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Masculin, Feminin – Radiografia di un’epoca

Siamo in Francia, alla vigilia della stagione sessantottina, Parigi è scossa da stimoli sociali e culturali diametralmente opposti.

Ci viene presentata una serie di personaggi che si ergono ad emblema della generazione di giovani immersi nel cambiamento sociale che l’Europa (rappresentata in questo caso dalla Francia) sta conoscendo.

Paul è un ventunenne attento alla realtà, consapevole del fatto che qualcosa sta mutando intorno a lui e allo stesso tempo deciso ad indagarne le cause. Lui non è politicamente attivo come il suo amico Robert, ma ritiene di dover guardare con occhi diversi la realtà. Si innamora di una sua collega, Madeleine, sua coetanea.

Lavorano entrambi nella redazione di una rivista per giovani ma l’ambizione di lei è quella di avere successo nell’industria discografica. I due tentano di dialogare ma le loro argomentazioni sono diverse, lui, uscito dal partito comunista, parla di politica, alienazione, lotta di classe; lei invece di musica, ambizioni, carriera e rapporti sociali. Il film mostra con un taglio documentaristico il rapporto tra i due, le loro disquisizioni su tematiche quali l’amore, il sesso, anche attraverso una serie di personaggi che con loro si rapportano.

Tuttavia, anche se Paul sviluppa un amore profondo per Madeleine, lei pensa più alle sue ambizioni, alla sua carriera, è questo il pensiero che abita stabilmente la sua mente. Le strutture sociali vengono mostrate come motivo di impossibilità nella costruzione di un rapporto armonico di coppia.

A questo punto ritengo necessario mettere da parte la trama, non fondamentale se ci ricordiamo che stiamo parlando di un film di Godard, per spostarci sul terreno che il regista cerca di sondare per arrivare al nucleo del suo messaggio. Qual è la trasformazione in atto nella società europea? Come sta cambiando Parigi?

Godard ce lo mostra attraverso i personaggi, le situazioni e alcune citazioni iconiche che il film ci ha lasciato. Le due linee di pensiero diametralmente opposte sono quelle che vedono da una parte la lotta di classe, il socialismo (nel film incarnato dai personaggi maschili) e il capitalismo imperante, quel consumismo (incarnato dai personaggi femminili) al quale la società occidentale, sul modello statunitense, si stava piegando.

“SIAMO I FIGLI DI MARX E DELLA COCA COLA”

Quale frase avrebbe potuto racchiudere meglio l’essenza del film e di un’intera epoca? L’analisi societaria, che Godard ci mostra in maniera cruda e asettica e senza evidenti prese di posizione, tocca anche altri temi e avvenimenti dell’epoca; dall’uomo che si dà fuoco per protestare contro la carneficina in Vietnam, alla violenza imperante e insensata che le strade parigine stavano conoscendo. È questo che Paul vuole indagare, la sua analisi sociologica parte dalla sua volontà di conoscere il mondo, e quindi se stesso; ed è lui stesso a dircelo:

LA SAGGEZZA È SOLTANTO VEDERE LA VITA. VEDERLA DAVVERO”

La conoscenza del mondo non può prescindere dalla conoscenza di chi lo abita, da quella dell’altro sesso (tema che sarà ripreso da Kubrick in Eyes wide shut), ma soprattutto non può prescindere dalla volontà di conoscere se stessi in relazione al mondo.

Diviso in 15 capitoli, con una diegesi frantumata, Godard va oltre il film di inchiesta e si inserisce a metà tra il documentario quasi voyeuristico deciso a fotografare un’epoca, e un’analisi sociologica della stessa. Capolavoro di coerenza e abilità cinematografica, Masculin Feminin è una delle testimonianze più autorevoli che il secolo scorso ci ha lasciato per comprendere da dove veniamo; anche adesso che ormai l’iconica citazione suddetta ha perso la connotazione della dicotomia, rendendoci orfani di uno dei due genitori. L’ultimo urlo che Godard lancia e che appare quasi come un’utopia intimamente covata, è un inno all’amore e ai sentimenti contro il consumismo, colpevole di renderli ormai freddi e calcolati.

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