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Master Class di Alessandro Gassman

Alessandro Gassman si presenta al pubblico subito dopo la proiezione de “Il nome del figlio”, film di cui è uno dei protagonisti.

Esordisce parlando però di una novità, il suo secondo film da regista ( il primo è stato Razza Bastarda, l’anno scorso vincitore di una sezione del Festival), ovvero “Il premio”, che sarà interpretato da attori di grosso calibro tra cui Proietti, Papaleo e lo stesso Gassman. L’uscita prevista per il film è l’8 maggio, e la trama è quanto mai affascinante: un film on the road, come sempre più spesso se ne vedono, da Roma a Stoccolma. Un film, aggiungiamo, che non mancheremo di visionare.

Il discorso è poi virato inevitabilmente sulla tematica principale, ovvero il tributo del Festival al padre, Vittorio Gassman: tra domande degli spettatori e del moderatore, Enrico Magrelli, ricostruiamo un personaggio che sin da piccolissimo si è trovato di fronte ad una macchina da presa, spesso contro la sua volontà, come nel film “Di padre in figlio”, presentato nel lontano 1972 al festival di Venezia.

In una lotta tra grossi favoritismi e l’altrettanto grossa difficoltà a scrollarsi di dosso il nome ingombrante del padre, con brevi cenni e molti aneddoti , ha raccontato di un giovane Alessandro Gassman sul palco di Pistoia completamente ignaro di cosa stesse facendo, tra ansia e paure.

Ci racconta, tra le altre cose, la sua personale scoperta di poter far ridere pur non avendo un aspetto buffo, della sua capacità affinata col tempo di deridere un corpo tra i più belli del mondo del cinema italiano.

Ma non manca un Gassman critico e attento a problemi sociali, quando parla prima della crisi del cinema italiano della commedia ( ironico, vista la sua partecipazione al film appena conclusosi in sala, il perfetto esempio contrario) e della necessità di rinnovarsi e di cambiare e poi, serio per un momento, di un progetto documentaristico che lo vede impegnato in una denuncia della guerra in Siria.

Sempre sul pezzo e sempre con una grande reattività ed eleganza, risponde a tutte le curiosità e infine lascia una sala, quella del Petruzzelli, che si era riempita fino all’orlo solo per lui.

 

Andrea Vailati
"Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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