Home Serie TV e Netflix Rick & Morty: Esistenzialismo cosmico e Puzzette

Rick & Morty: Esistenzialismo cosmico e Puzzette

Molto probabilmente avrete già sentito parlare dell‘idea di Universi Alternativi. Ad ogni X corrisponde un Y, ogni scelta, evento e possibilità di vita nel nostro universo corrisponde a una costante o variabile in un numero infinito di universi paralleli.

Ad esempio, un universo in cui io ho già scritto questo articolo ieri, o un universo in cui non sto scrivendo su una tastiera, ma su un tostapane, o ancora, un universo in cui io sono un tostapane e sto scrivendo su un umano.

Suona assurdo, forse buffo, ma terrificante, no?

Beh, questo è praticamente Rick & Morty: demenziale, incredibilmente e terribilmente creativo e, nel momento meno plausibile, traumatizzante e destabilizzante.

Partoriti dalle menti di Justin Roiland e Dan Harmon, Rick è uno scienziato geniale quanto misantropico e volgare, nonno del giovane, patetico e nevrotico Morty. La premessa alla base di molte puntate consiste in Rick che trascina (spesso con la forza) il nipote in stravaganti e orribili avventure attraverso mondi e realtà parallele, per insegnargli la sua filosofia sulla vita, sul cosmo, sui valori su cui la società moderna si basa… e quanta poca importanza abbiano veramente, in un contesto di dimensioni senza limiti.

Lo show parte quindi con un motore per episodi dall’infinita potenzialità e versatilità, portando a poca ripetizione negli episodi, limitata solo ai temi e alle battute ricorrenti.
Superficialmente, è facile pensare a film o serie con premesse simili, spezzate e riunite come un mostro di Frankenstein per creare un prodotto familiare e piacevole, ma lo show non nasconde mai le sue influenze più ovvie, da Ritorno al Futuro (se fate caso ai nomi dei protagonisti) alla letteratura dell’orrore cosmico di H.P. Lovecraft. I creatori passano attraverso la Pop Culture con una lente d’ingrandimento astronomica, con un uguale livello di pessimismo.

La serietà dei temi trattati nelle cronache del duo è però mascherata magistralmente da uno stile artistico inconsueto ma flessibile, da un umorismo virtualmente senza limiti di decenza e da un ritmo costante che rallenta giusto quanto basta per mostrare la vera profondità delle idee proposte; come osservare la Fossa delle Marianne attraverso un tombino, e ridere di quanto sia assurdo e senza significato questo atto d’osservazione.

Una volta che lo spettatore si è ambientato nell’infida miriade di universi di Rick e Morty, ogni puntata sembra pensata per sovvertire le sue aspettative, ed è qui che troviamo il merito dei creatori della serie: in altre mani, ogni singola idea presentata nella serie poteva essere ridotta al minimo indispensabile per far ridere.
Invece, attraverso le tre stagioni, Roiland e Harmon fanno di tutto per esplorare le possibilità non del loro mondo ma dei loro personaggi: Rick ha i suoi momenti di debolezza e di nichilismo, Morty passa facilmente dalla vulnerabilità alla frustrazione alla rabbia trasversale. Ogni episodio rappresenta una lenta ma inesorabile esplorazione delle menti dei protagonisti della serie, insieme allo sviluppo e la corruzione di esse.

Iniziare Rick e Morty significa non prenderlo sul serio, solo per rimanere sorpresi di cosa si sta guardando in realtà. Una cosa ormai rara, in un era di bancarotta creativa, di reboot e di ricicli d’idee: una piacevole sorpresa.

Ciò che Rick e Morty propone a livello filosofico e artistico è paragonabile a un altro show animato per adulti, Bojack Horseman, ma in scala cosmica: la ricerca di significato in un mondo apparentemente privo di esso attraverso il medium dell’ animazione (spesso bistrattato come incapace di raccontare storie mature o significative) con una maschera di banalità che nasconde pugni allo stomaco studiati alla perfezione.

Il tutto con qualche battuta sui cazzi, giusto per gradire.

 

 

LEGGI ANCHE : RICK E MORTY TORNERA’!!! – La Serie è stata ufficialmente rinnovata

Enrico Sciacovelli
Un altro di quei tipi che parla troppo di film e vorrebbe essere pagato per farlo, anzichè lamentarsi dell'ultimo Transformers senza successo.

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