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La leggenda del pianista sull’oceano – Musica, arte, espressione

                              “ Apri bene le orecchie. ”
Danny Boodman T.D. Lemon Novecento

La leggenda del pianista sull’oceano è prima di tutto la storia di un uomo.
È la storia della vita di un uomo che si svolge interamente sopra la chiglia di una nave: il Virginia, traghetto transaoceanico che porta continuamente migliaia di persone  verso l’America, e le traghetta verso la speranza di una vita migliore.

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Forrest Gump: il drammatico destino della purezza

Forrest Gump

Un innocuo uomo seduto su una panchina a raccontare la sua vita a persone sconosciute in attesa di autobus, questo è Forrest Gump. Un uomo che non riesce a rendersi conto di quanto siano straordinarie le esperienze che ha vissuto fino al 1981, ma che ingenuamente è portatore di una profonda conoscenza della vita, forse proprio a causa del suo lento sviluppo cognitivo.

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Alla fine, la Morale qual è? – Il Divario tra Forma e Sostanza in 5 Finali Contemporanei

“I’m finished”. Ho finito. Sono finito. Le due parole finali de Il Petroliere (al secolo There Will Be Blood) chiudono ermeticamente un enorme cerchio narrativo fatto di lavoro, famiglia, ambizione e religione. Il diamante più luminoso di Paul Thomas Anderson si descrive tramite la voce del suo protagonista, portando con sé la chiusura di ogni trama e sottotrama al suo interno; non ci sono spiragli aperti, non ci interessa quale sarà il futuro di Daniel Plainview, perché la vicenda raccontata nel film non è un lasso di tempo importante come gli altri, è l’unico possibile.

Alla coerenza rispondono l’incertezza e l’apparenza. D’altronde il mestiere dell’artista è illusorio per definizione, lo confessava un maestro del finale aperto come Christopher Nolan nel suo manifesto The Prestige: “Voi volete essere ingannati”. Il trucco è molto semplice, basta creare un piccolo corto circuito tra ciò che si vuole comunicare e il metodo che si sceglie per farlo, così da ottenere una sana incoerenza formale, soddisfacente in un primo tempo ma fuorviante quando si ripensa all’opera a mente fredda.

 

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CONVERSAZIONE SU TIRESIA – ALLA RICERCA DELLA ETERNITÀ

In occasione del suo viaggio nel paese dove fioriscono i limoni, Goethe rimase ammaliato dal teatro greco di Siracusa, che definì “una gigantesca opera di arte e di natura”. Sembra questo, dove l’ingegno umano e la forza creativa della natura si sono fusi in armonia, il luogo adatto a lanciare una sfida ancora più ardua: far incontrare tempo ed eternità.

L’11 giugno scorso, a provarci è stato Andrea Camilleri. Il più grande scrittore italiano vivente è stato protagonista di un evento unico e irripetibile: “Conversazione su Tiresia”, un monologo teatrale scritto ed interpretato da lui stesso, per la regia di Roberto Andò. Grazie a Palomar e Nexo Digital, lo spettacolo verrà riproposto al cinema solo il 5,6, e 7 di novembre.

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Dialogo immaginario tra Hannibal Lecter e Jean-Baptiste Grenouille

Vi siete mai chiesti cosa accadrebbe se due assassini si mettessero a colloquiare?

Quali aberranti ragionamenti ne verrebbero fuori e quali vergognose pulsioni potrebbero venire alla luce dagli abissi dell’animo umano.

Ecco, ora provate a immaginare che a colloquiare siano non già due “semplici” assassini, ma due menti immonde appartenenti a due tra gli esseri umani più osceni e ripugnanti che la Terra abbia mai partorito.
Eppure, eppure, affascinanti…

Jean-Baptiste Grenouille

e

Hannibal Lecter

Se l’identità di “Hannibal the cannibal” certamente non lascia spazio ad ombre, quella del protagonista di “Profumo – Storia di un assassino” e originariamente dell’opera letteraria Das Parfum, forse può non essere nota ai più.

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La Cosa – Il claustrofobico capolavoro di Carpenter

Siamo nel 1982. Steven Spielberg incanta e commuove il mondo con l’uscita di E.T. – L’extra terrestre, creando l’immagine dell’alieno innocuo e per niente minaccioso. Sempre nel ’82 un altro grande maestro della Settima Arte, John Carpenter, realizza quello che sarà un capolavoro della fantascienza e dell’orrore: La Cosa.

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Kingpin & il Professor Moriarty – Quando l’intelletto serve il Male

John Watson in uno dei suoi racconti s’immaginò quanto avrebbe guadagnato il crimine se una mente come quella del suo amico Holmes si fosse prestata al male invece che alla giustizia. I brividi percorsero la schiena del buon dottore immaginando le catastrofiche conseguenze, data la portata delle avventure di Sherlock Holmes, non solo per l’allora Impero Britannico ma per tutto il vecchio continente. Ma se il riconoscimento di una mente come quella di Holmes nei confronti della giustizia è totale, menti altrettanto brillanti non lo riconoscono anzi la concepiscono come una restrizione, un limite che la società pone su di loro. Non capiscono che la legge è affermazione della libertà dei singoli individui e non un ostacolo ad essa. Ma l’intelletto spesso funziona in maniera strana, quando è straordinario infonde tracotanza, inebria sé stesso, a tal punto da ritenerne giusto un utilizzo malsano. Esso dunque viene concepito come un dono personale, non un potere da cui derivano responsabilità, ma un’abilità rara se non unica da sfruttare per i propri fini.

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Là-bas – Il colore dei sogni

Castelvolturno è una lingua di terra schiacciata tra le province di Napoli e Caserta, terra di confine tra la metropoli polverosa e le spiagge splendenti del basso Lazio. Comune marittimo che si sparge su quell’immenso bagnasciuga che da Licola porta fino a Formia e Gaeta, Castelvolturno era un luogo inesistente fino a qualche anno fa, nato sull’onda lunga di quel boom economico nostrano esploso solo a metà, ad opera di quelle mani sulla città che hanno fatto scempio dei territori. Una sorta di Miami Beach in salsa di ragù, emersa dalle paludi dei regi lagni per rendere gradevole la senectute della Napoli bene, Castelvolturno negli anni è diventata una luminosa bugia: ville, ristoranti, lidi e parchi acquatici costruiti in barba a leggi e piani regolatori; tintarelle, tuffi, passeggiate e mangiate sono tutte gioie abusive tra palazzi che per lo stato non esistono, per le strade di una città fantasma. La città si tramuta nel paesggio ideale per la fase REM del sogno borghese di tutti i pezzenti arricchiti, che guardano Castelvolturno sognando Milano Marittima.

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Detroit – Una dolorosa preghiera americana

Un giovane ragazzo di colore canta da solo su un palco. Le luci sono accese nel teatro in cui si esibisce, ma non c’è nessuno che assiste allo spettacolo. Il ragazzo, Larry, non cerca affatto il successo. Vuole solamente una ragione per continuare a vivere.

E’ una delle tante immagini rimaste nella mente dello spettatore, una volta terminato di visionare Detroit di Kathryn Bigelow, l’acclamata regista di The Hurt Locker Zero Dark Thirty.

Ancora una volta è un film dal forte sapore politico quello che ci viene presentato. Un film che, questa volta, colpisce il cuore del Paese della Libertà.

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“Do the right thing – Il Razzismo, la grande maschera dell’Odio verso l’altro”

“Do the right thing” è sicuramente uno dei film più impegnati di Spike Lee, uno di quei film che aiuterebbero tanto a capire la poetica del regista per chi si appresta a conoscerlo. Il film è del 1989 ed è ambientato nella città simbolo del melting pot: New York, più precisamente, nel quartiere di Brooklyn. Samuel Jackson, in foto qui sopra, è lo speaker che ci accompagna nel caldo delle giornate nella strada, narrandoci le vicissitudini e le abitudini degli abitanti del quartiere, per lo più afroamericani. Il quartiere è un ghetto nel quale tutti conoscono tutti e tutto, condividendo la quotidianità della strada. Allo stesso tempo il film narra le vicissitudini di una famiglia italoamericana che gestisce una pizzeria famosa nel quartiere. Sal, il gestore del locale, ha visto i ragazzi del quartiere crescere ed ha vissuto una vita accanto a loro.  Il protagonista Mookie, interpretato dallo stesso Spike Lee, lavora per Sal ed è amato e conosciuto nel quartiere.

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