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Rubrica: Il cinema secondo Tarantino

Oggigiorno si parla tanto di Tarantino.

Nonostante l’ultimo film abbia subito non poche critiche, il cinema tarantiniano è in un pieno momento di “cultizzazione”, un vero è proprio fenomeno di massa di ritorno ai classici del regista pulp.

A tratti sembra quasi un fenomeno mercificante, quasi Tarantino sia divenuto un brand, quasi vada di moda diffondere immagini di Kill Bill, video di Pulp Fiction e cosi via.

Ma questo non cambia un’ineluttabile verità: Tarantino è un grande regista, chi lo definisce genio, chi grande emulatore, chi mainstream, a mio avviso Tarantino è uno dei più interessanti registi di sempre, un vero maestro del Cinema. Questa rubrica proverà a ricordarne il perchè.

Titolo Film: Kill Bill (vol.1 e vol.2)

Tarantino ad oggi ha girato 8 film (contando Kill Bill come uno solo).

Quale sia il suo più bello non è definibile, ha a che fare con attributi affermabili unicamente dal soggetto. Certo ci sono canoni oggettivi, forse meglio intersoggettivi, ma con Tarantino sfondiamo uno scenario di assoluta alienazione da criteri, che poi è un po’ la storia di tutti i grandi, quelli che il cinema lo costruiscono.

Potremmo fermarci qui, apprezzando l’unicità artistica tarantiniana, ma c’è qualcosa che, a mio avviso, non ha eguali sul campo dell’irripetibilità, IL FILM che ha raccolto ogni sfumatura del regista, dalle influenze del cinema del passato alla sua creatività stupefacente, per convogliarle in un opera che nessun altro avrebbe potuto dipingere,  parliamo di Kill Bill.

Non si tratta di un discorso finalizzato a prediligere Kill Bill come il migliore, ma di una riflessione analitica su quella che reputo essere l’opera di massima libertà e varietà espressiva ed emulativa di Tarantino.

Il regista, quasi seguendo il processo dialettico triadico hegeliano, prende dall’amato passato, contrasta con il suo innovativo pennello e riformula un qualcosa che riassume superando, qualcosa che non è nuovo né vecchio, qualcosa che è Tarantino.

Ma perché Kill Bill?

Kill Bill è un’opera divisa in due parti, strutturata a capitoli, che narra le gesta de “La Sposa” alias Black Mamba alias Uma Thurman, “navigatrice esperta” alle prese con il fiume della Vendetta.

Ogni dettaglio in questo film è meravigliosamente caratterizzato, a tal punto da scandire ogni sequenza con tratti di indelebile arte, a tal punto da stuzzicare il nostro scompartimento del cervello adibito al cinema in ogni immagine catturata dal nostro sguardo incredulo.

Proviamo a dividere il tutto in vari punti di analisi.

1. I personaggi

Se c’è una cosa che come sa fare Tarantino al mondo forse non c’è nessun altro, è     la caratterizzazione dei personaggi. Ogni personaggio di Kill Bill è caratterizzato a tal punto da trascendere il cinema stesso, divenendo icona, a tratti leggenda. Basta un dettaglio, un inquadratura, una frase, la giusta melodia e subito si innalza una nube di “epocalità”.

Chi non vorrebbe una spada di Hattori Hanzo, la lama che può trafiggere Dio?

Un fuoco, un flauto e la tecnica dell’esplosione del cuore con cinque colpi delle dita, Pai Mei in pochi istanti assume la condizione del più grande maestro di arti marziali di ogni tempo.

Esteban Viahio ed il suo charme da “Sai, perdere la testa per una donna come te è sempre la cosa giusta da fare!” ci indirizza in pochi attimi all’ elevazione romantica di Kill Bill 2.

Per non parlare di Beatrix Kiddo, della quale scopriamo il nome solo a metà del secondo film, ma che dal primo istante ci rende sudditi del suo volere, non possiamo non infatuarci dell’eroina killer, buona e spietata, saggia e sensuale.

Per non parlare di Bill. Ecco quello che io credo essere uno dei più grandi capolavori tarantiniani, Bill. Prima un sottile sussuro, poi ombra attornata da leggenda e curiosità, un intero film prima di potergli dare un volto assicurandoci che si tratti di un essere umano,  Bill che tutti vogliamo morto, Bill il saggio spietato, dunque Bill il romantico, affascinante, poeta.

Insomma ogni partecipante della storia, anche Samuel L. Jackson che compare nel cameo del pianista del matrimonio, ci rimane impresso. Tarantino attinge dai luoghi che lui maggiormente predilige, re-inventandone la messa in scena, connettendo l’ arte marziale al pulp, il pulp al Western, in personaggi che esistono in due sfere: nel film e nella loro icona.

(per approfondimento vedi i 5 tra i migliori personaggi secondari di Tarantino  e/0 5 tra i migliori personaggi principali di Tarantino )

2. Regia, sceneggiatura e montaggio.

La regia di Kill Bill spazia in qualunque possibile divertissement, senza mai risultare eccessiva, quanto piuttosto splendidamente inaspettata.

Nel primo film si passa da un capitolo fatto ad anime (cartone animato giapponese), che risulta piacevole anche a chi non si mostra fan del genere, ad un occhio strappato dalla pupilla che rende il film per un breve tratto in bianco e nero, per poi toccare ad un battito di ciglia ridarci i colori.

Ma ancora uno splendido piano sequenza nel locale dove si terrà successivamente “La Resa dei Conti alla Casa delle Foglie Blu”, il tutto montato meravigliosamente, riuscendo a rendere dinamici combatti di lunga durata, ma anche costruendo una trama che, come marchio di fabbrica, non va in ordine cronologico.

Kill Bill è una storia unica nel suo genere, un genere vero e proprio non potrebbe contenerla o descriverla in toto.

Una storia di vendetta a tratti pulp, a tratti riesumante i grandi classici orientali, a tratti western, con cambi di narrazione e narratori, un’estetica luccicante, il tutto sospeso in una densa nuvola di romanticismo e violenza.

3.Musica e sonoro

Tarantino e le colonne sonore.

Un rapporto davvero paradossale, nessun altro, forse solo Scorsese, utilizza melodie assolutamente dissonanti rendendole le più giuste che si sarebbero potute mai scegliere.

La musica nel suo cinema ha un ruolo assolutamente primario, determinante per la costituzione artistica di qualunque suo film. In Kill Bill l’eclettismo della colonna sonora è ineguagliabile. Passiamo da Bang Bang di Nancy Sinatra nella prima scena a Demise of Barbara, and The Return of Joe di Morricone nella scena finale, a mio avviso una delle più belle di sempre. Nel mentre di questi due poli troviamo di tutto, da un fischiettio che diventa motivetto cult alla romantica chitarra ritmata del combattimento sotto la neve, e tanto meraviglioso Morricone, senza il quale Tarantino forse non sarebbe quello che è.

Insomma questo è quanto, Le iene è Pulp Fiction hanno reso Tarantino unico è grande, ma, a mio avviso, Kill Bill lo ha reso immortale.

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