Bruce Wayne – L’Uomo e il Simbolo

Perché cadiamo signore? Per imparare a rimetterci in piedi. (Alfred Pennyworth – Batman Begins)

Così Alfred, riproponendo una frase di Thomas Wayne, cercò di rialzare Bruce Wayne dopo l’attacco subito nel suo castello per mano del suo vecchio mentore, Ra’s Al Ghul.

Su questa frase Christopher Nolan modellò il suo Bruce Wayne, influenzato ovviamente dalle tinte originali degli ideatori dell’Uomo Pipistrello, Bob Kane e Bill Finger. Perché il Bruce Wayne di Nolan, interpretato da un magistrale Christian Bale, è un uomo che, sin dalle origini, cade e si rialza, creando sin da subito un legame emotivo che avvolge lo spettatore.

La Trilogia di Nolan sul Cavaliere Oscuro fu probabilmente una chiave di volta per tutto il mondo dei Cinecomic, troppo spesso ancorato alle origini fumettistiche. Prima di Batman Begins, i film sui supereroi erano spesso la trasposizione fin troppo fedele di un fumetto su una pellicola: si basavano sui poteri dell’eroe in questione e sul divertimento. Ciò che non si era mai visto prima di Nolan era un’analisi profonda della psiche dell’eroe e il realismo totale della pellicola, dalla scenografia ai personaggi in sé, passando per i gadget e i mezzi di trasporto. Così facendo Nolan si distanziò dal Batman ben riuscito ma eccentrico di Tim Burton, e dai disastri di Joel Schumacher con Batman Forever e Batman e Robin.

Ma come ha fatto il regista londinese a strutturare e rivisitare così bene un’icona come Batman? Proviamo a ripercorrere insieme la Trilogia analizzandone gli albori e l’evoluzione.

Partiamo appunto da “Batman Begins”, prima opera della Trilogia di Nolan.

Batman Begins è il film probabilmente più introspettivo e psicologico dei tre, un viaggio attraverso le paure che si celano nella mente di un uomo in conflitto con se stesso, pervaso dai sensi di colpa per la morte dei genitori. Il film sembra essere un rito di iniziazione all’Eroe, perché ci mette di fronte a situazioni e villains che aiutano in qualche modo alla crescita sia del simbolo che dell’uomo.

Per vincere la paura devi diventare paura. (Ra’s Al Ghul)

Il primo capitolo inizia con un vero e proprio cammino attraverso la psiche di un Bruce Wayne che deve affrontare i suoi demoni interiori più grandi: il senso di colpa incessante e una travolgente sete di vendetta. Si palesa quindi di fronte a noi, il primo vero grande nemico di Bruce Wayne, nonché la sua più grande paura: se stesso.

Hai imparato a seppellire il rimorso sotto la collera. Ti insegnerò ad affrontarlo e ad accettare la verità. Sai combattere contro sei uomini. Noi ti insegneremo a fronteggiarne seicento. Tu sai come sparire. Noi ti insegneremo come si fa a diventare invisibile.
Ra’s Al Ghul

Imprigionato dall’angoscia e dalla rabbia, Bruce trova in Ra’s Al Ghul la guida ideale per riuscire a trasformare tutto ciò in qualcosa di più. Obbligato a guardarsi dentro per superare i propri limiti e le proprie paure, Wayne viene addestrato nell’arte della teatralità, dell’inganno, e del dominio della paura stessa.  Al termine dell’addestramento Bruce viene messo di fronte a un assassino che era stato catturato, e gli viene ordinato di ucciderlo per dare prova della sua fedeltà alla Setta delle Ombre; ed è qui che siamo di fronte al primo risultato del viaggio introspettivo di Bruce Wayne, che mette da parte la vendetta e si dimostra compassionevole, rifiutandosi di uccidere un uomo che andava processato per ciò che aveva compiuto. Così facendo Bruce si distingue dal suo mentore, che rappresenta ciò che sarebbe potuto diventare se si fosse lasciato trasportare dalla vendetta e dall’odio. Perché di questo è caratterizzato l’Uomo Pipistrello, del bisogno irrefrenabile di giustizia, la vera forza che lo induce a combattere il crimine con tutto se stesso.

Il villain secondario del film è Spaventapasseri, ovvero il Dottor Jonathan Crane, colui che incarna una delle vere e proprie colonne portanti del film, filo conduttore che lega l’uomo al simbolo, la Paura. Crane realizza un gas venefico in grado di far emergere le proprie paure più profonde sotto forma di allucinazioni visive e uditive, e vuole utilizzarlo contro i cittadini di Gotham per attuare il folle piano di distruzione di Ra’s Al Ghul. Sin dall’inizio del film, quando il piccolo Bruce cade nel pozzo di casa Wayne e viene aggredito dai pipistrelli, la paura rimane l’elemento cardine per dare forma al personaggio e alla storia di un Eroe che è tanto forte quanto fragile, perché di Eroe umano si tratta. E così si fondono le capacità del simbolo con quelle dell’uomo, ovvero la capacità di Batman di dominare la paura e di trasformarsi in essa, e l’intelligenza di Bruce di riuscire ad accogliere il lato oscuro di sé senza farsi sopraffare da esso, in un perfetto equilibrio fra buio e luce.

Nel secondo capitolo della Trilogia Nolan costruisce intorno a un Bruce Wayne più maturo e consapevole dei propri mezzi uno scenario di caos in cui sguazza il Joker, in una delle interpretazioni migliori e folli del cinema contemporaneo. Grazie a un superlativo Heath Ledger che si è immerso completamente nel personaggio, Nolan ha voluto mettere di fronte a Batman l’altra faccia della medaglia: da una parte l’ordine e le regole, dall’altra l’anarchia più totale. L’imprevedibilità e la complessità di questo villain senza un’origine apparente (“Vuoi sapere come mi sono fatto queste cicatrici?”) fanno vacillare i fragili equilibri di un Bruce Wayne che sembrava aver trovato la sua stabilità dopo aver indossato il mantello nel primo film.

Alfred: Riconosca i suoi limiti, Signor Wayne. 

Bruce Wayne: Batman non ne ha…non ha limiti. 

Alfred: Ma lei sì, signore. 

Bruce Wayne è nel fiore dei suoi anni, fisicamente devastante, e ancor più supportato dai gadget di Lucius Fox, ma perché entra così tanto in difficoltà contro il suo Villain storico? Il dialogo, postumo al blitz di Batman nei confronti di Spaventapasseri e Chechen, fra Alfred e Bruce sottolinea quanto Wayne, con un pizzico di presunzione, veda nel simbolo una forza davvero inarrestabile, e di come Alfred, da sempre la coscienza e la parte più riflessiva di Bruce, tenga di più al volto sotto la maschera del pipistrello. Bruce, nel corso del film, muta il suo pensiero verso di sé, e viene condotto a un’unica certezza: non potrà essere per sempre Batman. Ed è qui che sorge la domanda, chi è la maschera di chi? È Batman a essere la maschera di Bruce o viceversa? Seppur l’uomo e il simbolo vivano un rapporto simbiotico, emerge nel secondo capitolo ciò che appunto è stato detto poc’anzi, il bisogno di prevalere dell’uomo sul simbolo, il desiderio di poter appendere finalmente il mantello al chiodo e di costruirsi una vita migliore.

Il momento di più grande confronto fra Batman e Joker è la famosa scena dell’interrogatorio, cinque minuti di tensione e adrenalina pura, in un face to face che è rimasto impresso a tutti gli appassionati (e non) del Principe di Gotham. Uno scambio di battute in cui il Joker trascina Batman nel suo caos delirante, in un crescendo di rabbia esplosiva e follia calcolata. Portandolo al suo stesso livello, il folle clown cerca di dimostrare all’Uomo Pipistrello quanto siano simili in realtà (“Tu completi me.”), quasi come se fossero complementari in tutte le loro differenze e in tutte le loro somiglianze, come se uno non potesse vivere senza l’altro. In questa escalation dialettica in cui il Joker manipola a suo piacimento la mente di Batman esce fuori tutta la collera di un Bruce Wayne incapace di accettare la precarietà della situazione in sé, e la totale instabilità di un uomo che rispecchia il Caos e il Male nella sua essenza più pura, impossibile da prevedere e da controllare, totalmente immune alla paura, perché privo dell’emotività stessa che scatena in ognuno di noi. Joker sarà in grado lungo il suo folle, (ma calcolato) percorso, di spingere al limite non tanto la forza fisica di Batman, quanto la sua forza emotiva, cercando di colpirlo dove può fargli più male, ovvero negli affetti (Rachel) e nei cittadini di Gotham (emblematico “l’esperimento sociale” delle navi da crociera).

Perché certi uomini non cercano qualcosa di logico, come i soldi. Non si possono né comprare né dominare, non ci si ragiona né ci si tratta. Certi uomini, vogliono solo veder bruciare il mondo.
Alfred Pennyworth

Tu non hai niente, niente con cui minacciarmi..non te ne fai niente di tutta la tua forza!
Joker

Nel terzo capitolo balziamo di otto anni in avanti e ci troviamo in una Gotham che vive un periodo di pace, sorretta da una bugia riguardo alla triste fine di Harvey Dent, in cui il nostro eroe mascherato ne diviene per sua scelta il capro espiatorio. Bruce Wayne è assai provato fisicamente dalle battaglie del capitolo precedente, ed è annientato nell’animo per non esser riuscito a salvare la donna che amava, Rachel, dalla follia del Joker. In città neanche l’ombra di Batman, ritiratosi nel suo castello.

Proprio quando la pace sembra regnare a Gotham esce fuori Bane, il villain finale, che sancisce il ritorno di Bruce Wayne nelle vesti di Batman, ma cosa sarà cambiato in questi otto lunghi anni? Quale sarà la terza e ultima evoluzione di Bruce?

Nolan qui regala al pubblico una discussione che permette agli stessi di comprendere le condizioni attuali del Batman che si ritrova davanti allo schermo, discussione che reputo la più coinvolgente a livello emotivo di tutta la Trilogia, ovvero il confronto fra Bruce Wayne e il suo maggiordomo, Alfred.

Alfred, figura quasi paterna per Bruce e da sempre lo specchio della sua coscienza, si rende conto dell’impossibilità di poter affrontare Bane, cosa che porterebbe a un unico triste epilogo, e minaccia lo stesso di abbandonarlo nel caso non si fosse fermato. Bruce, ormai travolto e assorbito dal dolore della perdita dell’ennesima persona amata, non accetta le parole del vecchio maggiordomo, che gli confessa di aver bruciato la lettera in cui Rachel affermava di aver scelto Dent e non lui, e finiscono per dividersi.

Bane, a differenza del Joker, non è un’energia caotica, bensì un’energia organizzata, mirata alla distruzione di Gotham, e lo scontro fra i due non è più tanto mentale, inizialmente, ma fisico, tanto che nel primo scontro fra i due Batman ne esce con le ossa rotte. Condannato dallo stesso Bane ad assistere alla distruzione di Gotham in una prigione sotterranea sperduta, assisteremo alla rinascita di un uomo e di un simbolo, che pareva ormai caduto, ma che ritrova la fiducia in se stesso e soprattutto riscopre la voglia di vivere e di combattere attraverso la sua più fedele amica/nemica, la Paura. Di fatti tutto iniziò in un pozzo, in cui il piccolo Bruce cadde per sbaglio, e tutto ripartì da lì, dalla scalata della parete della prigione, senza corde, con un Bruce Wayne sospinto dalla paura per gli esiti dei piani distruttivi di Bane e dalla voglia di rivalsa.

La pellicola, che termina con la “morte” del simbolo che sacrifica se stesso per la salvezza di Gotham, segna l’imposizione dell’uomo sul simbolo. Una scelta, che Bruce Wayne prende finalmente per la sua vita, la scelta di una vita normale. Sì, perché ciò che ha reso “Super” l’eroe che è Batman è la sua normalità, la sua umanità, le sue fragilità che lo rendono così simile a tutti noi. Un Eroe solo, tormentato, che ha avuto la fortuna di avere il potere più grande, quello di essere umano.

Chiunque può essere un eroe, anche un uomo che fa una cosa semplice e rassicurante come mettere un cappotto sulle spalle di un bambino, per fargli capire che il mondo non è finito.
Batman

Leggi anche: La trilogia del Cavaliere Oscuro- I 3 cattivi: Ra’s al Ghul, Joker e Bane

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