Home Cinebattiamo Il Merito di una Sceneggiatura Il Merito di una Sceneggiatura - Pt. 1: Il Lato...

Il Merito di una Sceneggiatura – Pt. 1: Il Lato Positivo.

Il Merito di una Sceneggiatura.

Il cinema è un’arte potenziale, un’arte che si sviluppa nel tempo e nei luoghi, un’arte fatta di intrecci. Tanti membri partecipano alla stesura di un’opera filmica, membri umani e membri concettuali. Il cinema è un’arte di infinite possibilità, un’arte che ingloba e si determina in tante forme.  Ma cosa porta un film a fiorire, quale concime rende i suoi fiori meravigliosi?
Ogni film ha i suoi motori primari e secondari, esistono film dove ogni parte, quella estetica, musicale, narrativa sono equamente rilevanti ed esistono film che premiano un elemento su tutti. Ecco una rubrica che proverà ad analizzare vari film la cui sceneggiatura, meravigliosamente sviluppata, ha determinato un risultato davvero rimarcabile.
Eccoci con uno studio su “Il Merito di una Sceneggiatura”, il cui oggetto concettuale, i cui tempi narrativi, la cui caratterizzazione dei personaggi, talvolta, possono, silenziosamente, connettersi tra loro verso una perla la cui rarità non può che tramutarsi in un sorriso consapevole di uno spettatore incantato, nella dolcezza, nella tristezza o nella paura.

(Pt. 1, Il Lato Positivo)

Questo articolo proverà ad addentrarsi nei meandri del variegato mondo delle commedie.

Oggi spesso sminuite a cinema da famiglia, a cinema di passaggio, dove non c’è nulla su cui soffermarsi, le commedie hanno in realtà una tradizione davvero importante. Certo, dalla Commedia dell’arte Italiana ad oggi ne è passato di tempo, dal cinema di Sordi e Vittorio De Sica ad American Pie c’è una muraglia cinese in quanto a decrescita cinematografica ma esistono ancora grandi commedie,  la cui sceneggiatura ha saputo narrare emozioni, risate e riflessioni morali, di quelle sempre verdi ma non per questo dimenticabili.

Proviamo ad analizzare Il Merito di una Sceneggiatura in 4 commedie, divise in 4 parti per 4 articoli.

[p.s. Woody Allen non è considerato in quanto essendo un vero e proprio fondatore di un sottogenere trattare un suo film implicherebbe trattare uno stile profondamente unico e sui generis, per lui ci sarà una rubrica apposita.]

Pt.1: Il Lato Positivo – Rincorrendo un frammento, inconsciamente possiamo finire sulla strada giusta.

La nevrosi umana spesso trasporta una tragicomicità nel cinema.

Un uomo con un trauma, un disturbo latente venuto a galla, un doversi rimettersi in marcia nel mondo reale, la difficoltà di tornare in vita. Il Lato Positivo ci racconta la corsa di un essere umano verso la riscoperta di se stesso, non seguendo una strada predisposta né i giusti insegnamenti, semplicemente urlando tutta la rabbia ed inseguendo tutta la follia, non irrecuperabile ma assolutamente poco stabilizzata.

La sceneggiatura di questo film eccelle su vari punti, in primis nello sviluppo di pochi ma intensi scenari relazionali. Quello con una famiglia impaurita ma vogliosa, a modo suo, di proteggere un figlio “fratturato”, con un padre emotivamente problematico ed una madre fin troppo docile. Quello con una ragazza (Jennifer Lawrence) anch’ella reduce da una forte destabilizzazione che, con fare cinico, umorale e tutt’altro che interpretabile prova ad urlare dolcezza e bisogno di essere compresa, in una così tesa sincerità da poter agire solo sulla quella zona inconscia delle nostre emozioni, dove ad un certo punto capiamo di averle provate già da molto tempo. Infine quello con una moglie che non può più esistere, un frammento che viene rincorso senza consapevolezza della realtà dei fatti, ma solo rincorrendolo fino alla fine si può davvero superare.

Così nulla ci viene esposto più di tanto, tutto agisce sottoterra, come forse avviene nel mondo reale, dove i sentimenti non vengono mostrati come semplici ed ovvi ma maturano, maturano e continuano a maturare finché un giorno ci travolgono con una nuova consapevolezza su noi stessi.

Personaggi buffi e tragici, una combinazione stranamente umana e credibile, con piccole chicche narrative che permettono all’obiettivo sceneggiaturale di riuscire a pieno. Un’ossessione per le scommesse che, in uno strano intreccio di superstizione ed emozione culminerà nel successo di una famiglia frammentata, una gara di ballo assolutamente comica eppure responsabile di caricarsi la climax ascendente del rapporto dei due protagonisti, mai normalmente romantico, sempre nevroticamente romantico.

Ma qual’è l’obiettivo sceneggiaturale?

L’obiettivo è mostrarci, senza manierismi o messe in scena troppo evidenti e “cinematografizzate”, cosa significhi Lato Positivo( una rara occasione in cui la traduzione del titolo è assolutamente vincente). Il Lato Positivo non segue schemi certi, non è un paese delle meraviglie a cui puntare, non è uguale per tutti. Il Lato positivo è una prospettiva che si raggiunge dopo grandi conflitti, smarrimenti ed ossessioni. E’ quel collante che arriva perché lo si cerca ma anche semplicemente perché si asseconda la propria sofferenza, ci si mostra e si aspetta il momento giusto per ascoltarsi.

Una Sceneggiatura sincera che, in uno sviluppo narrativo denso ma universalmente accessibile, mostra figure umane anche fastidiose, non costruite secondo modelli ma fratturate, con emozioni uniche in quanto specifiche per un tipo di umanità. Una simpatia perenne, un ritmo comico ma anche complesso, una leggerezza nevrotica, una catarsi universale perché ognuno può rubare qualcosa da questo film.

Il Merito di questa sceneggiatura è trattare i suoi temi splendidamente e con una particolarità davvero rilevante, in quanto capace di non perdersi in luoghi comuni anche nel parlare “semplicemente” di famiglia ed amore, di sofferenza e di voglia di ricominciare. Il merito di questa sceneggiatura è di non drammatizzare eccessivamente il concetto di trauma, di scegliere la comicità per narrarlo ma senza divenire neppure troppo leggero e sfociare in una simpatia fine a se stessa. Il merito di questa sceneggiatura è di portare avanti un percorso tematico e narrativo davvero ben sviluppato, dove la morale non è detta ad alta voce ma posta come una prospettiva da cui derubare ciò che ci serve per andare avanti.

Andrea Vailati
"Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

LEGGI ANCHE

David Lynch e Kyle MacLachlan- L’uomo innocente tra i misteri della vita

All'alba degli anni '80 del novecento, il giovane regista David Lynch, dopo il successo del toccante The Elephant Man, tentò un'impresa tutt'altro che semplice:...

L’arte del Racconto – Tra Carver, Altman e P.T. Anderson

“Se siamo fortunati, non importa se scrittori o lettori, finiremo l'ultimo paio di righe di un racconto e ce ne resteremo seduti un momento...

Woody Allen e Diane Keaton – La comicità dello psicofarmaco

  Diane Keaton conosce Woody Allen a Broadway nel 1969, allorché la giovane attrice – appena ventitreenne – si proponeva per il ruolo di Linda...

Sergio Leone e Clint Eastwood – Tre film, due espressioni, un sigaro

"Avevo bisogno più di una maschera che di un attore, ed Eastwood a quell'epoca aveva solo due espressioni: con il cappello e senza cappello." - Sergio Leone Con...