Categoria: Il cinema tra musica ed estetica

A Proposito di Davis – Odissea di un Eterno Perdente

Chi è Llewyn Davis?

Llewyn Davis è chi non ce l’ha fatta, chi è caduto e non ha avuto il coraggio di rialzarsi, chi ha perso l’occasione.

Llewyn Davis è tutti noi, o comunque una nostra parte fondamentale, che continua insistentemente a bussare alla porta del nostro Io più intimo, quell’ego che spesso rifiutiamo di affrontare. Eppure, è anche ciò che conferisce il diritto di sostenere e di urlare al mondo, in modo autentico, l’essenza di chi, ora, siamo.

1961, Greenwich Village, New York. Tempo e luogo che permettono la manifestazione della musica Folk, quell’arte popolare in grado di creare relazioni tra chiunque, poiché, in un modo o nell’altro, possiede la capacità di scoprire un lato presente in tutti noi, anche uno che tuttora non conosciamo. Se un pezzo “non è mai stato nuovo e mai diventerà vecchio, allora è una canzone folk”, ci confessano i Coen, permettendo di acquisire la consapevolezza del perché, spesso, ritroviamo noi stessi in questo genere. I registi ci mostrano tutto ciò attraverso immagini e suoni dalla struggente poetica, consentendo di entrare in intimità con il personaggio.

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The Grandmaster – Il Tempo e La Distanza, L’Amore e La Violenza

Esistono film che trascendono la classificazione in un genere, The Grandmaster è uno di questi. E’ un film sulle arti marziali, è un film romantico, è un film drammatico, è un insieme di generi in perenne contrasto, ma in constante equilibrio. Si alternano nello scorrere della pellicola in una dialettica invisibile, come scorrono le limpide acque di un fiume.

Diretto da Wong Kar-wai e interpretato da Tony Leung e Zhang Ziyi, The Grandmaster (2013) ripercorre alcune vicende della vita di Yip Man, maestro di arti marziali, nello specifico Wing Chun, e mentore di Bruce Lee. Tali vicende sono state parzialmente romanzate dal regista, ma con il solo scopo di favorire la poetica e le suggestioni della storia narrata. Si tratta, infatti, di un film evocativo, che lavora sui gesti e sugli sguardi, sulle immagini e sulle sensazioni.

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Quando la Musica necessita il Cinema

Il Cinema, l’Arte che si manifesta come il connubio di tutto ciò che è arte, possiede la disarmante capacità di cogliere, immaginare, riproporre il reale con tutte le sue sfaccettature. È pura arte visiva, ma riesce a inglobare l’onirica esperienza che regala la Musica. I due, insieme, creano un mondo nel quale c’è la possibilità di perdersi perché tanto vicino alla realtà che conosciamo.

Per la Musica è differente, seppur essendo un’arte a sé stante. Questa non ha l’ardire di cogliere il mondo e le sue possibilità in quanto tali. La Musica dona una percezione diversa, forse più alta, tanto che spesso permette di esperire sensazioni nuove, di sfociare nel metafisico.

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Whiplash – Il Fallimento del Successo

Quando si ottiene veramente il successo? Cosa ne è in origine?

Il successo è fondamentalmente un’istanza personale e privata, condizionata da vincoli strettamente soggettivi. È però esteso come fine ultimo ed universale, a cui noi tutti siamo determinati. Siamo condannati al successo.

Ma dove finisce il successo e inizia il fallimento? Quanto è determinante la finalità che genera e permette il divenire del successo? Quando il successo inautentico si muta in fallimento?

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Mondi a confronto: Solaris vs 2001- L’anima della fantascienza

Solaris 2001 Odissea nello spazio

Siamo a cavallo fra gli anni 60’ e 70’. È l’epoca delle grandi esplorazioni spaziali, quando USA e URSS gareggiano per aggiudicarsi il titolo di prima nazione a viaggiare nello spazio. Ma è anche l’epoca in cui il Neorealismo italiano e la Nuovelle Vague francese diventano i pilastri del nuovo cinema moderno e danno vita al cinema nuovo degli anni settanta. Dunque la ricerca di un nuovo linguaggio filmico e l’attenzione crescente verso le nuove scoperte spaziali vanno di pari passo. In questo clima di innovazione, due registi diversi, provenienti da due paesi diversi, con due pensieri diversi, creano due film immortali: Solaris di Andrej Tarkovsky del 1972 e 2001:Odissea nello spazio di Stanley Kubrick del 1968 rappresentano il punto più alto della fantascienza cinematografica mondiale. Per quanto un confronto fra i due film venga spesso osteggiato, penso invece che sia di vitale importanza mettere a confronto le due opere, perché sono estremamente enigmatiche ed è utile leggere l’una in relazione all’altra, in modo trasversale, così da comprendere meglio ogni aspetto di questi due capolavori che si completano a vicenda.

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Suspiria – I colori dell’orrore

Parlare di film horror e della loro efficacia, del perchè un film può farti conficcare le unghie nel bracciale della poltrona e perchè un altro film può solo farti sbadigliare, significa discutere di Atmosfera.

La capacità che eleva i maestri dell’horror di qualsiasi sottogenere, siano essi Romero, Fulci, Raimi o altri nomi importanti, è il controllo dell’Atmosfera attraverso il linguaggio filmico, firmandosi metaforicamente con scelte stilistiche uniche.
Uno di questi maestri era presente al Bif&st 2017, portando con sé uno dei suoi film più universalmente acclamati.

Il suo nome era Dario Argento, e il film, Suspiria.

L’opera quarantenne del “Maestro del Brivido” si presenta forte della sua maturità, ma non invecchiata. Già dalle prime inquadrature, Argento stabilisce un tono intimidatorio:
la scenografia arricchita da forti luci acide, la colonna sonora (a cura de I Goblin, storici collaboratori del regista) che inizia a seguire la giovane Jessica Harper con discrezione, solo per tornare a tormentarla per tutta la durata del film, trasmette già allo spettatore una sensazione di angoscia, senza sprecare tempo o preziose battute di sceneggiatura.

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Quando il cinema non usa le parole – 4 scene in cui immagini e musica divengono poesia

Rubrica: Il cinema tra musica ed estetica

Oggigiorno siamo abituati al cinema di prosa, quello della narrativa dominante, dove il punto focale si stabilisce sui tempi della trama, mettendo in secondo piano le “altre arti” del cinema.

Questa rubrica vuole percorrere la strada alternativa, trattando quel piccolo spiraglio della Settima Arte in cui il cinema si evince più come dipinto o poesia che romanzo, con pennellate estetiche e melodiche. Il cinema dell’immagine, dei tempi sospesi e non scanditi, della catarsi musicale e dei silenzi emblematici.

Partendo dal cinema Orientale, passando per i classici del passato (C’era una volta in America per citarne uno) ed arrivando ad alcuni registi odierni (Sorrentino ne è un grande esponente) focalizzeremo la nostra prospettiva sulle tonalità più sfumate, dimenticandoci (o meglio sospendendo il giudizio) della scansione narrativa in favore di altri protagonisti, quanto mai sottili e sfuggenti, tra musica ed estetica.

Quando il cinema non usa le parole: 4 scene in cui immagini e musica divengono poesia.

Un film, nel suo sviluppo, ci propone delle chiavi di lettura.

Che si tratti di catarsi soggettive, prospettive variabili, o incipit espliciti derivanti da avvenimenti sceneggiaturali specifici, van pian piano affermandosi una strada narrativa da seguire, variabile ma piuttosto veicolata…

Questo quando parliamo dei film dalla trama dominante, dove il racconto è esplicitamente esposto, tra dialoghi e tempi cinematografici.

Certo, non esiste una linea di demarcazione netta, il cinema è molto un arte di contaminazione, ma è piuttosto evidente che il filone principale del cinema occidentale è piuttosto imbevuto di una tale connotazione narrativa.

Siamo, forse, a tal punto abituati ad una tale prospettiva, da vederla come paradigma dominante, dove un’ alternativa a stento risulta pensabile.

Eppure, lontano dai nostri occhi, ma anche vicino in maniera piuttosto nascosta, quella prospettiva esiste, sia come tema dominante che come breve momento all’interno di un film.

Ma di che si tratta esattamente?

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