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The young Pope – Il Papa come archetipo dell’essere umano

The Young Pope è un’opera complessa.

L’essere umano è un’ “opera” complessa.

The Young Pope è un’opera complessa che si addentra nella complessità dell’essere umano, scegliendo come modello l’essere che si concepisce come più vicino al divino Sorrentino ha preso una figura inviolabile, una figura sacra, non per violarla ma per mostrarla nella sua essenza, umanità.

Il papa di Sorrentino, portato alla sua antitesi, diviene la contraddizione umana, una contraddizione che è consapevole di esserlo.

“Io sono una contraddizione, come Dio uno e trino, trino e uno, come la Madonna vergine e madre, come l’uomo buono e cattivo”.

Cosa vuol dire questa frase?

The Young Pope non è un’opera contro la religiosità, ma neppure semplicemente a favore: affermare ciò sarebbe riduttivo.

The Young Pope è un’opera che si addentra nelle domande teologiche primordiali nella loro sostanza pre-divina: perché l’uomo ha bisogno di Dio? o ancora chi è Dio per l’uomo e cosa è l’uomo rispetto a Dio?

Il giovane papà rappresenta l’enorme ombra esistenziale che tali questioni pongono sovrastante su tutti noi, credenti o non.

In una Chiesa che si auto proclama Stato, con la sua politica e finanza, Pio XIII va controcorrente, ma non semplicemente verso una strada più trasparente, una strada più slegata da istituzioni terrene, certo da una parte è così, ma Pio XIII va verso una strada di sincerità, dove questa è anche ammissione della propria oscurità.

Alla ricerca degli uomini puri ma dispotico, arrogante ma barcollante nella sua stessa fragile incertezza, casto eppure ombroso, vendicativo.
Un papa che mette in dubbio la sua fede, un uomo inquieto nella sua solitudine che non vede Dio come luce portante.
Un bambino che cammina sopra tutti gli altri, un bambino che cerca la retta via.
Infine un re che nel buio condanna l’umanità, condanna una vita ove Dio non sia l’unica ricerca, condanna il libero arbitrio,  perché “quando vedrete Dio, vedrete anche me” è una paradossale affermazione del dubbio, il dubbio esistenziale che solo quando vissuto nella sua pienezza ci mostra Dio, un dubbio nel cui più profondo limbo egli stesso è affondato.

Ogni personaggio ha una sua caratterizzazione verso alcune delle tante figure umane, ogni immagine ha un suo simbolismo, tutto ciò come classico esempio dell’estetica sorrentiniana, qui davvero profondamente equilibrata.

Il dialogo umano accede all’essenza, solo dopo aver dissacrato ogni cosa, per un ritorno all’origine sacra del tutto. Il simbolo ingenuo  è la guida, ma non può dire perché non ha ancora le parole.

The Young Pope non è un opera che vuole semplicemente scardinare la chiesa, The Young Pope vuole scardinare l’umanità.

L’archetipo non è che l’esistenza primordiale, ciò che infine si riempirà di uomo ma che uomo, nella sua originaria ambizione metafisica più non sarà.

Il ritorno è l’unico arrivo.

 

Quando le chiesero “Chi è Dio?”, “Dio è una linea che si apre” rispose la beata Juana, aveva soltanto quattordici anni, e nessuno capiva che cosa volesse dire. E allora tutti i bambini posero alla beata Juana mentre lei moriva decine di domande: “Siamo morti o siamo vivi? Siamo stanchi o siamo energici? Siamo sani o siamo malati? Siamo buoni o siamo malvagi? Abbiamo ancora tempo o il tempo è scaduto? Siamo giovani o siamo vecchi? Siamo puliti o siamo sporchi? Siamo stupidi o siamo in gamba? Siamo veri o siamo falsi? Siamo ricchi o siamo poveri? Siamo re o siamo servitori? Siamo bravi o siamo belli? Siamo caldi o siamo freddi? Siamo contenti o siamo ciechi? Siamo delusi o siamo gioiosi? Ci siamo persi o ci siamo trovati? Siamo uomini o siamo donne?”. “Non ha importanza” rispose la beata Juana mentre stava morendo a soli diciotto anni. E poi aggiunse in punto di morte, con le lacrime agli occhi “Dio non si concede, non si fa vedere, Dio non grida, Dio non bisbiglia, Dio non scrive, Dio non sente, Dio non chiacchiera, Dio non ci conforta”. E allora i bambini le chiesero “Chi è Dio?”. E Juana rispose “Dio sorride”. Soltanto allora tutti capirono. E adesso io prego tutti voi: sorridete. Sorridete. Sorridete! Cosi… sorridete! Un giorno io morirò, e allora finalmente vi potrò abbracciare tutti, uno a uno. Si, potrò. Si, io ho fede che potrò!

Andrea Vailati
"Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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