Enrico Acciani, 22 anni, di Bari.

Abbiamo incontrato Enrico in un bar del centro, a Bari. Questo giovane regista sta riuscendo, non senza sforzi, ad entrare in quella che viene definita l’élite cinematografica mondiale, attraverso due cortometraggi ( Blasé, 2015 e De Horrore Vacui, 2017), entrambi presentati allo Short Film Corner del festival di Cannes. E, a 22 anni, è un traguardo di assoluto valore.

Da cosa nasce e come far nascere un progetto come Blasè, partendo da un backgroung avulso da un certo tipo di palcoscenico?

Dalla esigenza di raccontare qualcosa. Ho studiato per i fatti miei, leggo di cinema e non solo, ricerco in questa direzione, autonomamente. Faccio tesoro di ogni cosa che posso osservare, imparo e miglioro. Ad esempio, come un artigiano: parte dal fai da te, dal tuo piccolo, da microfoni fatti a mano, e pian piano arriva ad utilizzare strumenti sempre più complessi e professionali.

Quindi qual è il primo passo?

La scrittura. Penso che la scrittura di un tema, il suo approfondimento, sia la base. Non mi alzo la mattina con la videocamera e giro, anzi, il mezzo è solamente il punto finale. Per me, un prodotto di qualità, debba per forza nascere da un idea scritta. In Italia mi sembra si sia perso un po’ questo spirito di ricerca sul tema, ed è un peccato, ne risente la qualità.

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