Home Nella Storia del Cinema Martin Scorsese, il regista eterno The Wolf Of Wall Street- Una "Stupefacente" Iperbole Realista Del Mondo

The Wolf Of Wall Street- Una “Stupefacente” Iperbole Realista Del Mondo

Rubrica: Martin Scorsese, Il regista eterno

Taxi Driver e The Wolf of Wall Street, Toro Scatenato e Shutter Island, cosa può accumunare film così lontani nel tempo e diversi nella struttura? Un solo nome, il nome di colui che forse proclamerei il regista più versatile della storia, il regista che ha definito le sorti del cinema degli ultimi 40 anni, Martin Scorsese.

Questa rubrica vuole ripercorrere le grandi opere del maestro italoamericano, così da non ricordarlo solo per le ultime fatiche, ma per ogni sua epoca artistica, dai tempi di Bob De Niro al recente meraviglioso sodalizio con Leonardo DiCaprio, cercando di trovare anche le differenze e le similitudini nelle sue opere più lontane, le sue evoluzioni artistiche ed i suoi temi, insomma raccontare il suo eterno cinema.

Questo film fa parte di quella che mi piace pensare come..

“L’epoca DiCaprio”

scorsesedicaprio

Titolo film: The Wolf Of Wall Street

Regista: Martin Scorsese
Durata: 180 minuti
Data uscita:2013
Titolo originale: The Wolf Of Wall Street

“Come ci si fa a divertire senza strafarsi?”

The Wolf Of Wall Street è un film davvero irripetibile, un film che solo Martin Scorsese poteva fare.

Molti l’hanno giudicato  edonistico, molti l’hanno giudicato amorale, diseducativo, eccessivo, molti l’hanno amato per la sua irriverenza e folle “comicità”. Io penso che tutti questi giudizi siano veri, ma che nulla di tutto ciò comporti che, quando si parla di The Wolf Of Wall Street, si parli di un film sterile o fine a se stesso.

The Wolf Of Wall Street è, a mio avviso, la più grande provocazione al mondo dell’arrivismo e dell’esigenza carnale di potere di tutti i tempi. Affermazione forse eccessiva? Non ci sono dubbi che lo sia, ma cercherò di spiegarne le motivazioni.

Il punto chiave di The Wolf Of Wall Street è la profonda tragicità sottesa alla “stupefacente” comicità, cioè che chiunque, o forse quasi chiunque, anche chi a stento lo ammetterebbe, è attratto dal mondo dell’eccesso, chiunque vorrebbe essere almeno per un giorno Jordan Belfort.

Sceneggiatura assolutamente impensabile, regia divertente, dinamica a tal punto da risultare credibile nei suoi momenti “iperbolizzati” al limite del reale, tra scene a rallentatore e riti orgiastici, Leonardo DiCaprio ineguagliabile, Johan Hill che gli tiene testa alla grandissima.

Droga, sesso, droga, sesso, un binomio raccontato dal protagonista come una bibbia di vita, con i suoi comandamenti e le sue parabole, il cui compimento spirituale risiede nel potere illimitato del capitale, il tutto in uno scenario narrativo profondamente coinvolgente. Lo spettatore ride, si sbellica dalle risate, non può mai credere che sia possibile un tale delirio di onnipotenza edonista, lo spettatore è ammaliato dall’eccesso.

Ma la cosa che più amo di questo film, ciò che reputo essere la scelta riflessiva più forte di Scorsese, è il non esaltare la componente morale, non mentirci, non mostrarci la favoletta del “alla fine è meglio essere buoni” del “vedete questa non è la cosa giusta, chi è onesto viene premiato” perchè il nostro mondo non funziona così, perchè alla fine l’agente del FBI torna a casa in metro, triste e solo.

Mi spiego meglio, è ovviamente il giusto ideale che dovremmo perseguire quello dell’onestà e della bontà, ma il punto è che questo film ci mostra, anche nel contrasto che si interpone tra Jordan e i suoi nodi al pettine, che nella nostra realtà è molto più forte l’assuefazione al potere rispetto che alla cosa giusta. Jordan lascia la moglie, qualche attimo di disprezzo, una donna distrutta, ma chi se la ricorda questa scena? Perchè basta un attimo e riecco lo stupore.

Noi amiamo Jordan Belfort, lo giudichiamo perchè dobbiamo farlo, perchè abbiamo paura di non farlo, ma in realtà bramiamo la sua vita, anche quando oramai ha perso tutto, con “solo” il suo carisma è lì a ripetere il giochino della penna ad un pubblico di “inetti”,  proprio nel finale ecco la telecamera mostrarci la grande verità.

Ripresa profondamente simmetrica, tutti gli uomini andati a vederlo sono lì seduti ed ammaliati, come in fondo siamo stati noi per tutto il film, ammaliati da una tragedia di amoralità ed individualismo.

Io credo in un mondo migliore, però io adoro The Wolf Of Wall Street, e questo mi porta a riflettere.

“E vi dico un’altra cosa. Non c’è alcuna nobiltà nella povertà. Io sono stato un uomo ricco, e sono stato un uomo povero. E scelgo la ricchezza tutta la vita, cazzo! […] Voglio che risolviate i vostri problemi, diventando ricchi!” (Jordan)

Leggi Anche: Taxi Driver – La solitudine tra poesia e follia

Andrea Vailati
"Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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