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L’Ultimo Samurai – La ricerca del fiore perfetto

“Il fiore perfetto è una cosa rara. Se si trascorresse la vita a cercarne uno, non sarebbe una vita sprecata.”(Katsumoto)

L’Ultimo Samurai.

Come raccontare un paese come il Giappone?
Mostrando l’arrivo dell’Occidente in Oriente, mostrando l’arrivo della modernizzazione“.

Tom Cruise è un reduce di guerra, un eroe per così dire, poiché ogni brutalità è concessa in nome della patria. Alcolista irrequieto, vaga nei suoi oscuri incubi, vive in un limbo di desolazione esistenziale, muore ogni giorno dentro di sé.

D’un tratto viene assoldato per addestrare l’esercito giapponese appena formatosi, viene assoldato per insegnare cosa sia un fucile e cosa sia un combattimento moderno.

Gli avversari sono i samurai. 

L’esercito si ritrova a scendere in campo troppo presto, viene attaccato di sorpresa, subito batte in ritirata. L’inquieto uomo si ritrova solo a combattere, resiste, ma infine viene catturato.

Ecco, qui avviene qualcosa di interessante. Egli viene trasportato in un mondo troppo lontano dal suo, l’oscurità entra in un luogo di perpetua luce.

L’opera si fa concettuale. L’irrequietezza occidentale, l’incertezza di un mondo dinamico, crudele, assetato di grandezza e potere che ha condannato il protagonista ad una vita di oscurità si trova dinnanzi alla ricerca di un’esistenza pura.

“1876. Giorno ignoto, mese ignoto. Continuo a vivere tra questa curiosa gente. Sono loro prigioniero nel senso che non posso scappare. In generale mi trattano con una sorta di vaga indifferenza, quasi fossi un cane randagio o un ospite indesiderato. Sono tutti educati, ti sorridono e si profondono in inchini, ma sotto la loro cortesia percepisco un mare di emozioni. Sono un popolo enigmatico…dal momento in cui si svegliano si dedicano interamente a raggiungere la perfezione in ogni gesto. Non ho mai visto una simile disciplina. Mi ha sorpreso scoprire che la parola Samurai voglia dire: SERVIRE.”

La perfezione in ogni cosa. Ecco la filosofia samurai, ricerca perpetua di una coesione tra sé ed il mondo, un perenne fondersi con lo spirito dell’esistente. Esistere in tutte le cose, un’infinita quiete avvolge l’uomo che è in pace con il mondo. Non vi è complessità ma solo contemplazione, agire secondo una morale di profondo rispetto per la delicatezza di ogni essere, finalmente l’americano riscopre la serenità.

Il fiore perfetto, la bellezza che si fonde con l’onore. Cos’è l’onore? Forse la fierezza dell’essere puri, incontaminati dalla paura e dalla rabbia, consapevoli della propria esistenza e della propria finalità, consapevoli che il destino riserva qualcosa ma che ogni attimo è vita.

L’Ultimo Samurai è un meraviglioso scontro-confronto tra due paradigmi di esistenza, uno che inciampa nel suo dinamismo, che inciampa nella sua fretta, l’altro che cerca il fiore perfetto in ogni bocciolo, consapevole che ogni bocciolo morirà eppure conscio che la sua esistenza sarà compiuta.

“Riconoscere la vita in ogni respiro.. la via del guerriero.. questo è: BUSHIDO!”

Infine l’americano forse non avrà compreso a fondo, ma d’altronde nemmeno noi possiamo addentrarci in una così complessa e sottile filosofia meditativa, ma “a me piace pensare che abbia trovato finalmente quel poco di pace che tutti cerchiamo e che solo alcuni raggiungono.”

 

 

 

 

Ps. La musica è di Hans Zimmer, colui che travolge le emozioni.

Andrea Vailati
"Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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