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I messicani alla conquista di Hollywood – come Inàrritu, Cuaròn e Lubezki stanno conquistando un posto nell’Olimpo del cinema

Quando durante l’86’ edizione degli Oscar del 2014 Alfonso Cuaròn ha soffiato a Martin Scorsese e a Steve McQueen l’ambita statuetta della miglior regia, diventando così il primo sudamericano e in particolare il primo messicano a vincere questo ambito premio, Cuaron era consapevole di star cambiando la storia.

Quando si vive un particolare momento storico è difficile rendersene conto fino in fondo, perchè ciò richiede di riunire diversi punti, sparsi per la nostra mente, che non avevamo ancora collegato, e così come la guerra del golfo è la stessa degli anni 80′ ma ha solo nomi diversi, così nel ‘‘micromondo” del cinema è in corso una rivoluzione culturale di cui probabilmente non vi siete ancora resi conto.

Ad un tratto del suo discorso di ringraziamenti, Cuaròn parla in spagnolo e ringrazia ”Alejandro Gonzalez Inàrritu, Guillermo del Toro e Chivo” e i suoi occhi si sgranano verso l’alto, i primi due non sono presenti alla cerimonia, l’ultimo nominato è Immanuel Lubezki, soprannominato da tutti Chivo ( ”capra” per via della forma del suo volto), già precedentemente premiato per la fotografia proprio del film di Cuaron, Gravity.

Alejandro Gonzalez Inàrritu, soprannominato el Negro (per via della sua carnagione) è l’uomo dei record, primo regista messicano a ricevere una nomination, miglior film straniero per Amores Perros 2001 e Biutiful 2011, miglior film e regia per Babel 2007, e il primo messicano a vincerne due di fila per la miglior regia nel 2015 per Birdman e nel 2016 per the Revenant, consegnando così un nuovo primato. Se Cuaròn era stato il primo ad aprire le frontiere, la doppietta di el Negro regala un predominio messicano su Hollywood per la prima volta nella storia.

Alfonso Cuaròn

Regista, sceneggiatore, montatore e produttore Cuaròn è nella lista del Time delle 100 persone più influenti del mondo, nasce a Città del Messico dove studia cinema e conosce el Chivo, il suo cinema è un cinema sperimentale, nel senso letterale del termine, Cuaròn sperimenta sempre nuove tecniche e nuove prospettive, sia in senso tecnico della strumentazione e degli effetti digitali, sia dal punto di vista contenutistico della sceneggiatura.

Prendiamo in analisi tre film:

Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (2004), considerato dalla critica il migliore della saga prima dell’uscita dei Doni della morte parte 2, è a mio avviso il migliore in assoluto in quanto è quello in cui la saga fa quel passo di qualità che l’ha resa una delle più redditizie della storia del cinema. Cuaròn allarga gli orizzonti del mondo di Hogwarts e sperimenta metodi narrativi non convenzionali come il viaggio nel tempo, che viene utilizzato magistralmente rendendo molto interessante anche dal punto di vista della sceneggiatura un film apparentemente mirato a un pubblico più semplice.

Children of man (i figli degli uomini 2006), a mio parere il miglior film di Cuaròn. Un interessante analisi di un Inghilterra proiettata in un futuro distopico ma mai eccessivamente lontano dal nostro, nel quale Cuaròn prende con forza le redini della regia, sorprendendo lo spettatore con innovazioni connesse con l’uso di tecniche tradizionali con un nuovo approccio tali da rendere il film tecnicamente perfetto. Consigliato.

Gravity (2013), un consiglio generale che do a tutti voi e di andare al cinema a vedere i film ambientati nello spazio. Il suono nello spazio non esiste quindi in Cuaròn ricrea il silenzio dello spazio, cosa che solo in un cinema si può apprezzare fino in fondo. Il film è composto da piani sequenza e silenzio,silenzio in cui Sandra Bullock cerca di sopravvivere e tornare a casa, gli effetti speciali compensano una sceneggiatura non entusiasmante.

Alejandro Gonzalez Inàrritu 

El Negro è un regista complesso, perchè è innanzitutto un artista e un uomo complesso. Mi riservo di dividere il suo lavoro in un prima di Birdman e un dopo Birdman, considerando la maturità acquisita nel tempo e il cambio radicale di tematiche, di scelte tecniche tali da renderlo uno dei registi più ricercati del cinema moderno.

– Prima di Birdman (Leggi anche Perché Birdman è un capolavoro?)

 i primi tre film di el Negro fanno parte della così detta Trilogia della Morte ed hanno un filo comune, la sceneggiatura e infatti firmata dal suo amico e collega Guillermo Arriaga le cui strade si separeranno nel 2006 a seguito di un litigio.

Amores perros, 21 grammi e Babel (leggi anche Babel- La connessione tra vita e morte supera lo sguardo umano) hanno in comune proprio la morte, morbosa protagonista di questi tre drammi, dei quali sento di consigliarvi il primo in quanto è quello dove il dramma è comunque accomunabile a una critica della società messicana che può dare diversi spunti di riflessione interessanti. Dopo l’addio di Arriaga, el Negro dirige e scrive Biutiful, un altro dramma con protagonista Javier Bardem, nel quale il regista non sembra ancora abbandonare il perpetuo tema della morte, ma questo sarà l’ultimo film ascrivibile al tema tragico per il quale Inarritu successivamente incasserà critiche negative rispetto al dolore che affliggeva ai sui personaggi in modo quasi sadico, e a tratti quasi falso.

Alejandro attraversa un periodo difficile, va in ritiro spirituale nel sud della Francia, osserva le nuvole, ascolta il jazz e scrive Birdman.

– Birdman

Birdman è diverso da tutto ciò che Inàrritu aveva fatto precedentemente, a Michael Keaton va male tutto ciò che in due ore di film poteva andargli male, potenzialmente anche questo potrebbe essere un dramma, ma con un incalzante ritmo jazz e la giusta dose di autoironia diventa una brillante opera di liberazione per il regista messicano, un film radicale, che ha meritato il successo ricevuto.

El Chivo

Emmanuel Lubezki ha vinto tre oscar di seguito. Dopo aver accompagnato Cuaròn in Gravity, ha firmato la fotografia anche di Birdman e di the Revenant con Inàrritu dietro la macchina da presa.

Cuaron e Lubezki in Children of men sperimentano magistrali piani sequenza, marchio di fabbrica del lavoro del Chivo, infatti quando parlo di una rivoluzione all’interno di Hollywood faccio riferimento all’utilizzo sempre maggiore di questa tecnica incoraggiata tra gli altri dalla stessa Academy, che sempre più sembra apprezzarla.

Lubezki infatti, grazie anche alla natura del suo ruolo, tra i messicani citati in questo articolo è quello che si è più inserito nel firmamento di Hollywood, collaborando con i Coen in Burn after reading (2008) e diventando il direttore della fotografia di cui più si fida Terence Malick che ha affidato alle sue cure tutti i suoi film da Il nuovo mondo (2005)  fino al suo ultimo Knight of Cups (2015) .

Se analizziamo Gravity e Birdman effettivamente risuIlta evidente il grande ricorso all’utilizzo  del piano sequenza come caratteristica principale di  entrambi i film, in the Revenant sono più rari ma ugualmente magistrali, in generale ritengo l’oscar per quest’ultimo film a Lubezki sacrosanto in quanto a mio parere il vero protagonista di the Revenant non è Di Caprio ma El Chivo, con la sua fotografia, impreziosita dall’uso esclusivo di luce naturale e sopratutto dalla spettacolarità delle ambientazioni.

Quello che questi uomini stanno dando al cinema è veramente palpabile solo allontanandosi, il modo in cui verranno fatti i film in futuro dipende da i capisaldi su cui si deciderà di costruire e al momento un grande spazio lo occupa questo nuovo cinema messicano.

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