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Itachi Uchiha – Il Cavaliere Oscuro

L’ attaccamento all’organizzazione, al clan, al nome di qualcuno: questo genere di cose impongono dei limiti al nostro potenziale… dovrebbero essere evitate! Il mio potenziale viene soppresso da questo patetico clan. Far parte di un clan e tutte quelle altre cose insignificanti… ti fanno perdere di vista ciò che è davvero importante. I veri cambiamenti non avverranno finché si è legati da regole e limiti.

 

Cos’è un eroe?

Da dizionario, l’eroe è una persona che, per eccezionali virtù di coraggio o abnegazione si impone all’ammirazione di tutti.

Dunque sono due le caratteristiche dell’eroe: coraggio e abnegazione, ed uno è il premio: l’ammirazione di tutti.

L’eroe è dunque colui che ha il coraggio di fare la cosa giusta, al costo di sacrificare se stesso e, per questa sua grande virtù, viene da tutti celebrato e ammirato. L’eroe quindi sa che il suo trionfo sarà acclamato dalla folla e, quando agisce, sa che le sue azioni lo renderanno per sempre immortale.

Ma ci può essere un altro tipo di eroe?

Un eroe ancora più nobile, in cui è la caratteristica dell’abnegazione a prevalere, poiché decide di agire pur sapendo che per lui non ci sarà alcun premio? Nessun manifesto, nessuna statua d’oro a ricordare le sue gesta, un’eroe silenzioso e sommerso la cui memoria, ben lungi dall’essere celebrata, sarà dannata.

Quell’eroe è Itachi Uchiha.

Itachi è inizialmente il personaggio forse più spregevole dell’intero anime: ha sterminato tutto il suo clan per poi unirsi all’organizzazione criminale dell’Akasuki, solo per poter dimostrare di avere la forza necessaria per realizzare un simile eccidio. Di tutta la sua famiglia salva solo il fratello minore, troppo debole per poter essere un valido avversario con cui misurarsi, troppo piccolo per costituire una minaccia: Itachi lo lascia in vita per un puro capriccio.

Le miserabili azioni di Itachi ci colpiscono nel profondo: lui, ninja geniale, bramava così tanto il potere da non esitare a distruggere tutti coloro che gli erano stati cari semplicemente per dimostrare di saperlo fare.

Ma per meglio comprendere la crudeltà di Itachi è necessario aprire una parentesi sulla tragica condizione degli Uchiha.

La forza del clan risiede in un’abilità oculare, lo Sharingan, che permette a chi la possiede di prevedere il futuro e imitare le mosse dell’avversario. Sin qui sembra tutto normale, perchè, nel mondo di Naruto, poteri del genere non sono poi così rari. Ma la cosa interessante dello Sharingan è che esso è l’incarnazione del lato oscuro del potere: per risvegliare tale capacità è necessario infatti provare un’estrema tristezza. E’ il dolore, dunque, a rendere l’uomo più forte.

Lo Sharingan ha vari stadi: maggiore è il dolore provato nel corso della vita da colui che lo possiede, più lontano i suoi occhi riusciranno a vedere, sino al arrivare al livello più alto di abilità, lo Sharingan ipnotico, che può essere risvegliato solo da chi, pur di raggiungere un immenso potere, non esiterà a uccidere con le proprie mani il suo migliore amico.

La storia degli Uchiha, da un lato ci mostra il punto sino al quale può spingersi un uomo pur di realizzare le sue ambizioni e, più precisamente, quanto siamo disposti a sacrificare pur di riuscire a essere i migliori: nel corso della nostra vita tutti creiamo dei legami con coloro che ci circondano e, spesso, abbiamo la sensazione che tali relazioni altro non siano che un peso che, trattenendoci a terra, ci impedisce di spiccare il volo.

Ma Kishimoto, d’altra parte, trasferisce su un piano sensibile quella che è che una sensazione radicata nel cuore e nei sentimenti di ognuno di noi e, in quest’ottica, lo Sharingan diviene quella paura che ci blocca, impedendoci di affidarci totalmente al nostro prossimo, quel terrore di essere abbandonati, feriti e usati, che ci fa propendere per l’isolamento perchè, se non diamo a nessuno la possibilità di farci stare bene, nessuno avrà mai il potere di distruggerci.

Ed ecco che, come gli Uchiha per raggiungere il massimo potere devono recidere tutti i loro legami, anche noi spesso ci rinchiudiamo in noi stessi, affinchè nessun ostacolo possa mai frapporsi tra noi e i nostri sogni.

Ma, purtroppo, non finisce qui. Lo Sharingan ipnotico è infatti un potere radicato nell’oscurità: più a lungo viene utilizzato, più gli occhi dell’utilizzatore sprofondano nel buio, sino alla completa cecità. Dunque quel potere, conquistato al costo di tanta solitudine e dolore, non è eterno, ma è anzi destinato a far precipitare colui che lo possiede nell’oblio. Ogni cosa ha il proprio prezzo e, chi vuole vedere più lontano degli altri, deve accettare, col tempo, di perdere ogni luce e colore.

Per avere la luce eterna, il potere eterno, un Uchiha doveva uccidere il suo stesso fratello, e impossessarsi dei suoi occhi: e così il fratricidio, l’estremo dolore, avrebbe fatto in modo che nulla più si frapponesse tra l’uomo e le sue ambizioni. La sofferenza che rende più forti, la disperazione che rende invincibili.

Per decenni gli Uchiha uccisero i loro migliori amici per ottenere lo Sharingan ipnotico, e uccisero i loro parenti per possedere il potere oculare eterno! Il clan era sempre corrotto perchè gli Uchiha non riuscivano a fare a meno di sfoggiare il loro potere! Dal momento che nasci in quel clan, sei destinato a vivere una vita intrisa nel sangue!

E, così, ci è più facile comprendere le ragioni delle atroci azioni di Itachi, e, così, è evidente che anche quello che ci era sembrato il suo unico gesto magnanimo, risparmiare la vita del fratello minore, aveva in realtà tutto un altro scopo: assicurarsi la luce eterna, il massimo potere.

Ma quello che Itachi non aveva previsto era che il fratellino, che lui aveva sempre considerato innocuo, temprato dall’odio nei suoi confronti, e da una sconfinata sete di vendetta, sarebbe un giorno diventato più forte di lui, tanto forte da ucciderlo.
E così finisce la storia di Itachi o, almeno, così pensavamo.

Le persone vivono le loro vite aggrappandosi a ciò che conoscono e comprendono. E la chiamano Realtà. Ma “Conoscenza” e “Comprensione” sono termini vaghi. La realtà potrebbe essere un’illusione, tutti vivono in base alle loro supposizioni.

Ed ecco che il velo dell’illusione cade, e la realtà viene finalmente svelata: Itachi, da mostro, diviene martire.

Si scopre che il suo clan stava organizzando una rivolta che avrebbe causato centinaia di morti: il giovane ninja si trova così dilaniato dalla più difficile delle scelte. La fedeltà al suo paese, o quella alla sua famiglia.

O il paese avrebbe sterminato il suo clan, senza risparmiare nessuno, o di tale eccidio si sarebbe potuto occupare lui, salvando la vita del fratello minore che era ancora troppo piccolo per sapere qualcosa della rivolta, l’unico ancora innocente.

E così Itachi si fa carico di questo peso, annulla se stesso e fa ciò che andava fatto, ben sapendo che nessuna medaglia avrebbe premiato la sua azione eroica, ma che una corona di atroci spine sarebbe stata posta sul suo capo. Itachi accetta il disonore, accetta di essere marchiato come traditore e accetta l’esilio: tutto ciò per proteggere il suo paese e, soprattutto, per salvare la vita del fratello minore, pur sapendo che tutti lo avrebbero odiato, pur avendo la certezza che nessuno mai avrebbe potuto sapere la verità, o la spirale di odio e vendetta non avrebbe avuto mai fine.

Non è forse questo l’estremo sacrificio dell’eroe?

Un eroe silenzioso che vive nelle tenebre, rinunciando alla luce, un eroe al quale saranno sempre preclusi oro e allori, e la cui unica consolazione sarà l’intima consapevolezza di aver fatto la cosa giusta, anche se nessuno glielo potrà mai riconoscere. Un eroe che tanto ricorda il Cavaliere Oscuro di Nolan, che accetta le tenebre perchè il resto del mondo possa continuare a vivere inconsapevolmente nella luce.

Così, senza applausi e clamori, Itachi muore da traditore, solo, e odiato da tutti, anche dal fratello che aveva desiderato tanto strenuamente proteggere. Ma Itachi voleva che andasse così, voleva che fosse il suo fratellino a ucciderlo: i suoi occhi, ora che è morto, potranno essere l’eterna luce del fratello, l’ultimo dono dell’eroe è il potere eterno, che lui non aveva mai voluto tenere per sé.

Cosí Itachi diviene l’incarnazione dell’altruismo estremo, quello che non necessita di alcun riconoscimento: é il servo fedele che si annulla nello Stato, che ha compreso di essere nulla di più che una pedina sacrificabile per raggiungere un bene superiore.

Itachi non é obbligato, ma sceglie, e in quella  scelta atroce c’é la forza più grande: avrebbe potuto astenersi dall’agire, non macchiarsi di alcun crimine, non sopportare lo schiacciante fardello del senso di colpa per il resto della sua miserabile vita. Ma Itachi sceglie di non essere un ignavo, sceglie di agire rispettando le sue convinzioni, salvando il salvabile e addossandosi il fardello di distruggere ciò che non poteva essere salvato.

E così, consapevole di star distruggendo la sua vita, con le lacrime agli occhi fa ciò che va fatto, e, memori della metafora dello Sharingan, non possiamo che affermare che da questo tremendo, ma nobile, dolore non possa che derivare il potere più grande.

I tuoi occhi non hanno visto attraverso Itachi nemmeno un pò, hai preso per buona ogni sua illusione; egli ha ucciso i suoi amici, i suoi superiori, la sua ragazza, suo padre, sua madre, ma non ha potuto uccidere il suo fratellino. Ha pianto lacrime di sangue reprimendo le sue emozioni, ha sterminato il suo clan per salvare il suo villaggio, ma egli non ha potuto ucciderti, perchè? Per lui, la tua vita, era più importante del villaggio! Fino al momento della sua morte, no, anche attraverso la sua morte, ha provato a darti sempre più potere: ti ha permesso di sconfiggerlo e prenderti la tua vendetta per farti sembrare un eroe agli occhi del villaggio della foglia, la malattia lo stava divorando internamente e ha preso ogni sorta di medicina solo per mantenersi in vita. Tutto per il suo amato fratellino, per combattere contro di te e morire ai tuoi piedi.

 

 

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