carnalità. Tale melodia diviene dunque un racconto di speranza di poter amare ed essere amati, dell’attesa, della vergogna nel solo pensare ad uno sguardo, figuriamoci un bacio.

Bacio, come i mille baci di “Nuovo Cinema Paradiso”, dove è la maliconia a trionfare nella melodia, una malinconia speranzosa, forse un pò pentita della finitezza delle scelte, delle rinunce e di non aver mai detto addio a chi davvero amiamo.

Ma Morricone non è solo questo: è anche il Maestro della tensione western, capace di creare il clima della sfida, dell’onore, dell’orgoglio come in “Per un pugno di dollari” o “Il buono, il brutto ed il cattivo” per citarne alcuni ; ma anche raccontarci l’estasi e la perdizione dell’oro, L’ascesa ed il declino di “Un cittadino al di sopra di ogni sospetto” o la tensione grottesca, quasi caricaturale ma anche inquietante degli Hateful Eight.

Quest’ultimo è il primo film dove Tarantino ha coronato il sogno di poter collaborare con colui che ha definito il miglior compositore di tutti i tempi.

Non saprei dire se davvero Ennio Morricone lo sia, ma per certo non vi è poesia, melodia, emozione che egli non sappia rendere infinitamente pura, autentica, forse ancor più di quanto lo sia nel mondo, incantando chiunque gliene lasci la possibilità.

Rianimando emozioni ormai perse, sublimando in noi osservatori ed ascoltatori eternamente inconsapevoli una perpetua sensazione di connessione a ciò che è prima ancora di vedersi.

E così Morricone, l’aedo del nostro tempo, agguanta l’essenza a tal punto da saperla sprigionare nella sua libertà più pura, più delicata, più sincera.

 

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