Categoria: Miyazaki e lo Studio Ghibli

Si alza il vento- Il testamento di Hayao Myazaki

Si alza il vento, bisogna tentare di vivere

Si alza sempre il vento nei sogni di Jiro Hirokoshi e nei suoi sogni immagina sempre di volare, a bordo dei fantastici aerei del suo modello e mentore: Gianni Caproni. Jiro sogna il cielo, mentre la terra è devastata dalla guerra. Ma la sua passione per gli aerei è pura come il suo amore per Nahoko, la ragazza che ama. E mentre il mondo diventa sempre più caotico, Jiro si concentra sempre di più sul suo visionario progetto, trasformandosi da studente modello a ingegnere capo della Mitsubishi. Per questa società costruirà il suo progetto più ambizioso. Ma proprio quegli aerei che Jiro immaginava pieni di persone e di vita, diventeranno portatori di morte.

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La Città Incantata – Un Nome, Un Mondo, Un Fiume, Un Volto

La città incantata, capolavoro di Miyazaki, è forse una delle opere che rende più evidente il grande pregio dell’animazione giapponese: ha due chiavi di lettura e, per questo, è adatto ad essere visto sia dai bambini, che ne apprezzeranno la favola, sia da adulti, che invece saranno in grado di coglierne il significato nascosto e il messaggio più recondito.

E così, come il Piccolo Principe non è un libro per bambini, così La città incantata non è un semplice cartone animato, ma un’opera ricca di influssi mitologici e di significati tutt’altro che banali.

La prima volta che ho visto questo film ero una bambina, e ricordo che mi era piaciuto: una storia ricca di fantasia, capace di catapultarti in un mondo parallelo e straordinario.
La seconda volta che ho visto questo film è stata ieri, perché avrei dovuto scrivere la recensione e, purtroppo, essendo ormai passati più  di dieci anni, ricordavo poco e niente della trama e delle sensazioni che La città incantata mi aveva lasciato.

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Princess Mononoke – Verso la genesi di una società ecologica

“Isengard! Anche se sei protetto da un maledetto, da monti e da ponti, noi faremo i conti! / Isengard! Anche se sei forte e violento, freddo come vento, duro e cruento, è giunto il momento. / E’ giunta la guerra e trema la terra, sfonderem la pietra e la porta tetra! / Bruciano il tronco e il ramo, e noi andiamo, e noi marciamo / Con passo più duro di sasso, più greve di masso, con tono cavernoso e basso. / A Isengard portiamo sconquasso e fracasso, / Sterminio e distruzione, scompiglio e perdizione!”
J.R.R. Tolkien – Il Signore degli Anelli (Canto da guerra degli Ent)

”Abbi tempra di leone, sii fiero e non curarti di chi s’adira, o si agita o cospira. Macbeth non verrà mai sconfitto finché il grande bosco di Birnan non avanzi verso l’alto colle di Dunsinane contro di lui.”
William Shakespeare – Macbeth

Quando fu girato e mandato in sala, la principessa Mononoke avrebbe dovuto essere l’ultimo film che il regista Hayao Miyazaki aveva intenzione di realizzare. La creazione di questi sogni animati si stava facendo sempre più faticosa; a mano a mano che aumentava la complessità dei temi trattati e delle visioni che il regista voleva imprimere su pellicola, senza che questi avesse intenzione di fare un passo indietro sulla qualità delle tavole realizzate, o sulla sua maniacalità nel supervisionare tutti i passaggi, i tempi diventavano sempre più lunghi e i ritmi di lavorazione più serrati. Il maestro era sfinito, e voleva che questo ultimo film fosse il suo testamento creativo; infatti, in questa opera fortemente corale, è possibile ritrovare il tema della natura, fil rouge di tutta la creazione filmica di Miyazaki, e del conflitto suicida che l’uomo intraprende con essa, per assecondare un istinto predatorio e profondamente autodistruttivo. E proprio questa è la situazione che Ashitaka si trova di fronte, quando giunge alla fornace dal suo paesino: una foresta dilaniata, una popolazione di fabbri e archibugieri sul piede di guerra, una principessa selvatica che combatte per la sopravvivenza delle creature del bosco.

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Laputa, Castello nel Cielo – Il primo tassello dello Studio Ghibli

Se c’è un sussurro, così perpetuo e così sfuggente da essere meraviglioso ogni volta che lo si capta, quello è il sussurro dell’emozione più primordiale.

Sono poche tali rare condizioni dell’essere, sempre meno accessibili in un mondo che si sovrastruttura in continuazione, perdendosi in quella razionalizzazione che pensa di controllare.

Ma esistono luoghi dove ancora possiamo trovare la semplicità più pura, determinante nella sua sottigliezza, basilare nella sua forma.

Quei luoghi, sempre più singolari, necessitano di uomini, di artisti, di visionari della poesia più dolce: quelli furono, sono e per sempre saranno, a prescindere dal tempo umano, gli uomini dello Studio Ghibli.

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