Home Il Mondo tra Anime e Animazione Psycho Pass - L'eterna illusione di una società perfetta

Psycho Pass – L’eterna illusione di una società perfetta

In un futuro prossimo, gli umani sono riusciti a creare una società perfetta grazie a un sistema completamente automatizzato, chiamato Sibyl System. Lo Psycho Pass scansiona istantaneamente la mente di qualsiasi essere vivente, valutandone la personalità e i talenti, e indirizzandolo verso un mestiere e un ruolo nella società più consono alle sue abilità. Tutti appaiono soddisfatti della propria esistenza e ricoprono un ruolo preciso all’interno della società, conforme al proprio carattere.

Coloro che deviano dalla retta via imposta dal Sibyl System e compiono crimini, vengono tenuti costantemente sotto controllo dal Public Safety Bureau, grazie alle indicazioni fornitegli proprio dal sistema stesso.

La squadra del Bureau è composta e suddivisa in tre ruoli precisi: gli analisti, che si occupano della gestione dei dati e offrono supporto dalla seconda linea; gli ispettori, che sono responsabili delle decisioni prese direttamente sul campo e compiono gli arresti; gli agenti, che rappresentano la parte fisica della squadra, eseguendo appunto la parte sporca del lavoro.

Questi ultimi rappresentano la classe più bassa della squadra, in quanto hanno lo Psycho Pass oscurato, proprio come i criminali, ma siccome in possesso di abilità particolari non vengono rinchiusi in strutture di correzione ma lavorano come sottoposti degli ispettori in una sorta di libertà parziale e vigilata.

Psycho Pass
Psycho Pass

La giovanissima Akane Tsunemori viene proiettata al centro dell’azione, in quanto diventata la giovane ispettrice a capo della squadra. Viene affiancata a Shinya Kougami, ex ispettore ora convertito ad agente per via del suo Psycho Pass oscurato. Evento possibile in questa pseudo-società perfetta, perché in nome della prevenzione si punisce perfino l’attitudine al crimine di un essere vivente; così, un individuo risulta pericoloso anche solo ascoltando musica o leggendo libri proibiti dal sistema.

Molte persone diventano pazze e compiono atti terribili solo perché il loro Psycho Pass si ritrova oscurato e la paura di essere internato come criminale prende il sopravvento. Anche il solo essere vittima di violenza porta all’oscuramento dello Psycho Pass. Per questo, assistendo in prima persona ogni giorno a delitti spaventosi, anche gli ispettori possono cadere nella parte oscura ed essere catalogati come criminali.

L’ispettrice Tsunemori si trova inizialmente a scoprire il potere di vita e di morte che si trova in mano attraverso il Dominator, una nuova arma regolata dal sistema principale e che può stordire o uccidere il proprio bersaglio a seconda del valore dello Psycho Pass che produce il rilevamento. Poi, frequentando l’agente Kougami, si risveglia in lei una coscienza precedentemente sepolta dall’automazione che il sistema impone alle persone, ponendosi delle riflessioni sulla vera giustizia e mettendo in dubbio le intenzioni del sistema stesso.

La crescita psicologica della protagonista si sviluppa con l’affrontare i numerosi serial killer che si manifestano in città, e che sembrano essere legati a doppio filo a Shogo Makishima.

Psycho Pass
Psycho Pass

Se per ogni fiaba c’è bisogno di un vero cattivo, qui l’autore ha proprio esagerato. La figura che tesse le trame da dietro le quinte, è un personaggio magnetico e accattivante e ti conquista fin dalla prima apparizione. Come appare ai nostri occhi, anche Makishima vede delle falle nel sistema, soprattutto per quanto riguarda il libero arbitrio delle persone, che viene soffocato sul nascere per ottenere un maggiore controllo delle masse.

Così ordisce un piano per scoprire cosa si cela dietro il Sibyl System, per distruggerlo e riportare il mondo nel caos in cui si trovava prima dell’avvento del sistema. Tutto questo a colpi di filosofia e citazioni, tra le quali si riconoscono I viaggi di Gulliver di Swift, George Orwell, ma anche Blaise Pascal, Joseph Conrad e Philip K. Dick. Il tutto accompagnato da sofisticati componimenti classici come La Nona Sinfonia di Beethoven.

Gen Urobuchi dà libero sfogo al suo genio, scrivendo così una storia futuristica ma allo stesso tempo critica verso la società contemporanea.

In un sistema utopistico dove gli uomini hanno rinunciato alla libertà morale in cambio di un mondo pacifico e perfetto, pesa come un macigno la questione del libero arbitrio. Appare evidente che gli umani, rendendosi conto di essere imperfetti, si spogliano di ogni responsabilità, creando un sistema che non viene più gestito dagli umani stessi, e quindi esente dalle imperfezioni che questo crea. Ma un sistema creato dall’uomo, imperfetto per natura, rimane comunque imperfetto in fin dei conti. E in una società così creata, tutti sono soli e tutti sono vuoti, chiunque può essere rimpiazzato e qualunque relazione può essere rimpiazzata.

Come sosteneva Christian Bale in quel magnifico film che è Equilibrium «senza amore, senza rabbia, senza dolore, il respiro è solo un orologio che fa tic tac».

Così viene da porsi qualche domanda riguardo alla società moderna e globalizzata del nostro presente: su quante scelte della nostra vita hanno impattato gli algoritmi creati da qualcun altro? Tutte le pubblicità che ci bombardano sul web o i suggerimenti che si insidiano nei social network avranno realmente cancellato il libero arbitrio anche nella nostra società in nome di un sistema più ampio e più grande di noi?

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