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Da Scarface a Carlito’s way- La Poetica del Gangster

“…Voi avete bisogno di gente come me. Vi serve la gente come me, così potete puntare il vostro dito del ca**o e dire Quello è un uomo cattivo. Beh? E dopo come vi sentite, buoni? Voi non siete buoni. Sapete solo nascondervi, solo dire bugie. Io non ho questo problema. Io dico sempre la verità, anche quando dico le bugie. Coraggio, augurate la buona notte al cattivo, coraggio. È l’ultima volta che lo vedete un cattivo come me, ve lo dico io. Forza, fate passare l’uomo cattivo. Attenti sta arrivando il cattivo!” Tony Montana

C’è stato il tempo di Tony Montana, il tempo dell’ascesa al potere, dell’avidità, dei soldi, della droga, della follia di onnipotenza.

C’è stato poi il tempo di Carlito Brigante, il gangster romantico, saggio e con la speranza di poter scegliere una vita di felicità, di scappare dal quel mondo sempre voglioso di riprenderti.

E’ questo l’incipit che volevo dare ad un articolo che vuole vedere questi due film come un unico grande progetto di narrazione, come due film complementari, come l’irrequieta gioventù e la saggia maturità mostrata in due personaggi, con uno stesso meraviglioso interprete.

Al Pacino ci racconta per prima la storia di Tony Montana, un emigrato sudamericano che giunge in America voglioso di viverne il sogno, sogno però rivolto all’implacabile criminalità. E’ un personaggio cinico, senza cuore,o meglio che sceglie di rinunciarvi, annebbiato dal potere, “The World is Yours” è la frase che lo ricopre di onnipotenza, onnipotenza che lo renderà grande ma vacillante nell’oscurità della droga, della diffidenza, di un delirio egocentrico tutto forchè machiavellico.

Tony Montana è un ritratto di una gioventù senza valori, gioventù ricca di potenzialità ma destinata a disperdersi in un mondo dove l’oscurità, il “marcio” è fin troppo allettante ed accessibile.

Il regista sceglie infine dunque di mostrarci il suo palazzo crollante, il suo impero incenerirsi ed egli decadere in una morte sola, senza più amore al suo seguito, ucciso a sangue freddo.

Ma poi ecco l’inaspettato, si certo Scarface è un film che si conclude in se stesso per così dire, senza ipotesi di un sequel, eppure ecco arrivare Carlito’s way.

E’ giusto dire che quest’ultimo è anch’esso un film compiuto, unico, eppure qualcosa mi fa credere che sia l’altra faccia di una storia, l’altro animo di un uomo che ha “scelto il male”.

Carlito Brigante, forse il mio Al Pacino preferito di sempre, é un gangster uscito di prigione grazie ad artifizi legali splendidamente congegnati dall’avvocato Sean Penn, premio oscar per quell’interpretazione memorabile.

Egli non ha più voglia di vivere la strada, egli è sapiente di quel mondo, ma vuole scegliere un’altra vita, non vi è più nulla per lui lì, in qualche modo è un gangster rinato, consapevole dei suoi errori, forse troppo più in gamba di molti, ma proprio per questo deciso a “scappare lontano”.

Ecco che qui ci viene mostrata l’altra faccia, più matura, una prospettiva romantica dell’uomo-gangster, un romanticismo nato non dai libri ma dalla consapevolezza del mondo, cresciuta nelle sue vie più oscure, uno romanticismo nato da un amore già perso una volta.

Se in Scarface vi era un idea di donna (Michelle Pfeiffer) vista come oggetto trionfante, l’ottenimento di un trofeo unicamente grazie al potere, abbiamo qui invece una storia fatta di emozioni, l’idea della donna amata (Penelope Ann Miller) come bianca, angelica ,danzatrice capace di poter redimere una vita oscura, capace di poter salvare un’esistenza sporca, dando al saggio Carlito una nuova occasione.

Ma il punto è questo, Carlito scappa, scappa, scappa ma “quella merda torna sempre”, egli è un destinato, non c’è redenzione, proprio il suo allontanarsi dal suo mondo lo porta tristemente alla fine.

Anche qui ecco il dualismo: Tony muore nel sangue, nel delirio, nella solitudine, quasi fosse giusta la sua morte, inevitabile, lo spettatore è  consapevole che se la meriti, ma Carlito…. è un’altra storia. Meraviglioso primo piano malinconico, luci soffuse, i colori si attenuano, una sguardo infinito, una voce che poetizza la fine, dolcemente, consapevole di aver vissuto, troppo stanco per continuare, gioioso nel vedere l’amata prossima a vivere una nuova vita con un figlio in grembo…..e lì lo spettatore vive un emozione per un uomo che sa essere rinato, un uomo che non ci sembra più un gangster ma un romantico nel posto sbagliato al momento sbagliato, senza colpe, “Tutta colpa di Pachanga!!”

“…L’ultimo dei moki…ricani… Be’, forse non proprio l’ultimo… Gail sarà una brava mamma: un nuovo e migliore Carlito Brigante… Spero che li userà per andarsene, quei soldi: in questa città non c’è posto per una che ha il cuore grande come il suo. Mi dispiace, amore: ho fatto quello che potevo. Davvero. Non ti posso portare con me in questo viaggio… Me ne sto andando, lo sento: ultimo giro di bevute, il bar sta chiudendo, il sole se ne va… Dove andiamo per colazione? Non troppo lontano… Che nottata! Sono stanco amore, stanco…” Carlito Brigante

Andrea Vailati

"Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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