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Focus su Claudio Giovannesi-Presentazione del film Fiore

 

Il vincitore del premio Mario Monicelli, per la sua ultima fatica Fiore, è stato presente in un incontro con stampa ed appassionati al Circolo Barion, in occasione della prima giornata del Festival.

Qui di seguito riportiamo un estratto del botta e risposta tra lo stesso Giovannesi e il moderatore dell’incontro, Franco Montini.

Come è nata l’idea per questo film?

L’idea è nata dal desiderio di raccontare una storia d’amore, in un luogo in cui l’amore è proibito: infatti è ambientato nel carcere minorile di Roma in cui, pur essendo misto, non sono permessi incontri. E qui, l’intuizione di una romantica e impossibile storia d’amore.

E’ stato girato tutto nello stesso carcere?

Quasi: per una parte in quello di Roma, per il resto nel carcere giovanile dell’Aquila. Quest’ultimo, una storia del tutto italiana: evacuato per il terremoto, è stato poi ristrutturato ma non riconsegnato; quando siamo andati a girare, era vuoto, nuovissimo e con all’interno solo dei poliziotti che facevano la guarda a celle vuote. Una situazione paradossale. Oltretutto, è costato di più invecchiarlo per dare l’effetto “vissuto”.

In un film con attori professionisti ed esordienti, come è stato coniugare questi due aspetti sul set?

Complicato ma molto affascinante: in un occasione, abbiamo avuto un dialogo tra Daphne, che è una ragazza che è stata notata per puro caso e quindi non professionista, Mastrandrea, che invece è tra i migliori attori italiani, e una attrice rumena di grandissimo valore, che però non parlava italiano!

Perché questo titolo, Fiore?

Quando presentai il film, la casa di distribuzione mi aveva avvisato che l’avrebbero chiesto in ogni occasione. Ed è cosi!

Il titolo nasce dalla volontà di racchiudere in una sola parola un significato di delicatezza, femminilità, comprensibile anche ad un bambino. E’ un contrasto con la durezza della condizione delle carceri.

Questa del confine tra documentario e film sta diventando una tendenza del cinema italiano?

Sarebbe bello. In molti abbiamo cominciato con i documentari, ora cerchiamo di avvicinare la “finzione” della recitazione all’aspetto più reale. Come esistono tecniche per rendere la fantascienza, esistono tecniche per rendere il realismo.

Il tuo film ha avuto un enorme successo, ma i film “d’autore” hanno grosse difficoltà ad emergere in Italia. Come mai?

In Italia lo spettatore è attratto da una certa proposta cinematografica, differente dal genere “d’autore”. In Francia, ad esempio, è invece il contrario: mi accadde che ad una presentazione, alle 10 di mattina di sabato, ci fossero novecento persone paganti. In Italia, nessuno ci sarebbe andato. Forse nemmeno io!

Andrea Vailati
"Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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