Categoria: Settimana a Tema: I Luoghi dell’Odio (Page 1 of 2)

Là-bas – Il colore dei sogni

Castelvolturno è una lingua di terra schiacciata tra le province di Napoli e Caserta, terra di confine tra la metropoli polverosa e le spiagge splendenti del basso Lazio. Comune marittimo che si sparge su quell’immenso bagnasciuga che da Licola porta fino a Formia e Gaeta, Castelvolturno era un luogo inesistente fino a qualche anno fa, nato sull’onda lunga di quel boom economico nostrano esploso solo a metà, ad opera di quelle mani sulla città che hanno fatto scempio dei territori. Una sorta di Miami Beach in salsa di ragù, emersa dalle paludi dei regi lagni per rendere gradevole la senectute della Napoli bene, Castelvolturno negli anni è diventata una luminosa bugia: ville, ristoranti, lidi e parchi acquatici costruiti in barba a leggi e piani regolatori; tintarelle, tuffi, passeggiate e mangiate sono tutte gioie abusive tra palazzi che per lo stato non esistono, per le strade di una città fantasma. La città si tramuta nel paesggio ideale per la fase REM del sogno borghese di tutti i pezzenti arricchiti, che guardano Castelvolturno sognando Milano Marittima.

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Detroit – Una dolorosa preghiera americana

Un giovane ragazzo di colore canta da solo su un palco. Le luci sono accese nel teatro in cui si esibisce, ma non c’è nessuno che assiste allo spettacolo. Il ragazzo, Larry, non cerca affatto il successo. Vuole solamente una ragione per continuare a vivere.

E’ una delle tante immagini rimaste nella mente dello spettatore, una volta terminato di visionare Detroit di Kathryn Bigelow, l’acclamata regista di The Hurt Locker Zero Dark Thirty.

Ancora una volta è un film dal forte sapore politico quello che ci viene presentato. Un film che, questa volta, colpisce il cuore del Paese della Libertà.

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“Do the right thing – Il Razzismo, la grande maschera dell’Odio verso l’altro”

“Do the right thing” è sicuramente uno dei film più impegnati di Spike Lee, uno di quei film che aiuterebbero tanto a capire la poetica del regista per chi si appresta a conoscerlo. Il film è del 1989 ed è ambientato nella città simbolo del melting pot: New York, più precisamente, nel quartiere di Brooklyn. Samuel Jackson, in foto qui sopra, è lo speaker che ci accompagna nel caldo delle giornate nella strada, narrandoci le vicissitudini e le abitudini degli abitanti del quartiere, per lo più afroamericani. Il quartiere è un ghetto nel quale tutti conoscono tutti e tutto, condividendo la quotidianità della strada. Allo stesso tempo il film narra le vicissitudini di una famiglia italoamericana che gestisce una pizzeria famosa nel quartiere. Sal, il gestore del locale, ha visto i ragazzi del quartiere crescere ed ha vissuto una vita accanto a loro.  Il protagonista Mookie, interpretato dallo stesso Spike Lee, lavora per Sal ed è amato e conosciuto nel quartiere.

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Per primo hanno ucciso mio padre – L’Odio verso l’Identità

Per primo hanno ucciso suo padre, il padre di Loung Ung.

Per primo hanno ucciso mio padre è un film del 2017, diretto da Angelina Jolie e la cui sceneggiatura è stata scritta congiuntamente con Loung Ung, autrice dell’omonimo romanzo (First They Killed My Father: A Daughter of Cambodia Remembers), da cui è tratto l’adattamento cinematografico.

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Settimana a Tema: BlacKkKlansman – Combattere l’Odio

Spike Lee è tornato. Da tempo si batte per i diritti della comunità afroamericana e avversa tenacemente il razzismo. Ma, stavolta, il regista de La 25 Ora ha scelto di combattere un avversario più grande, se vogliamo, l’avversario primigenio: Spike Lee ha scelto di combattere l’Odio.

BlacKkKlansman (2018) è un film basato sulla storia vera di Ron Stallworth (interpretato da John David Washington), detective afroamericano di Colorado Springs che è riuscito ad infiltrarsi nella divisione del Ku Klux Klan della sua città, nel tentativo di debellarla dall’interno. Nel cast figurano anche Adam Driver (Star Wars, L’Uomo che Uccise Don Chisciotte) nei panni del collega di Stallworth, il detective Flip Zimmerman, e Topher Grace (Interstellar, Spiderman 3) che interpreta il gran maestro del Ku Klux Klan, David Duke.

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Mad Max: Fury Road – Uguaglianza, parità, redenzione

Quando la stragrande maggioranza della critica e del pubblico reputano un film uno dei migliori di sempre nel suo genere, è difficile parlarne come un’opera normale; partiamo dal principio che Mad Max: Fury Road è prima di tutto bello da vedere, infatti praticamente tutti i suoi aspetti tecnici sono stati lodati e premiati, la regia, il sonoro, gli effetti speciali, la fotografia, la recitazione, il montaggio e così via, tutti tranne la trama, che è stata quasi snobbata. Quando si parla del capolavoro di George Miller, le parole spese per la sceneggiatura sono poche e sommarie, come se la vicenda fosse una semplice scusa per lo sfoggio delle abilità tecniche della troupe.

Sull’intreccio di Mad Max: Fury Road si può sporgere, invece, più di un’ipotesi ed è visibile la spiccata propensione del Maestro Miller per la critica della società odierna, a partire da come il futuro viene immaginato: un insieme di villaggi nel deserto che barattano beni necessari come l’acqua, il gas e i proiettili. La fame porta alla guerra, all’iniquità e all’inasprimento di tratti che sono già saldamente presenti nella nostra società e la fanno lentamente marcire. Il futuro milleriano è la diretta conseguenza delle nostre scelte e le tre figure cardine del film sembrano rappresentare ognuna una forza in grado di affrontare e superare il sistema.

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Brokeback Mountain – Storia di un amore proibito

Correva l’anno 2005 quando nelle sale di tutto il mondo approdava un film destinato ad entrare nella storia del cinema. Si tratta di Brokeback Mountain, pellicola diretta da Ang Lee tratta da un racconto firmato dalla scrittrice statunitense Annie Proulx.  In poco tempo Brokeback Mountain divenne un caso. Nessuna grande produzione hollywoodiana precedente aveva infatti affrontato la tematica dell’omosessualità in maniera così esplicita evidenziando il carattere bigotto di una società fondata sul culto della virilità maschile.

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12 anni schiavo – Continuare ad essere, ovunque

Quando la libera identità di un uomo viene ingannata e trasportata con la forza in un contesto ostile, resistere al drastico cambiamento è un’impresa quasi impossibile12 anni schiavo è un capolavoro di Steve McQueen non soltanto perché il film mostra in tutta la sua forza gli eventi drammatici che costellano una vita simile, ma anche e soprattutto perché è tratto da un’autobiografia. Non a caso nel 2014 ha vinto il Premio Oscar come Miglior Film.

12 anni schiavo: è un titolo, un’etichetta che Solomon Northup attribuisce alla tragica parentesi della sua vita che lo ha costretto a passare dalle sue condizioni libere e felici nello Stato di New York alle piantagioni di cotone nello Stato della Louisiana, tra il 1841 e il 1853. Passa da Saratoga, dove viveva felicemente con la moglie e i figli, all’area del Red River, dove i neri sono trattati come animali.

Egli stesso, nel libro come nel film, sembra retrospettivamente incredulo rispetto alle assurde e disgustose circostanze che hanno stravolto la sua esistenza. Un’esistenza che si inscrive a pieno diritto nella nostra settimana a tema per le rappresentazioni di odio, xenofobia e segregazione che nel film sono mostrate con rara intensità.

La notte in cui tutto cambiò

12 anni schiavo

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Hooligans – Cosa ne è della violenza

Matt Buckner è un bravo ragazzo, studente di giornalismo ad Harvard. Viene espulso dall’università con l’accusa di spaccio di cocaina, la colpa è in realtà del suo compagno di stanza, il quale prova a rassicurarlo offrendogli del denaro. Matt quindi, disilluso e sconfitto, decide di andare a Londra da sua sorella Shannon, dove fa amicizia con il fratello di suo cognato, Pete Dunham, che lo presenta ai suoi amici. È il leader degli hooligans del West Ham United, football club londinese.

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La Vita è bella – Una fiaba sull’assurdità dell’odio

Ciò che il difficile mestiere dello stare al mondo ci ha insegnato e continua ad insegnarci, è che la nostra vita ed ogni singolo evento che la costella seguono un’unica linearità temporale: si susseguono in maniera insensata, imprevedibile, si snodano di fronte ai nostri occhi impotenti, incuranti di ogni nostra volontà, di ogni moralità o di qualsivoglia logica aspettativa. C’è un modo, tuttavia, per sfuggire alla tragica ingiustizia del tempo, per liberare le nostre più intime sensazioni, dar luce a quella voce interiore che raramente trova spazio nel caotico tran-tran quotidiano; ovvero attraverso l’arte.

Vita

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