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In the mood for love – Un’eterna poesia d’amore sospesa

Rubrica: “Il cinema Orientale”

Questa rubrica parla di cinema orientale.

Vi è la tradizione occidentale della trama dominante,dove lo spettatore si fa coinvolgere molto più dalla storia portante che da ogni singolo contorno, dove il metro di giudizio non da spazio all’immagine, al simbolo, focalizzando ogni sua attenzione sulla narrativa, ponendosi una dinamica attesa verso il compimento finale di un incatenarsi di eventi. A questa il cinema orientale risponde inglobando lo spettatore in un più ampio scenario visivo, dove ogni attimo, ogni sequenza è anche ricerca emotiva, una  contemplazione poetica per noi spesso sfuggente.

Il cinema orientale  “attraversa” sempre con grande maestria tutti i nostri sensi giungendo oltre la mente, sino allo spirito.

Titolo film: In the mood for love

Regista:Wong Kar-wai
Durata:98 minuti 
Data uscita: 2000
Titolo originale: Huāyàng niánhuá( l'età della fioritura)

L’arte ha tante forme e tanti volti.

Esistono i romanzi e le poesie. Ma qual è la differenza?

Esistono i film che si compiono in una storia ed i film che rimangono sospesi.

In the mood for love, come un vecchio aedo con la sua arpa, ci canta in versi il mondo creato da due stati d’animo che si intersecano senza mai toccarsi.

Hong Kong 1962. La signora Chan ed il giornalista Chow, entrambi sposati, divengono vicini di casa.

Come in una poesia la prima parte del film delinea il suo presupposto ma non necessita di spiegarlo.

Corridoi stretti, routine lavorativa. Lei sempre elegante e solitaria, il marito lavora all’estero, mangia  da sola pietanze comprate dal ristorante vicino casa. Lui dolcemente quieto, cerca di salvare il suo rapporto con la moglie, fuma fermando il tempo, in silenzio riflette. Tutto ciò non viene detto ma si percepisce.

Per caso capita che i due si incontrino, con il meraviglioso violino della colonna sonora che rallenta quegli attimi, in una vera e propria moviola di pensieri non detti, emozioni agguantate prima che fuoriuscissero.

Il poeta Wong Kar-wai inizia a farci intendere qualcosa.

I due si confessano, in un dialogo che rasenta la formalità pur mostrandosi di un immenso impatto emotivo, di aver compreso che i rispettivi coniugi abbiano tra loro una storia.

Ecco, la poesia entra nel suo apice di contemplazione visiva.

I due, silenziosamente, senza dirselo, iniziano una storia d’amore. Qui si costituisce l’opera d’arte.

Più volte si inquadrano orologi che segnano orari dissociati tra loro, paradossalmente  delineandosi come simbolo dell’estemporaneità, in un tempo che non ha bisogno di scandirsi, in un’esistenza che fluttua in un’eterno sussurro.

Ogni momento dei loro incontri ci è mostrato come fossimo nascosti a spiarli, come non ci fosse dato il diritto di penetrare nel loro spazio. Fuori dalla finestra, sotto un letto, dietro l’angolo, osserviamo incantati due singole fragili figure che a stento si sfiorano.

Luci soffuse, pioggia. Quando tempo passa da un incontro all’altro? Non importa.

Telefonate che quasi sembrano proibite,  “Perché oggi mi hai chiamata in ufficio?”
“Volevo sentire la tua voce.”  “Sei proprio come mio marito, siete bravi a lusingare.” “Perché non mi ha telefonato oggi?” “Credevo che ti arrabbiassi.”
“Allora non chiamarmi più.”

Il tempo, in certo strano modo, passa. I due continuano a sembrar quasi estranei, ma noi sappiamo che non è così e per questo il tutto è così forte.

Gli specchi, i riflessi ci mostrano i loro sorrisi, le loro emozioni, che nel mondo reale quasi non li è concesso esternare.

Camera 2046. Tende rosse come il meraviglioso vestito di lei, sguardi, ancora sguardi, eppure noi ne percepiamo l’evoluzione.

Ma tutto ciò non può esistere, non può essere nel reale,  lei è sposata, lui deve andar via.

“Sono io, se ci fosse un biglietto in più, verresti via con me?”

“Sono io, se ci fosse un biglietto in più, mi porteresti via con te?”

In the mood for love racconta una meravigliosa storia d’amore senza bisogno di parole. Musiche meravigliose capaci di suscitare emozioni, di mostrarci cose non dette. Colori soffusi, capaci di muoversi dipingendo pensieri nascosti. Regia e fotografia magistrali, ogni dettaglio, ogni inquadratura ha un perché, e scoprire il perchè è già un tassello in più per scoprire nuove sfumature.

Ho cercato di mostravi alcune delle infinite immagini di questo capolavoro, ho cercato di dirvi tanto ma in realtà vi ho detto poco e niente. Perchè di “In the mood for love” non si può “dire” qualcosa, non è un film che va compreso, a cui va data una logica ma è un film che va vissuto, lasciandosi ammaliare da una poesia sospesa nei contorni.

Perchè In the mood for love ci bisbiglia l’amore, ci bisbiglia un segreto sospeso in un eterno forse che vive nel mezzo di un sempre e di un mai…

E come ci dice la canzone, tema della parte finale, “quizás, quizás, quizás”

“Nel passato se uno aveva un segreto e non voleva assolutamente che qualcuno lo sapesse, lo sai che faceva?
Andava in montagna e cercava un albero, scavava un buco nel tronco, e vi bisbigliava il suo segreto e richiudeva il buco col fango, così il segreto non sarebbe stato scoperto mai da nessuno.”Chow

Leggi anche:Hero – Dove immagine, spirito e poesia raccontano una storia

Andrea Vailati
"Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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