Categoria: Bif&st (Page 1 of 2)

Pertini il Combattente – Se solo la sala fosse stata piena

Se solo la sala fosse stata piena, qualche tempo fa, durante la proiezione del documentario Pertini Il Combattente al Bif&st.

Ne scrivo solo ora, dopo un tempo non realmente pattuito, per una piccola consapevolezza sopraggiunta, capace di assestarsi solida nelle incertezze dei miei sguardi odierni sulle cose del mondo. Ne scrivo oggi, in un momento di lontananza dal peso della realtà, piuttosto trasformatasi in un racconto nel quale essere per forza un personaggio, senza davvero sapersi guardare. Un personaggio che condanna, che si eleva, ma che infine non coglie, spesso, la sostanza più primordiale, la radice prima del nostro giudicare.

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Bif&st – Un’esperienza al Laboratorio di Critica Cinematografica

Sabato 28 aprile si è concluso il Bif&st e con esso il laboratorio di critica cinematografica che si è svolto nell’ex palazzo delle poste a Bari, tenuto da Paolo D’agostini, giornalista e critico cinematografico della Repubblica da più di 40 anni. Io tramite La Settima Arte voglio raccontarvi la mia esperienza.

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Bertolucci, Brando e la tragicità dell’Ultimo Tango

“C’era questo titolo: Ultimo tango a Parigi, che mi piaceva molto, anche se non sapevo bene di cosa avrebbe trattato. Poi, piano piano, la storia di un un uomo e di una donna che si incontrano, in un luogo anonimo, che non sa bene nessuno dei due. Provai ad andare prima da Belmondo, che era il mio mito per via di Fino all’ultimo respiro di Godard, che lesse la sceneggiatura e quasi mi cacciò da suo ufficio! Disse <Questo è un porno, io non faccio porno>. Poi andai da Alain Delon, che ebbe un approccio diverso: disse <Mi piace tanto, ma io voglio essere anche il produttore del film>, e li ho capito che c’era in agguato un grande attore, oramai molto molto importante che voleva avere il controllo del film, perché aveva capito che era un film che andava verso terreni inesplorati. E allora dissi <No grazie, non puoi essere attore e produttore.>, non conoscevo l’espressione ma era un conflitto di interessi. Poi una sera, cenando a piazza Navona qualcuno disse <E Marlon Brando?>, nessuno sapeva più che fine aveva fatto, era sparito perché prima era sparito, poi aveva fatto il Padrino e poi era sparito di nuovo. Insomma finalmente qualcuno riuscì ad organizzare un incontro di due o tre giorni a Parigi all’Hotel Raphael. Andai ad incontrarlo, mi colpì moltissimo. Mi ricordo che eravamo seduti in albergo, gli raccontai la storia con un inglese improbabile in un minuto e mezzo e poi lo guardai, ma nessuna reazione. E poi gli dissi <Ma insomma, perché non mi guardi negli occhi? Ti sto raccontando il film che voglio fare!> e lui rispose <Perché voglio vedere quand’è che la smetti di fare quel movimento nevrotico con il piede!> Allora poi vide il Conformista e capii da come reagì che le cose andavano bene. Lui mi disse <Va bene, verrai un mese a Los Angeles a discutere un po’ della sceneggiatura.> E quando andai a Los Angeles, non ci ero mai andato, una non-città che ora amo, lui mi venne a prendere dall’albergo e mi portò a casa sua a Mullholand Drive, mi indicò un animale particolare e mi disse <Vedi, quello è un coyote!>, perché a Los Angeles incontri il deserto dietro casa. Andavo ogni giorno a casa sua e parlavamo dell’eternità, della vita, della morte. Mai del film. Allora ero contento perché voleva dire che non ci fosse nessun pregiudizio. E durante il film era una pacchia.”

Così narra l’eterno Bertolucci, questa mattina, alla fine della prima proiezione della versione restaurata di Ultimo Tango a Parigi. Un film che ha avuto una storia quanto mai paradossale: tra i massimi successi italiani di sempre, eppure capace di portare infinite censure e persino una condanna al regista, togliendogli  il diritto al voto per 5 anni.

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Gatta Cenerentola – Uno sguardo italiano, animato tra magia e memoria [Intervista a Marino Guarnieri]

Gatta Cenerentola è una piccola perla cinematografica, capace di significare molto, in molti modi, per gli sguardi italiani, ma non solo.

E’ un’opera animata diretta da quattro artisti partenopei, Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone, ricchi di quel coraggio che solo chi vuole inseguire la speranza della fantasia sa mostrare. Ed è forse proprio questo il presupposto della loro piccola grande rivoluzione: produrre una fiaba svincolata dalle major dell’animazione, sincera come l’opera di un artigiano che lavora tra passione e dedizione, connesso coralmente a coloro che ha incontrato nel suo cammino e con cui a scelto di perseverare, lì dove è cresciuto, senza fuggire ma credendo nei suoi luoghi.

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Cineconcerto al Bifest – In memoria di Armando Trovajoli: le emozioni della musica

Cosa rende un film indimenticabile, l’interpretazione degli attori, la sceneggiature o le musiche della colonna sonora?

E’ difficile dirlo: v’è un sottile crinale, una zona grigia, quasi una terra di confine in cui le emozioni dello spettatore, che affiorano inattese, si insinuano e, impercettibilmente, si intrecciano tra immagini e note musicali, rendendo definiva e cruciale la scena di un film che si concentra ora nello sguardo della protagonista ora nel dramma di un evento; ed è solo la melodia che quell’istante indimenticabile autenticamente interpreta, quasi una finestra su un mondo prima distante e imperscrutabile, e che in modo miracoloso si disvela, mostrandoci una realtà vagamente intuita, invisibile eppure quasi a portata di mano.

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Bif&st Masterclass: La consapevolezza di Favino

Io faccio l’attore per questo: scoprire quanti tipi di esseri umani possiamo essere. Ognuno di noi penso che possa scegliere di essere qualsiasi cosa vogliamo… Ed è una cosa meravigliosa.

Sabato mattina 21 aprile abbiamo assistito alla prima Masterclass proposta dal Bif&est presso il Teatro Petruzzelli: quella con Pierfrancesco Favino, mediata da Fabio Ferzetti. Una grande apertura per il festival, che ha coinvolto uno svariato pubblico: Pierfrancesco è amato da tutti, anche se suo malgrado, solo dopo l’evento nazionale di Sanremo “si sono accorti di me”, come lui ha modestamente affermato nel corso della masterclass.

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End of Justice – L’ultima frontiera dell’idealismo

Roman J. Istrael, interpretato da Denzel Washington, è  un avvocato che, nel corso della sua carriera, ha deciso di dare prevalenza agli ideali piuttosto che all’ambizione. Quando il suo socio ha un infarto, lo studio legale, in perdita da diversi anni, è destinato a essere liquidato, e Roman si trova senza lavoro e in difficoltà economiche. E’ così obbligato ad accettare la proposta di un ambizioso avvocato, interpretato da Colin Farrel, che resta affascinato dalla sua strabiliante memoria, e decide di sfruttarne le possibilità di profitto. In questa nuova realtà, però, una serie di eventi sfavorevoli metteranno a dura prova l’integrità del protagonista che, inizialmente, ci era sembrata incrollabile.

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Denzel Washington, per End of Justice, ha ricevuto la nomination agli Oscar come miglior attore protagonista.

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Bif&st: The White Diamond – Il sogno del volo

Graham Dorrington ha sempre avuto un sogno: il volo. Ed è di questa ardente passione che ci parla il documentario di Herzog, in un opera che, per gli appassionati del genere, si rivela senz’altro un autentico gioiello, sia per la spettacolarità delle riprese sulla foresta pluviale, che per le toccanti testimonianze dei protagonisti. Eppure, anche per chi, come me, non è un appassionato di documentari, questo “film” offre una serie di spunti davvero molto interessanti.

Il documentario si apre con il racconto di un miraggio, il volo, che da sempre ha affascinato l’uomo che, sin dall’antichità, ha cercato un modo per vincere la forza di gravità e librarsi in cielo. Prima si cercava di imitare il moto degli uccelli, poi sono arrivati areoplani e dirigibili.

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Ed ecco, tutti noi siamo abituati agli areoplani: leggeri, ultraleggeri, ultraveloci o giganteschi… è questo il mezzo che utilizziamo sempre più di frequente per viaggiare da un capo all’altro del mondo. Eppure quei grandi colossi su cui ci imbarchiamo a centinaia per affrontare i lunghi viaggi intercontinentali sembrano aver tolto al sogno del volo tutta la sua poesia. Poesia che è possibile vedere ancora solo negli occhi meravigliati dei bambini, che sgomitano per sedersi vicino al finestrino e, nelle fasi di decollo e atterraggio, guardano prima giù verso la conosciuta terra ferma, e poi su, incantati, verso l’ignoto del cielo, mentre l’aereo attraversa le nuvole.

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Quando il Bif&st risveglia quella Volontà Silenziosa

Bari è un città alquanto sospesa. Da un lato la potenzialità data dall’essere capoluogo di una delle regioni più in espansione d’Italia, dall’altro la difficoltà nell’essere al passo con i tempi, forse un po’ scoraggiata in se stessa, forse non ancora pronta a dirsi metropoli del mondo globalizzato.

I giovani spesso migrano verso lidi più soleggiati, non davvero spronati all’idea di potersi costruire un futuro esplosivo nel luogo dove furono bambini. Eppure, ogni volta ritornano, incantati dalla poesia di luogo che sa, forse senza neppure rendersene conto, rilasciare attimi di grande bellezza: un mare onnipresente che sempre ha da dire la sua, una cultura eno-gastronomica invidiata da ogni dove, una tradizione fatta di empatia e voglia di condividere.

Ma allora perché non basta, perché Bari non può rivendicare il suo diritto a dire qualcosa a questo mondo? 

Forse dipende dalle sue contraddizioni, dalla voglia di fare e creare che spesso non si esplicita del tutto, rimanendo ferma ad aspettare, senza davvero comprendere che solo lei stessa potrebbe sbloccare tale attesa.

Così rimane nel suo limbo, potenzialità inespressa, giovani che la amano ma vi fuggono, mentre chi vi rimane, forse, in un certo senso, accetta questo status.

Ma ecco che poi il paradosso si ripropone: ecco sopraggiungere l’incredibile sindrome del Bif&st. Questo festival inizia la sua nona edizione, sempre più ricca di possibilità che mai si sarebbero potute prevedere, sempre più capace di avvolgere la sua città in una patina di contemplazione del bello, del poetico cinematografico, rivendicando quella silenziosa volontà dei baresi.

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Orecchie-Tra iperboli e riso ecco svelarsi l’oggi

“Un film on the road a piedi”, ecco come Alessandro Aronadio presenta il suo film alla prima di mercoledì 26 per la sezione “Opere prime e seconde in concorso”

Il suo intervento si rivela ironico e sottile, ma concettualmente focalizzato, come del resto si dimostra Orecchie, una piccola perla umoristica.

Come osserviamo il mondo? Come giudichiamo l’oggi?

Eccoci spettatori di una prospettiva quanto mai centrata nella sua indeterminatezza, quella di un supplente di filosofia che si appresta ad affrontare una giornata di vita.

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