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A Dangerous Method – Freud e Jung tra libido e misticismo

Titolo film: A Dangerous Method

Regista:David Cronenberg
Durata: 99 minuti
Data uscita: 2011
Titolo originale: A Dangerous Method

Che cos’è la psicoanalisi?

In cosa tale “nuova” materia di ricerca ha rivoluzionato lo scenario medico?

Oggigiorno si è molto affascinati dalle grandi scoperte freudiane, concetti come libido, inconscio, sogni si sono intrecciati con il linguaggio comune senza che realmente vi sia consapevolezza di cosa essi rappresentino.

Tutti sono affascinati dalla mente, tutti vivono nel connubio di curiosità e timore dell’ignoto universo che trasportiamo con noi, ma in molti rasentano la superficialità, poiché addentrarsi nelle profondità più buie di una caverna così franosa può essere molto pericoloso.

Molti film hanno trattato personaggi mentalmente disturbati, da Shutter Island a La Pazza Gioia si è parlato di patologie psichiatriche in tutti i modi, ma in pochi hanno raccontato la storia di ciò che vi fu in origine.

Prima della psicoanalisi le malattie mentali venivano trattate come questioni prettamente neurologiche, ma con l’avvento di Freud tutto cambiò. Egli, influenzato dagli scenari destrutturanti rivolti verso il paradigma egoico-razionale dell’io ad opera della filosofia da Schopenhauer a Nietzsche, riformulò il concetto di inconscio, togliendo il dominio assoluto alla ragione, e dando spazio e ruolo alle pulsioni.

A Dangerous Method però non parte dal principio, ma si rivolge alla storia già avviata, ponendo lo sguardo sulla figura di Carl Gustav Jung alias Michael Fassbender.

Egli si rivela il primo grande sostenitore delle rivoluzioni freudiane, indagando dunque i conflitti psichici sotto il paradigma della libido, della sessualità, per poi costituire, infine, la più importante nemesi intellettuale per il maestro e padre putativo Sigmund Freud alias Vigo Mortensen.

Lo scenario di studi, concetti e riflessioni della psicoanalisi è davvero di una vastità gargantuesca, sia nell’indagine endogena della psiche umana, sia nei suoi riflessi sociali, oltre a raggiungere un livello di complessità tematiche davvero molto alto.

Tutto ciò rende l’obbiettivo di questo film piuttosto complesso, ma, a mio avviso ben riuscito.

A Dangerous Method si rivela un ottimo approccio biografico ai due personaggi, riuscendo ad intrecciare lo sviluppo narrativo da un punto di vista storico, dalle prime lettere al viaggio in America, alla scissione intellettuale, con una sottile esplicazione di alcuni dei principali temi di coesione e conflitto dei due grandi pionieri.

Senza dunque entrare nello specifico, rischiando di perdersi in tecnicismi poco accessibili, il film riesce ad accennare alcuni strati dell’affascinante materia in un linguaggio sicuramente riduttivo, a tratti “cinematografizzato”, ma concettualmente piuttosto fedele ai punti salienti dell’indagine psicoanalitica.

Davvero ogni patologia o nevrosi è sempre riconducibile al paradigma sessuale?

Nel caso della protagonista femminile interpretata da Kiera Knightley, nonché paziente principale di Jung, il metodo freudiano risulterà assolutamente vincente, avvolgendo la storia di medico e paziente in un turbine di perversione, erotismo e, infine, forse, amore.

E’ inoltre il personaggi di Vincent Cassel a tracciare un altro interessante profilo riflessivo, associando la libertà più assoluta che l’essere umano costantemente brama allo svincolarsi dalla monogamia, profonda restrizione sociale causa di profonde nevrosi represse, delineando la prospettiva del “Non reprimere niente”.

Ed ancora nella tesi che scriverà la stessa Kiera Knightley si evidenzierà l’idea di conflitto tra pulsione sessuale e pulsione alla morte, semplificazione un po’ differita di  quello che Freud ha indagato come Eros e Thanatos.

Ma il problema del monopolio libidico è che esso si “riduce” ad un’analisi unicamente rivolta ai primi anni di un uomo in cui si forma la sua sessualità tra le varie “fasi”, io, es e super io, per poi osservare tutti gli avvenimenti del resto della sua vita come subordinati ad un qualcosa di inamovibile avvenuto in tale breve periodo.

Jung , però, non vuole “limitarsi” a trovare un trauma rarefatto ed “irrisolvibile” ma procedere in un percorso di individuazione perpetuo, dove ogni avvenimento psichico in un’uomo si riveli finalizzato a definirsi a suo favore, rendendolo un individuo compiuto in se stesso.

La mente umana va oltre la ragione? Che cos’è il misticismo? 

E’ questo il tema più interessante dell’intero film, nonché della reale diatriba Freud-Jung: fin dove può spingersi la psicoanalisi? E di conseguenza, fin dove può spingersi la mente umana?

Nonostante non si addentri troppo, A Dangerous Method apre una finestra piuttosto esplicita sulla questione del misticismo junghiano contrapposto alla metodo analitico totalmente scientifico scelto da Freud. Può l’uomo superare le colonne d’Ercole della scienza?

Il film riesce a mostrare la parabola dell’intenso conflitto, caratterizzando i due personaggi rispetto ai loro ideali, Freud nei suoi principi ineluttabili e nella sua fissità sistematica, Jung nel suo dinamismo metafisico, parascientifico  tale da portarlo anche ad un caos psichico che confluirà in ricerche al limite del credibile, tra archetipi, inconscio sociale e visioni del futuro.

Insomma, A Dangerous Method ci racconta una storia, sicuramente romanzata e intrecciata con quei canoni cinematografici necessari per dare struttura ad un film, ma allo stesso tempo si rivela una interessante, se pur limitata ed assai poco specifica, finestra su di uno scenario i cui interessi sfiorano la meraviglia, dove si è scoperta una galassia, ma manca ancora il resto dell’universo.

Non è di certo tramite questo film che diverrete esperti della psicoanalisi, ma, per certo, risveglierà una curiosità forse mai realmente agguantata, tale da poter aprirvi ad un mondo il cui fascino oscilla tra luce ed oscurità.

Leggi anche: Shame-Gli sguardi di un’ossessione

Andrea Vailati
"Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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