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T2:Trainspotting 2- Tutto molto divertente

Titolo film: T2: Trainspotting

Regista: Danny Boyle
Durata: 117 minuti
Data uscita: 2017
Titolo originale: T2:Trainspotting

Ci sono quei film unici, irripetibili.

Ci sono quei film che raccontano una generazione, i suoi costumi, sogni e debolezze.

Ci sono quei film che si affermano come manifesti di un’epoca, di un genere, quelli che ci piace chiamare Cult.

Trainspotting è stato uno dei massimi esponenti di tale tradizione cinematografica, quella fatta di droghe e mondi degradati, dove l’eccesso è la conditio sine qua non, dove cercando la libertà si trova dipendenza, dove cercando benessere si viene risucchiati dal limbo della tossicità.

Ma Trainspotting aveva qualcosa in più, una somma di tratti pop, di scelte registiche e narrative sui generis ed un sentore comico perpetuo tale rimanere impresso in maniera “divertente”, nonostante non mentisse sulla chimera della tossicodipendenza.

Nessuno avrebbe mai pensato ad un sequel, non perché l’idea non stuzzicasse, ma perché il film si concepiva come un ciclo concluso, con una sua storia completa, con un inizio ed una fine, tra scegliere di scegliere la vita o scegliere di non sceglierla.

20 anni dopo, arriva, come un fulmine in una giornata d’estate, Trainspotting 2.

Il mondo si scuote, la Trainspotting mania riprende vita, tutti riaprono quei vecchi scatoloni ormai segregati in cantina.

Ecco il ritorno della banda.

Ma cosa ci aspettavamo da tale un sequel?

Beh, è difficile dirlo con precisione, sicuramente sentirci inglobati in quell’atmosfera di tragicomica tossicità, con vicende non collocabili in uno spaziotempo ben definito, fuori dagli schemi del mondo reale, pronti a vedere i nodi venir al pettine.

La storia finiva con un’occasione, con un tradimento, una vittoria ed una sconfitta, dove saranno adesso i nostri “eroi”?

Trainspotting 2 è un meraviglioso divertissement, una storia che si sviluppa in una perenne contaminazione di citazioni e tributi a se stessa, dove i rimandi al passato determinano i tempi del presente, perché la dipendenza è un’amica per la vita, una di quelle che non lasci mai davvero, solo per brevi pause.

Regia assolutamente sui generis, un mosaico di scenari ed aneddoti che rendono difficile comprendere quale parte stia realmente accadendo, tutto filtrato dagli occhi della “non lucidità”, tra narrazioni sovrapposte ed inni al fallimento sociale.

Tutto, però, forse fin troppo caotico.

Trainspotting 2 si afferma come un continuum narrativo, un sequel senza una vera e propria trama, più un inno al suo stesso mondo e personaggi che una vera e propria storia sensata.

Se nel primo film la frammentarietà si mostrava perfettamente accostata al fine sceneggiaturale, costituendo una storia assolutamente compiuta, questo nuovo capitolo, forse, non ha realmente questa pretesa.

Sprazzi di genialità registica, ritmo incalzante e sempre sul pezzo e scene di grande intensità mantengono quel profilo tragicomico esaltandolo in toni assolutamente divertenti, ma il tutto si perde in una struttura narrativa debole, una trama, insomma, assolutamente incompleta.

Certo, i 4 ragazzetti ormai uomini ci sono mancati, eccome se ci sono mancati, e sapranno riportarci nel loro mondo, nei loro profili assolutamente improbabili. Tra un Begby sempre più fuori di testa ed uno Spud riscopertosi “Poeta Tossico”,forse il più bello sviluppo di personaggio del film, capace di toccare corde di dolcezza e malinconia quanto mai determinanti nelle dinamiche della storia, saremmo proiettati del favoloso mondo del fallimento umano, ma senza realmente guardare un’opera compiuta, solo un puzzle non finito, con tasselli scollegati ma, paradossalmente, brillanti.

Tutto molto divertente insomma, ma senza grandi risultati concreti, Trainspotting 2 merita una visione, questo sicuramente, ma con occhi che non abbiano pretese paragonabili al primo, pretese di una storia, quanto piuttosto occhi vogliosi di riassaporare quell’universo, un po’ malinconici, in una sorta di raccolta di racconti, che, alla fine, non ci dice niente di nuovo, ma ci ricorda una morale eterna, non importa se bella o brutta.

“You’re addicted, so just addict your self.”

 

Andrea Vailati
"Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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