Home Nella Storia del Cinema L'artista del mese Robert Bob De Niro - Colui che fu il più grande

Robert Bob De Niro – Colui che fu il più grande

Nome:Robert Anthony De Niro
Data e luogo di nascita: New York, 17 Agosto 1943
Ruolo nel Cinema:attore,produttore e regista

Qualche tempo fa è uscito “Nonno Scatenato”, esattamente un film dove Robert De Niro è un nonno scatenato….beh non so, cioè, di certo potrebbe rilevarsi divertente, simpatico, ma questo non cambierebbe nulla.

Nel nuovo millennio ho assistito ad un’ascesa al commerciale, ad una frequente partecipazione a film senza forma o sostanza, ad una sempre più evidente lontananza dal grande cinema da parte di Colui che fu il più grande,  ed oggi ho bisogno di ricordare a me stesso il perchè.

Robert Bob De Niro, di nonni italiani emigrati che all’anagrafe americana furono scritti come De Niro invece che Di Niro, è per me uno dei più grandi pilastri del cinema mondiale, uno dei motivi per cui la mia passione per la Settima Arte oggi esiste.

Per iniziare, dopo una lunga ponderazione, ho scelto di citare un film “meno noto”, ma essenziale sotto vari aspetti,  poichè segna l’inizio della sua più grande collaborazione cinematografica, il sodalizio artistico per eccellenza del ‘900, quello con Martin Scorsese, parlo di “Mean Streets”.

Qui il protagonista è Harvey Keitel, anch’egli grandissimo interprete che spesso abbiamo ritrovato in pietre miliari del cinema (basti citare “Le Iene”, “Pulp Fiction” ma anche “Taxi Driver” di cui parleremo a breve), eppure si è subito colpiti da un certo Johnny Boy, un “ragazzetto” sregolato capace di essere sempre nei guai, si è subito colpiti da una presenza scenica di un impatto unico, versatile, capace di giocare coi tempi delle sequenze, capace di rimanere impressa.

Qui nasce Bob De Niro, Scorsese ne è conquistato, il suo meraviglioso cinema si assoggetta al giovane attore senza il quale forse il maestro Martin non avrebbe fatto la storia degli ultimi 40 anni cinematografici, qui si pongono le basi per i grandi film che malinconicamente ricordiamo e rivediamo ogni volta che ve ne è possibilità.

Ma ciò che ancor più stupisce e che prima che abbia il via la duratura collaborazione, dopo il suddetto primo film insieme, si interpone giusto un filmetto, uno quasi irrilevante, semplicemente il “Padrino parte II” dove Bob recita nei panni di Vito Corleone da giovane per tutto il tempo in dialetto siciliano, dove Bob riesce a non essere oscurato dal precedente interprete Marlon Brando, esattamente da quel Marlon Brando ineguagliabile, vincendo a 32 anni un oscar.

Oscar che, per una qualche ragione metafisica incomprensibile a mio avviso, non rivincerà per “Taxi Driver”, un manifesto paradossalmente poetico dell’inquietudine esistenziale e dei turbamenti psicologici di un reduce del Vietnam. Questo è il mio De Niro preferito di sempre, un personaggio profondamente alienato dal contesto sociale (porterà una donna sofisticata a vedere un porno, per me provocazione sociale di una forza inaudita), passivo eppure potenzialmente sempre più riflessivo su qualcosa, qualcosa che non va di un mondo degradato, una vittima “eroizzata” invece che curata da un America tragicamente ipocrita.

Forse basterebbe solo questo per innalzare De Niro all’Olimpo dei grandi, ma siamo solo all’inizio.

Arriverà poi il turno di “Novecento”, grande colossal storico di Bertolucci che vedrà l’attore protagonista assieme a Depardieu di un intera vita intrecciata ad un intero secolo, un secolo di lotta tra classi frastagliate da una nuova idea di mondo sempre più incalzante. Abbiamo poi il musicale “New York New York”con Liza Minnelli consolidante il suddetto sodalizio, il tragico “Il Cacciatore” dove nella profonda complicità poi annientata con il personaggio di Christopher Walken ci viene mostrata la morte dell’esistenza umana nella guerra.

Per poi giungere a “Toro Scatenato”.

Non posso accettare di vedere riutilizzato il termine “scatenato” (“Nonno Scatenato”) dopo aver visto “Toro Scatenato”. Un capolavoro registico, qui Scorsese si proclama Maestro per l’eternità, un film dove l’autodistruttività insita nell’essere umano è descritta magistralmente, un mondo sempre più visivamente cupo ed un attore, il nostro Bob, trasformato in un personaggio irripetibile, il secondo Oscar quasi non era sufficiente. Siamo in dirittura d’arrivo, ma il finale è stupefacente.

“Meglio re per una notte che buffoni per tutta la vita” è una delle frasi di un film comico meno noto, per l’appunto “Re per una notte” sempre di Scorsese, eppure capace di strapparci sorrisi, soprattutto nel finale, di quel genere quasi amaro che fa riflettere per intenderci. E poi, dal nulla, arriva quel film di cui vorrei parlare giorni ma allo stesso tempo tacere, giusto per potermi emozionare nel silenzioso contemplare un capolavoro, arriva “C’era una volta in America“.

Qui Noodles alias De Niro ci regala un ascesa di tragico romanticismo come non se ne sono più visti, un film gangster ma molto di più, un film di amicizia, tradimenti, rimpianti, un film che ci racconta la vita, la sua ineluttabile bellezza narrata anche nella musica di Morricone, un film che ci mostra la complessità dell’amore e dell’uomo: uno dei film più belli di sempre, per sempre.

Ci vorrebbero ancora tante pagine, pagine che parlino di “Brazil”, Di “Quei Bravi Ragazzi”, caspita non posso non dedicare parole a “Quei Bravi Ragazzi”, Capolavoro narrativo di Scorsese, un film gangster fatto di pancia ed arte registica, un Joe Pesci immenso, un genere che difficilmente tornerà così come fu….perdonatemi mi ero un attimo lasciato andare, comunque dicevo, pagine che parlino de “Gli Intoccabili” e di quel meraviglioso Al “Bob” Capone, ma ancora “Casino” e basti dire, anche se non basterebbe, che si tratta ancora e comunque di Scorsese-De Niro- Pesci, per poi giungere ad un Frankestein di Mary Shelley con un De Niro “Creatura/Mostro” di una complessa e fragile umanità, ed ancora un Folle Bob in “Jackie Brown” di Tarantino, film da non sottovalutare mai, ed ancora tanti, troppi a tal punto che dovrò fermarmi qui.

Perdonate la mia prolissità, è stata dura essere così sintetico parlando di uno dei miei eroi di sempre, un attore sinonimo di cinema, eclettico, perfetto, imperfetto, colui da cui pretendo per lo meno un ultimo grande ritorno alla vera Settima Arte di cui in enorme parte ha definito le fondamenta, Colui che ormai fu il più grande.

Andrea Vailati
"Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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