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Introduzione

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Nolan ed il Metacinema – Che significato hanno i finali per lo spettatore?

Introduzione

Il cinema è un opera artistica.

Si potrebbe definire l’arte che raccoglie le arti, immagine e musica si intrecciano in un dinamismo visivo ed uditivo perpetuo, ove l’uomo diviene personaggio.

Pirandello, nella sua ricerca teatrale si approcciò al concetto di metateatro. In “6 personaggi in cerca di autore” concepì il teatro che supera la barriera della finzione, dove il “reale” diviene esso stesso parte dello spettacolo e il personaggio parla all’uomo.

Certo, ogni arte coinvolge lo spettatore, il pathos, la catarsi definiscono un coinvolgimento complesso dell’uomo rispetto alla contemplazione visiva o uditiva, che vaga da emozione ad intelletto, con la ragione che svolge il ruolo di strumento che capta informazioni, per dirla alla Kant.

Ma qui parliamo di qualcosa in più, l’opera artistica si rivolge “direttamente” allo spettatore, ove questi non vive più una riflessione sull’opera ma nell’opera, sentendosi direttamente coinvolto non per sua scelta ma per volere interposto nell fine ultimo della “rappresentazione” stessa. Insomma lo spettatore è a sua volta un personaggio, ma non del film, bensì del rapporto tra egli ed il film, che va guardato come se fosse a sua volta un film.

Ma questo cosa vuol dire?

Nel caso del cinema, o meglio del metacinema, la questione è contorta. Trattandosi infatti di un qualcosa di dinamico, bisogna provare a studiare l’opera inserendo lo spettatore come parte dell’opera stessa, dunque non guardandola dalla  prospettiva dello spettatore, ma da una prospettiva che parta dal film, guardi il modo in cui questo interagisce con lo spettatore, ed a sua volta si ponga in osservazione di questo rapporto, inserendo lo spettatore nell’osservazione stessa.

Oggi proveremo a farlo.

Nella storia del cinema vi sono pochi grandi esempi di tale “meta” condizione, uno su tutti Inland Empire di David Lynch, ma oggi per cercare di esplicare al meglio tale argomento, parliamo di colui che, con enorme abilità, ne ha fatto un proprio marchio di fabbrica, Christopher Nolan.

Utilizzerò i tre film di massima espressione del metacinema di Nolan: Inception, The Prestige e Memento.

 

  •  IL TITOLO COME RIFERIMENTO ALLO SPETTATORE E IL FINALE COME CHIAVE DI LETTURA

– The Prestige

“Osserva attentamente. (Borden[voce fuori campo]

Ogni numero di magia è composto da tre parti o atti. La prima parte è chiamata “la promessa”. L’illusionista vi mostra qualcosa di ordinario: un mazzo di carte, un uccellino o un uomo. Vi mostra questo oggetto. Magari vi chiede di ispezionarlo, di controllare che sia davvero reale… sì, inalterato, normale. Ma ovviamente… è probabile che non lo sia. […] Il secondo atto è chiamato “la svolta”. L’illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario. Ora voi state cercando il segreto… ma non lo troverete, perché in realtà non state davvero guardando. Voi non volete saperlo. Voi volete essere ingannati. Ma ancora non applaudite. Perché far sparire qualcosa non è sufficiente; bisogna anche farla riapparire. Ecco perché ogni numero di magia ha un terzo atto, la parte più ardua, la parte che chiamiamo “il prestigio”. (Cutter) [voce fuori campo]”

Un elemento chiave per il Metacinema di Nolan si mostra nel titolo, il quale diviene, nel momento epifanico dato al finale, profonda chiave di lettura del film.

The Prestige, il prestigio è il terzo è fondamentale atto di un numero di magia. Nel film questa spiegazione ci viene proposta in due momenti, all’inizio ed alla fine. Durante tutto lo svolgimento del film veniamo inebriati da colpi di scena, una perpetua sfida di astuzia tra i due protagonisti di un vero e proprio thriller dell’illusione.

Ma, fermiamoci un attimo a riflettere, il film finisce e noi rimaniamo perplessi da due scene di cui non abbiamo ben chiaro il significato, tanti corpi “uguali” e tanti capelli “diversi”.

Ma i corpi sono davvero uguali?

E i capelli invece?

Non abbiamo una risposta certa, certo il colpo di scena cinematografico si rivela nella storia dei “Due Christian Bale” ma il film non si risolve con certezza assoluta, perché?

Ecco il momento di rivelazione del metacinema: lo spettatore non ha semplicemente assistito ad un film sull’illusione, dove all’interno di esso c’è una storia che racconta una sfida e si basa sui tre atti di un numero di magia. Certo il film è anche e soprattuto questo, ma c’è qualcosa in più, lo spettatore ha assistito ad un “vero e proprio” numero di magia dove egli stesso era il destinatario.

Ecco, il film è il numero di magia , un’intera illusione di cui  l’illusionista è il regista stesso, per la quale resteremo stupiti e smarriti, la quale non potremo mai realmente risolvere perché è di per sé irrisolvibile, perché “L’illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario. Ora voi state cercando il segreto… ma non lo troverete, perché in realtà non state davvero guardando. Voi non volete saperlo. Voi volete essere ingannati. Ma ancora non applaudite. Perché far sparire qualcosa non è sufficiente; bisogna anche farla riapparire. Ecco perché ogni numero di magia ha un terzo atto, la parte più ardua, la parte che chiamiamo “il prestigio”. 

Ecco infine perché la frase iniziale che anticipa la spiegazione dei tre atti nel finale viene messa dopo: perchè noi stessi non abbiamo “Osservato attentamente”, perché se ci pensate il film stesso è diviso in tre fasi, dove il “riapparire”, il “prestigio” è il film stesso nel suo essere un film.

Andrea Vailati
"Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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