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Perfetti Sconosciuti – Siamo tutti frangibili

canzone consigliata per la lettura: Rivers - The Tallest Man on Earth

Ci conosciamo davvero tutti o l’afflato, fra le coppie e gli amici, esiste proprio grazie al non detto?
Meglio fare finta di niente o meglio sviscerare quei segreti inconfessabili?

Non lo so, di sicuro potrebbe essere tutto frainteso. Meglio provarci ricorrendo ad un gioco.

“Siamo tutti frangibili…”

“Se ami qualcuno lo proteggi. Lo proteggi da questo e da tutto!”

Fare finta di nulla è la soluzione proposta da Genovese, possiamo essere d’accordo o meno ma questo finale conferisce una interessante identità al film.

Terzo dell’anno, per incasso, dopo Checco Zalone e dopo The Revenant di Inarritu (Oscar). Aspetto da non sottovalutare.

Una cena fra amici, ambiente unico, piani stretti sui protagonisti e regia che sapientemente asseconda i dialoghi.
Una cena fra amici, una sera probabilmente di primavera in cui la Luna s’eclissa. Una sorta di licantropia.

Marco Giallini e Kasia Smutniak, Edoardo Leo e Alba Rohrwacher, Valerio Mastandrea e Anna Foglietta amici di un immenso Giuseppe Battiston.

I protagonisti riescono ad essere estremamente naturali, intensi per tutta la durata del film, costruiscono personaggi perfettamente credibili.

Una cena fra amici, ambiente unico, con battute serrate (frutto di tanto tavolino, cioè prove seduti pre girato).

Cinque sceneggiatori, fra cui il regista Genovese, per una pièce quasi teatrale, che fa pensare ad un carnage all’italiana; quasi totalmente convincente, se non fosse per qualche stereotipo non proprio soddisfacente, non necessario.

Forse l’obiettivo della produzione era scalare la vetta dei film più visti, rappresentare un’alternativa valida alle pellicole più popolari.

Fra i “madò” generali delle signore che occupavano parecchi posti in sala, inizia il gioco proposto da Eva (Kasia Smutniak) “Quindi voi mi state dicendo che nessuno di noi ha segreti?!”.

La tela della proiezione mi è sembrata un palco, talvolta. Gli attori assolutamente vicini al pubblico, i loro ritmi davvero serrati e quotidiani (chiaro merito della sceneggiatura).

L’entusiasmo dei primi dialoghi e delle prime scene, propongono un Battiston goffo, simpatico e travolgente; lo stesso entusiasmo si riflette nei rapporti di amicizia fra i sette protagonisti. Le aspettative sono alte.

La verve da commedia, proseguendo nella visione, viene offuscata da sprazzi di dramma, crescenti come crescente è il nero che si sparge sulla luna.

“Io ne vedo sempre due…”

Il dramma prende il sopravvento sulla forza comica delle reazioni al gioco da tavola (ahahahah) di Battiston e di Mastandrea; finché non si cade nel primo cliché, ormai abusato da qualsiasi narrativa contemporanea. Gli amici sono alla moda, uno di loro è gay. Per fortuna viene sviscerato da un’escamotage divertente.
La novità – proposta da Genovese – sta nella reazione eccessiva di Edoardo Leo, tassinaro democristiano, per cui a Mastandrea “je basta esse frocio da du ore!” Le signore dei “madò” ridevano compiaciute dell’omosessualità (vera o presunta) di uno dei componenti della tavolata.

La matassa del gioco si dipana attraverso il susseguirsi di scoperte drammatiche, fino al dramma nel dramma, un doppio tradimento, dal meno probabile fra gli amici. Mi chiedo: davvero la scatola nera delle nostre vite, è capace di racchiudere solo dei tradimenti e l’essere omosessuali? Dobbiamo arrenderci all’infedeltà?

C’è spazio anche per una bella chiacchierata padre – figlia, in cui lo psicologo Giallini (a tratti sembra quello visto in Tutta colpa di Freud) regala consigli sul vivere bene, in equilibrio.

Sono troppo sferzante nei confronti dei cliché usati perché speravo potessero essere usati in stile Scola (faccio riferimento a La Terrazza), speravo ci fosse il coraggio di non fermarsi al livello di chiacchiere da pianerottolo. E invece Perfetti Sconosciuti ha un’anima assolutamente pop.

Il finale però salva questo mancato coraggio: facciamo finta di niente, perché – citando il personaggio interpretato da Giallini – la persona migliore è quella capace di disinnescare. È capace chi fa un passo indietro per evitare la lite e sta dieci passi avanti.

L’ultimissima inquadratura è sullo splendido Battiston che con tempi magistrali regala una gag gravida di divertimento.

“Ognuno di noi ha tre vite, una vita privata, una vita pubblica e una vita segreta.”  G. G. Marquez.

 

Perfetti Sconosciuti è dunque un buon film italiano che riesce ad alternare sprazzi di commedia a fasi di verità e di quotidianità, spesso massacranti, ma ben narrate e certamente retto da eccellenti attori. Un buon film italiano che fa venir voglia di giocare, a cena, fra amici. Allora, cento di questi film italiani!

Marco.

 

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