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Scarface – L’onnipotenza e la caduta

Scarface

È limitativo, ingiusto e poco coerente definire Scarface un film. Scarface è un fenomeno di massa che non passa inosservato, il film che si tramanda di generazione e generazione, preservando la sua qualità e la sua tragica e perentoria lezione finale. Scarface è una pellicola imperdibile, quella che se non la vedi hai, in un’ottica nichilista-pessimista, ancora una ragione in meno di esistere.

Scarface è il potere e la magia dei grandi registi e dei grandi attori.

Il connubio Brian De Palma-Al Pacino ha dato vita a pellicole superbe, successi e veri capolavori drammatici legati al contesto malavitoso-criminale, Scarface & Carlito’s Way sono tuttora tra i caposaldi inossidabili del genere, i massimi sistemi a cui fare sempre riferimento. Scarface, è una pellicola degli anni ’80, che riesce ad essere sempre giovane, luminosa ed eternamente apprezzata. Quelle pellicole che avranno sempre un intatto ed inimitabile successo, come le attrici che per quanto possano invecchiarsi e intristirsi godranno sempre di una luminosità più intensa.

Con Scarface, d’altronde, è come se si parlasse di eternità o quantomeno della sua sconfinata e impercettibile idea. Un’idea riflessa sul volto e sulle rughe di un attore leggendario. Tony Montana è impersonato da uno dei migliori Al Pacino di sempre, l’incarnazione dei uno dei più cattivi e spietati anti-eroi del cinema, una figura scenica che ha contribuito, non poco, ad elevare la già superba carriera dell’attore di origini italiane. Al Pacino deve moltissimo ad almeno due pellicole: Il Padrino e Scarface (1983).

Lo spettatore non deve avere freni inibitori, non deve turbarsi, domandarsi o meravigliarsi se nella visione di questo film cult, difenderà e farà il tifo per la superbia, per la pura cattiveria, per il sarcasmo che non nasconde l’ambizione smisurata, per il delirio di onnipotenza, per la ferocia brutale, per la smania di potere e per la sadica voglia di libidinosa distruzione.

Scarface

Tony Montana è un soggetto che schiavizza e sottomette ogni coscienza.

Tony Montana incarna il volere, il desiderio di realizzazione, l’essere la specie dominante nel crimine, quel fine machiavellistico incontrollato ed esploso che confluisce nel più classico delirio di onnipotenza, l’ Es irrazionale di freudiana memoria. Un cubano squinternato e trasandato con la voglia di imporsi, arricchirsi, il sogno americano secondo la logica instabile dei gangster. Tony Montana è autore di una citazione iconica, un piccolo sillogismo:

Se hai i soldi hai il potere, se hai il potere, hai le donne

Il capitalismo estremo adottato nel quotidiano e nei rapporti tra uomo e donna. Non importa il ‘modus operandi’, la provenienza illecita di un facile guadagno, nel crimine secondo mister Montana conta solo questo comandamento. Il primo sacro e indissolubile comandamento.

Dalla prima caotica e sanguinaria trattativa con i colombiani, alle prime commissioni per il mentore Frank Lopez, fino alla partnership con produttore di cacaina Sosa e la creazione della ‘Montana Realty Company‘. Tony ha tutto ciò che desiderava avere, i soldi, il potere e le donne, l’ascesa è iniziata. Montana non è più un gregario, un onesto e fedele mestierante che segue gli ordini, Tony non ha più un ruolo secondario.

Mister Montana è ora il boss indiscusso e la sua banda lo segue con piena fiducia. L’amicizia e la collaborazione con Frank Lopez si incrina totalmente e quando Tony decide di mettersi in proprio, Frank pianifica la sua uccisione non riuscendoci. Ormai la vendetta di Montana è imminente.

Gli affari con Sosa dopo la visita boliviana a Cochabamba, si infittiscono sempre di più, il denaro cresce, gli investimenti si ramificano, il conto in banca e il tasso di interesse aumentano di pari passo. Tony ha commesso un regicidio (uccisione di Frank) prendendosi l’amata Elvira ed ora è il nuovo boss, ma diviene ben presto consapevole che il denaro non dà più la fame da lupi di un tempo e vede il suo piccolo clan crogiolarsi e specchiarsi nella facile ricchezza, nell’approssimazione e nella comodità. La parabola discendente ha inizio e il leader lo capisce con una tempistica diversa rispetto agli altri.

Se Frank prima del ruolo di Giuda era il generoso, se Omar Suarez era l’antipatico e se Mel Bernstein era il corrotto, mister Sosa è il vero male. Un male composto, logico, rigoroso e spietato al contempo. Quando Tony non se la sentirà di fare esplodere l’auto del procuratore che sta per smascherare l’intera organizzazione malaffaristica del capostipite Sosa, il contrasto diventerà insanabile. Tony condurrà nell’inferno tutte le persone a lui care, l’amico inseparabile Manny, l’amata Elvira e la cara sorella Gina.

Soltanto nell’epilogo del film si capirà che il vero cattivo è Sosa e di conseguenza se Tony è la scheggia impazzita, l’eccesso che non sa autoregolarsi, Sosa è addirittura “un vero serpente“, secondo il famoso epiteto pronunciato dal mentore-traditore, Frank Lopez.

L’assalto a casa Montana, il bagno di sangue e il delirio conclusivo, rappresentano gli istanti terminali della storia del gangster più iconico di sempre, Tony Montana. L’onnipotenza, la ferocia, la ricchezza contro la miseria, la coscienza turbata e la caduta. L’ultimo atto adrenalinico e straziante che cala il sipario su uno dei film più epocali della storia cinematografica.

Perchè quando si apre una pellicola come questa, uno strano brivido inizia a percuotere ogni antitetico sentimento che un uomo possa provare, solo perchè

Scarface è il maledetto potere dei grandi attori… e quello del grande cinema.

 

Leggi anche: Da Scarface a Carlito’s way- De Palma e Pacino ci mostrano le due fasi di una vita gangster

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