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Una Giornata Particolare – Il capolavoro del maestro Scola

Rubrica: Cinedirape

“Cinedirape è una piazza virtuale in cui parlare di cinema. E’ un nome che identifica la sua provenienza. E’ un nome semplice, di tutti.
Il cinema è di tutti.”

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Una Giornata Particolare di Ettore Scola

“Come stai? È la frase d’esordio del mondo che ho intorno.”

Parafrasando Dario Brunori, “Qual è il tuo film preferito? Vorrei fosse la frase d’esordio del mondo.” Se non avete una risposta, vi consiglio di prepararvela, è diabolicamente eccitante avere risposte pronte.

Io ce l’ho.

Una Giornata Particolare di Ettore Scola. Indiscutibilmente.

Questo film del Maestro Scola sintetizza il suo formidabile estro cinematografico (regia e sceneggiatura) e la sua incantevole capacità di mostrare il quotidiano.

Ettore Scola non racconta semplicemente una storia, fa in modo che lo spettatore se ne stia affacciato ad una delle finestre del condominio romano – in cui è ambientata la pellicola – a spiare tutto quello che accade, come un passerotto o una portinaia.

Una mattina di maggio due solitudini, due frustrazioni, due vorrei ma non posso si incontrano casualmente, in un silenzio assordante.

Roma, 3 maggio del 1938.

Marcello Mastroianni e Sofia Loren.

Gabriele ed Antonietta si incontrano nel silenzio di un devoto condominio in festa per l’arrivo di Hitler a Roma e contestuale incontro con Mussolini.

[Il film infatti si apre immagini di repertorio dell’incontro.]

Antonietta e Gabriele si incontrano casualmente. Come quando ti viene uno starnuto. Così, all’improvviso. Uno starnuto tira l’altro. Starnuto dopo starnuto, è allergia. È allegria.

Parlano di tutto. Arrivano perfino ad amarsi.

Litigano, ridono, starnutiscono, improvvisano, ballano, scappano. Tutto.

Non è la finzione hollywoodiana delle vite che vorremmo e non avremo mai, è tutto il contrario. È realtà. È genuinità.

Antonietta e mo perché ridete?

Gabriele perché la vita è fatta di tanti momenti diversi, e ogni tanto arriva anche il momento di ridere, così all’improvviso, come uno starnuto… a lei non capita mai?

È una prova attoriale notevole. Due attori all’apice delle loro carriere (Sofia Loren vinse ben tre premi per questo film e Mastroianni fu candidato agli Oscar) e della loro empatia attoriale. Non può spiegarsi diversamente la necessità dei loro corpi di cercarsi, degli occhi di parlarsi e di non riuscire a smettere di riflettersi nell’altro.

Due infelicità che si ritrovano come al confine delle loro giornate particolari. Due solitudini esiliate negli occhi dell’altro.

Scola riesce a raccontare queste realtà malinconiche ed isolate con simpatia, come Cervantes racconta la solitudine di Don Chisciotte. Scherzandoci su. E tutti sono Don Chisciotte.

Scola tratta pure il tema dell’omosessualità. Lo fa con una delicatezza e con una semplicità a tratti disarmanti.

Nel film Gabriele (Marcello Mastroianni) è stato cacciato dalla radio perché omosessuale ed essendo un sospetto anti fascista sta per essere estraniato in Sardegna.

Antonietta invece (Sofia Loren) è la casalinga perfetta, indefessa, fedele all’uomo e alla famiglia. Ritrova nella compostezza e nella fragilità omosessuale di Gabriele, la sua femminilità e il sogno persi fra le cose da spolverare.

Incantevole la scena sulla terrazza nella quale i due sono in preda al bucato. È una scena simbolo. L’azione più semplice, un’azione di vita quotidiana si trasforma nel gesto più romantico e più erotico – nel senso di erosdi tutti i tempi.

Vedere questo film è come leggere una bella poesia o ascoltare una bella canzone, fa bene al cuore. “Piangere si può fare anche da soli ma ridere bisogna farlo in due.”

Marco.

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