Categoria: Enciclopedia del Villain

Kingpin & il Professor Moriarty – Quando l’intelletto serve il Male

John Watson in uno dei suoi racconti s’immaginò quanto avrebbe guadagnato il crimine se una mente come quella del suo amico Holmes si fosse prestata al male invece che alla giustizia. I brividi percorsero la schiena del buon dottore immaginando le catastrofiche conseguenze, data la portata delle avventure di Sherlock Holmes, non solo per l’allora Impero Britannico ma per tutto il vecchio continente. Ma se il riconoscimento di una mente come quella di Holmes nei confronti della giustizia è totale, menti altrettanto brillanti non lo riconoscono anzi la concepiscono come una restrizione, un limite che la società pone su di loro. Non capiscono che la legge è affermazione della libertà dei singoli individui e non un ostacolo ad essa. Ma l’intelletto spesso funziona in maniera strana, quando è straordinario infonde tracotanza, inebria sé stesso, a tal punto da ritenerne giusto un utilizzo malsano. Esso dunque viene concepito come un dono personale, non un potere da cui derivano responsabilità, ma un’abilità rara se non unica da sfruttare per i propri fini.

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HAL 9000 – La logica di Polifemo senza anima

Quali sono le figure più inquietanti della celluloide a cui riuscite a pensare? Il silenzioso Michael Myers? L’anarchico Joker di Heath Ledger, forse? O la piccola Reagan posseduta da un demone ne L’Esorcista?
E’ una domanda senza una sola risposta giusta, probabilmente nella vostra testa saranno comparsi flash di innumerevoli altri personaggi, troppi per essere citati qui. Tuttavia la maggior parte di loro ha qualcosa che li accomuna, una caratteristica che non li definisce, ma che rappresenta il nucleo attorno a cui creare un Villain che lasci il segno: l’impossibilità di poterci ragionare.

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Orochimaru – Il serpeggiante Frankenstein che ha creato Mr Hyde

La forza della psiche, la dicotomia vita-morte sono i grandi dilemmi, le grandi e fascinose paure della storia naturale di ogni essere vivente che si ricongiungono inevitabilmente nel desiderio umano di risposte di medici e scienziati di ogni sorta come il Dr. Victor Frankenstein, Dr. Jackyll e l’Orochimaru dell’anime Naruto.

Il Dr. Frankenstein (al centro di tanti film e di studi sulla visione talvolta negativa della scienza) subisce un forte trauma, la morte della madre, che lo spinge ad indagare i misteri della vita e della morte, a studiare storia naturale e dissotterrare illegalmente cadaveri nei cimiteri per studiarne la decomposizione. Perché fermarsi allo studio, perché non azzardare, con le molteplici conoscenze ottenute, di superare quella soglia solo apparentemente irreversibile che divide l’aldilà dall’aldiqua? Nel suo laboratorio ecco sperimentare e donare “la scintilla vitale” proprio ad un corpo privo di vita. Ecco nascere la Creatura, più grande vanto ma anche più grande cruccio della vita del nostro Dottore. Una Creatura che muta la propria natura in base alla riproduzione cinematografica che la ritrae: ora è intellettuale, poetica, fortemente sensibile (pensiamo al Calibano di Penny Dreadful), ora è priva di voce, mostruosa e primordiale (come nel Frankenstein di Whale, interpretato da Boris Karloff); ora è richiesta d’amore, ora è pura distruzione.

Il Dr. Jekyll durante degli studi sulla psiche umana si rende conto del fatto che l’uomo non sia composto da un’unica natura ma da due, una positiva e una nefasta in lotta tra loro che di volta in volta emergono, ora una e ora l’altra. Eccitato da questa scoperta decide di creare una pozione in grado di scindere queste due personalità creando due distinte esistenze che egli subito prova su di sé: ecco emergere Mr. Hyde, il concentrato di pulsioni negative di Jekyll. Il sadico omicida Hyde divorerà Jekyll, che purtroppo conserverà memoria di ogni misfatto del proprio alter ego, tanto che il dottore ricercherà disperatamente una soluzione: il suicidio.

Con Orochimaru l’immortalità si fa mitologia: infatti la sua intima connessione con i serpenti e le sue caratteristiche più evidenti (dal nome alla stessa arma) derivano chiaramente da un mostro della mitologia giapponese, Yamata no Orochi, un drago (o un serpente) ad otto teste ucciso, secondo la leggenda, proprio dal dio Susanoo. Si racconta per altro che Orochi avesse una spada, la Kusanagi. Orochimaru è sempre stato un ninja tanto intelligente quanto viscido, ma le morti attorno a sé hanno acuito il suo ascendente e il suo desiderio di conoscenza è tanto cresciuto da arrivare a toccare l’apice delle ricerche, quella, per l’appunto, dell’immortalità.

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L’enciclopedia del Villain: Pt. 2 Il Folle

Inutile negarlo, ogni grande sceneggiatura si basa su grandi personaggi, in grado di bucare lo schermo e catturare lo spettatore. Ma se nel creare un eroe uno scrittore ha spazio di manovra limitato, nel dare vita all’antagonista può avere libertà totale. Semplici, complessi, psicopatici, manovratori, mostri, macchine, entità malvagie e chi più ne ha più ne metta. La categoria degli antagonisti cinematografici è estremamente ricca ed eterogenea. Il cattivo perfetto in senso assoluto non esiste, ma ogni grande storia ne ha uno iconico, capace di restare impresso nella mente dello spettatore e di accoppiarsi perfettamente alle caratteristiche del protagonista, mettendolo quasi in secondo piano nei momenti in cui è in scena. In questo viaggio cercheremo di passare in rassegna le varie tipologie di villain passate alla storia, sfruttando esempi concreti, mettendone a nudo le caratteristiche e analizzando le chiavi del loro successo.

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Davy Jones – L’Amore, un’Orrenda Colpa

Un buon antagonista mette in seria difficoltà gli eroi di una storia, un vero antagonista li priva di ogni speranza, li annienta nel profondo. E, inoltre, un villain che si rispetti necessita un’entrata in scena memorabile.

Davy Jones, uno dei cattivi tra i più amati degli ultimi tempi, è l’antagonista principale dei due film tra i più belli della saga de Pirati Dei Caraibi: La Maledizione del Forziere Fantasma e Ai Confini del Mondo.
L’ispirazione per il personaggio nasce da autentiche leggende e scritti marinareschi, nei quali si narra dello Scrigno di Davy Jones , un eufemismo per indicare il fondo del mare (come nel romanzo The Four Years Voyages of Captain George Roberts di Daniel Defoe). Le origini del nome sono incerte. I marinai del Galles invocavano San Davide per ottenere protezione dai pericoli del mare; ma Davy potrebbe essere anche una deformazione di devil.
Un’ipotesi coerente: Davy Jones è il diavolo che emerge dalle profondità degli abissi, nella cui oscurità trascina la luce e le vacue speranze degli uomini.
Eppure, prima di tramutarsi in mostro, era lui stesso un uomo, pieno di sogni e speranze; poi, qualcosa si è spezzato.

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Bushmaster e Luke Cage: Guerra e Pace

Dopo aver sventato i piani di Cottonmouth e Diamondback nella prima stagione, Luke Cage torna ad Harlem reduce dalle missioni dei Defenders che hanno devastato New York.

luke cage

Se tutti andassero in guerra solo in base alle proprie convinzioni, le guerre non ci sarebbero più.

The Bulletproof Man è il protettore consacrato del quartiere afro-americano della città che non dorme mai, e non c’è chiamata alla quale non risponda.  Riposare non è una delle attività principali di Cage, che raramente si concede qualche appuntamento romantico con la sua Claire.

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Agents of Shield: Leo Fitz – L’Umanità del Male

Leo Fitz

Il personaggio su cui questo articolo si sofferma non potrebbe essere più lontano dallo stereotipo del villain, ma nel corso della sua evoluzione presenta in maniera talmente naturale i tipici tratti umani del Male, che quando pensiamo a lui amore e odio si intrecciano inevitabilmente. Stiamo parlando di Leo Fitz (Iain De Caestecker), scienziato protagonista della serie Marvel Agents of S.H.I.E.L.D. trasmessa da ABC a partire dal 2013 come ampliamento del MCU.  Nel contesto fantascientifico in cui la trama si sviluppa, Fitz rappresenta uno degli agenti più amati, anche per la sua complessa relazione con Jemma Simmons (Elizabeth Henstridge).

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L’enciclopedia del Villain: Pt.1 Il Calcolatore

L’ Enciclopedia del Villain

Inutile negarlo, ogni grande sceneggiatura si basa su grandi personaggi, in grado di bucare lo schermo e catturare lo spettatore. Ma se nel creare un eroe uno scrittore ha spazio di manovra limitato, nel dare vita all’antagonista può avere libertà totale. Semplici, complessi, psicopatici, manovratori, mostri, macchine, entità malvagie e chi più ne ha più ne metta. La categoria degli antagonisti cinematografici è estremamente ricca ed eterogenea. Il cattivo perfetto in senso assoluto non esiste, ma ogni grande storia ne ha uno iconico, capace di restare impresso nella mente dello spettatore e di accoppiarsi perfettamente alle caratteristiche del protagonista, mettendolo quasi in secondo piano nei momenti in cui è in scena. In questo viaggio cercheremo di passare in rassegna le varie tipologie di villain passate alla storia, sfruttando esempi concreti, mettendone a nudo le caratteristiche e analizzando le chiavi del loro successo.

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Ra’s Al Ghul – “Principe” delle ombre

Dalle favole più elementari alle leggende che attraversano i secoli, ogni storia ruota attorno ad un costrutto davvero vecchio quanto il mondo, “l’eroe” che fronteggia il “cattivo”. Il calibro dell’uno e dell’altro deve eguagliarsi altrimenti non c’è gusto nella lotta, che comunque si risolve quasi sempre a favore del protagonista, portatore di ogni etica virtù, ma nel cuore di chi si appassiona alla storia spesso fa breccia il villain.

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Ultron e Zamasu – L’onnipotente delirio del giudizio universale

 

Che si tratti di cinema d’avventura, serie tv o anime, la narrazione di una storia procede dinamicamente grazie al modo in cui i personaggi (protagonisti, antagonisti e comprimari) vengono rapportati tra loro rispetto a un elemento conteso, che può essere in un caso un oggetto concreto bramato, in altri un ideale astratto.

Quando parliamo di villain, tenere in considerazione il contesto nel quale essi si muovono è indispensabile: la comprensione delle loro identità e delle loro azioni passa dalla capacità di portare avanti con forza le loro rabbiose, distruttive motivazioni, spesso maturate in un mondo rappresentato come ingiusto, impuro, e di conseguenza da redimere.

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