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                              “ Apri bene le orecchie. ”
Danny Boodman T.D. Lemon Novecento

La leggenda del pianista sull’oceano è prima di tutto la storia di un uomo.
È la storia della vita di un uomo che si svolge interamente sopra la chiglia di una nave: il Virginia, traghetto transaoceanico che porta continuamente migliaia di persone  verso l’America, e le traghetta verso la speranza di una vita migliore.

È la storia di un uomo che viene al mondo proprio sopra la nave, da madre ignota, e viene poi abbandonato lì sopra, e trovato da uno dei membri dell’equipaggio.

E sono proprio i membri dell’equipaggio a dargli il nome:
‘Danny Boodman T.D. Lemon Novecento’. Un nome che da solo, per conto suo, è già una storia. E in effetti, diventerà una leggenda.

Non sei fregato veramente finchè hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla ”.

È proprio Novecento a dire al suo migliore amico Max questa frase. Ma quanto vale la storia della sua vita? Probabilmente vale almeno 2 ore e 45 minuti del vostro tempo. Vi assicuro, non vi accorgerete nemmeno di quanto veloci passeranno.

Il film comincia con Max, ex trombettista del Virginia, che cerca di vendere la sua preziosa tromba ad un negozio di strumenti musicali. Ha bisogno di soldi. Il vecchio e scorbutico proprietario gli offre 9 sterline e 50 per comprare quella che, in effetti, è quasi tutta la sua vita. E Max finisce non solo per accettare, ma anche per diventare il narratore di tutta la nostra storia. Una storia che il regista, Giuseppe Tornatore, ci racconta con una dolcezza e una forza capaci di far scendere le lacrime con due battute e un’inquadratura. Una storia capace di farci sorridere, di malinconia e di allegria, allo stesso tempo. Una storia che parla, come vi ho anticipato, della vita di un uomo.

Novecento cresce sul Virigina, cullato dai motori della nave, in mezzo al fumo e al carbone delle sale macchine, educato dai membri dell’equipaggio. Novecento cresce libero come individuo, ma fisicamente confinato nella nave per paura del padre che qualcuno glielo porti via. Diventa sveglio, e sensibile. Ma inevitabilmente, isolato dal mondo esterno, finisce per diventare un uomo in cerca di altre forme d’espressione oltre alle parole.

E un bel giorno, guidato come da un destino invisibile, Novecento finisce per ritrovarsi seduto al seggiolino di un pianoforte. E così trova un modo incredibilmente efficace e universale per esprimersi.

Novecento esprime sé stesso con la musica. Ma lo fa nel modo più artistico e elevato possibile: ispirato da altri esseri umani, e dalle emozioni che questi personaggi suscitano dentro di lui. E quello che sente dentro di sè in ogni situazione della sua vita, Novecento lo fa scorrere attraverso le sue note, la sua musica, cullando e trasportando i sogni delle persone che le ascoltano, anche più della nave stessa.

I seguenti sono solo alcuni, all’interno del film, degli episodi molto particolari, specifici e originali, che diventano metafore e strumenti di una singolarità artistica, che solo la vita di un uomo del genere e un capolavoro cinematografico come questo possono vantare:
il grido “America!” che i passeggeri del Virginia esalano alla vista della statua della libertà dopo mesi di viaggio è come un’espressione dei sogni di grandezza e di speranza degli uomini. La morte del padre di Novecento per aver riso troppo ascoltando i nomi buffi dei cavalli da corsa è la tragicomica espressione del fatto che in fondo nella vita è meglio idolatrare la qualità del proprio tempo piuttosto che la quantità. E ancora: la magnifica sfida al piano con l’inventore del Jazz, la scaletta da cui Novecento decide di scendere per mettere finalmente dopo anni i piedi sulla terra ferma sono altri episodi di trama che il regista usa per farci riflettere su concetti importanti come la voglia di sfida, il bisogno di costruire uno spazio proprio, la volontà di rivalsa e la paura di perdersi in una grandezza troppo ampia.
E Tornatore lo fa facendoci empatizzare con personaggi quanto mai vivi e reali.


“ Ma perché diavolo non scendi a terra? ”

È questa la frase che Max rivolge a Novecento. Ma lui sembra non avere molto da dare fuori dalla nave. Si sente perso, si sente fuori dal proprio habitat naturale, e non vede come la sua vita possa funzionare diversamente da com’è ora, nella sua zona di conforto.
Ed è così che Novecento preferisce regalare l’unica incisione su vinile di tutta la sua carriera, una melodia da togliere il fiato, alla ragazza che l’ha ispirata. Perché l’arte, in ultima analisi, è proprio l’espressione del sentire, e del vivere, e Novecento vuole che la sua arte resti ancorata a questa radice nella realtà che lo circonda, senza uscirne, forse anche un po’ egoisticamente.

Novecento fa fatica ad esprimersi se non attraverso la propria arte. Ma questa mancanza forse non è del tutto negativa. Noi spesso ci esprimiamo troppo, o troppo poco, e non sempre abbiamo qualcosa da dire.
Novecento, a modo suo, sembra essere soddisfatto della propria vita. E comunque ugualmente gli manca qualcosa. Così prova a cercarlo, scendendo dalla nave.

E permette con questo gesto a noi di vedere l’eterna contraddizione di un uomo che non riesce a fare un passo in più, perchè non è in grado, anche se vorrebbe riuscirci.
Noi vediamo un uomo che è incapace di accettare una dimensione troppo grande per il suo modo di vivere. Che è incapace di vedere oltre, attraverso la materia delle strade e delle città, e tenersi stretto e saldo al fianco di un amico, anche se gli vuole molto bene, mentre affronta la tempesta della vita, cercando di non cadere dalla nave. E così decide di non salpare neanche. E decide di non scendere. Di autocondannarsi a vivere per sempre su una nave.

Ma il dolore nel vedere questo fallimento non è solo suo, ma anche di Max, ed è il dolore vero, quello di un amico. Il dolore di una persona che gli vuole davvero bene.

E tuttavia Novecento sembra avere compreso qualcosa che nessuno di noi sembra avere davvero accettato: e cioè che basta poco, per essere felici, basta accettare la propria dimensione. Che non serve essere gettati nell’infinità e uscirne vincenti, per avere una vita soddisfacente. Basta tenersi stretti al fianco di coloro a cui si vuole bene veramente. Ma è proprio qui che nasce il paradosso: la sua soddisfazione, la sua felicità per una dimensione che gli sta addosso come un vestito su misura, gli impediscono di vedere davvero le sue stesse possibilità e finisce per confondere la propria vita con lo scafo di una nave. Lasciando indietro tutto il resto.

Io non vi tedierò oltre, ma se vi dico che questo film, oltre che bellissimo, è anche  magico, credetemi. E se non credete a me, ascoltate le melodie e le musiche di un vero artista. È sempre la stessa persona: allo script Novecento, al cast Tim Roth, alla colonna sonora Ennio Morricone. Buon ascolto e buona visione!

 

E se Novecento, in un certo senso, non fosse altro che un volto di Don Chisciotte? Ne parleremo nel nostro Annuario. Solo grazie a voi potrà essere realtà:
https://www.produzionidalbasso.com/project/l-annuario-de-la-settima-arte/