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Wonder – La bellezza è una sventura

Meraviglia è appunto la parola giusta che ti rimbalza per la mente dopo la visone del film. Tratto dal romanzo omonimo di R. J. Palacio pubblicato nel lontano 2012, il film racconta la storia di August Pullman, un bambino di 10 anni nato con una malformazione cranio-facciale e costretto a subire circa 27 operazioni chirurgiche. Pur deformando pesantemente i tratti del viso, con le funzioni primarie salvate grazie alle numerose operazioni, questa rara malattia fortunatamente non dà problemi all’intelletto. Quindi il bambino può avere una vita ordinaria, o meglio potrebbe, perché l’apparire diverso agli occhi degli altri bambini gli rende la vita molto complicata.

La bellezza è una sventura

L’autrice del libro ha scritto la storia dopo aver incontrato una bambina affetta da questa rara malattia una mattina al parco con i propri figli. Ma la cosa che l’ha spinta realmente a scrivere è stata la reazione di panico che ha provato al solo pensiero che avrebbe potuto spaventare i propri figli. Nel tornare a casa non riusciva a smettere di pensare alla scena e quando la canzone Wonder di Natalie Merchant è saltata fuori dalla radio, una canzone in onore di un bambino disabile, tutto si è fatto più chiaro: cosa può provare una piccola e innocente creatura affetta da quella malattia, sentendosi estranea al mondo circostante?

Per questo Auggie, il protagonista del film, indossa sempre un casco da astronauta quando se ne va in giro, per non provocare quelle tremende reazioni sui volti delle persone che lo incrociano per strada. Ma quando deve entrare in prima media, i genitori decidono che è arrivato il momento di andare a scuola insieme agli altri bambini, mescolandosi tra di loro. Come un vero e proprio astronauta che cammina silenzioso in un nuovo mondo inesplorato, Auggie si trascina per i corridoi e le aule della scuola, provando un senso di smarrimento e solitudine, come in un mondo estraneo e riluttante. E’ la realtà newyorkese, ma potrebbe essere qualsiasi scuola del mondo, perché la società contemporanea non si basa più sull’essere, ma fonda il suo principio di base sull’apparenza, portando all’esasperazione il concetto di emarginazione.

Essendo la bellezza la qualità più “visibile” di tutte, è palese il fatto che conti sempre di più in termini di aggregazione nella comunità, a maggior ragione nei bambini, così ingenui e innocenti che non riescono a nascondere l’imbarazzo verso le diversità altrui. Schiave della tirannia della bellezza, moltissime persone trascorrono la propria vita sentendosi deboli e inadatte, chiudendosi dentro un guscio protettivo. Nella poetica serie tv Nip/Tuck, che esplorava la bellezza in tutte le sue sfaccettature e ci raccontava divinamente la realtà contemporanea, questo rigetto verso la bellezza delle persone menomate o comunque “diverse”, sfociava nella nascita di un serial killer atipico come il Macellaio, che sfigurava le sue vittime liberandole dalla bellezza. In una società in cui “le persone contano le calorie, vanno in palestra e dal chirurgo plastico, cinquanta nasi tutti uguali, un migliaio di seni perfetti, il mostro è colui che toglie alla vita ciò che ha di bello e reale. La bellezza è una sventura per il mondo, ti impedisce di vedere chi sono i veri mostri”.

Una narrazione corale

La bellezza della storia, però, è che non si limita solamente ad affrontare questa complessa tematica, ma sviluppa altri filoni narrativi molto interessanti.

Auggie ha una sorella maggiore, che per forza di cose viene trascurata dai genitori. Parte della storia ci racconta anche il suo punto di vista e di conseguenza le sue problematiche sociali e di interazione verso il mondo esterno. Un amica, che sembrava essere quella vera e autentica, si defila preferendo altre compagnie alla sua; così, il corso di teatro e un nuovo amore ci mostrano come non bisogna chiudersi in noi stessi ma allargare gli orizzonti, rinnovandosi continuamente, perché la vita è fatta di nuove strade che vale la pena di esplorare.

Non è semplice la vita nemmeno per i genitori del piccolo Auggie, soprattutto per la madre (una splendida Julia Roberts), costretta ad abbandonare la stesura della tesi, e di conseguenza i propri sogni, a causa dei problemi del figlio. Si carica interamente la famiglia sulle proprie spalle, occupandosi personalmente dell’istruzione di Auggie, ergendosi come vero pilastro del nucleo familiare. Il padre (un convincente Owen Wilson) recita la parte più spensierata della famiglia, a cui spetta il ruolo “di farci sempre ridere”, come dice Auggie nel suo monologo finale. Il film parla anche della loro storia e della loro evoluzione nel tempo, compito non semplice e per nulla scontato, aggravato poi dal problema particolare del più piccolo della famiglia.

Un romanzo di formazione

Per come rispecchia la realtà e per i suoi insegnamenti, il film dovrebbe entrare di diritto nel programma di educazione di qualsiasi scuola del mondo.

Ci insegna a non arrendersi mai, senza piangersi addosso, e ci sprona a  lottare e evolversi, espandendoci nel mondo circostante. Ci insegna che le vere amicizie non si basano sull’aspetto fisico o su altre cose futili, ma sulla lealtà e la bellezza interiore, e ci mostra che i bambini apprendono questa lezione molto più velocemente degli adulti. Perché “quando ti viene data la possibilità di scegliere se avere ragione o essere gentile, scegli di essere gentile”.

Ma soprattutto ci insegna a non fermarsi alle apparenze e a “non giudicare mai un libro dalla copertina”, perché molte volte il talento si trova nei luoghi più improbabili.

Come diceva De Andrè nella canzone Via del Campo: “… dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.

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