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Wall Street – La Dialettica umana intorno al Charging Bull

La Dialettica è l’arte di indagare razionalmente la verità mediante il dialogo e la discussione fra due tesi antitetiche.

Nacque con Socrate, che dimostrava così le contraddizioni intrinseche nel pensiero dell’avversario (la maieutica). Proseguì con Platone, che pretendeva di assurgere in tal modo alla verità posta nel mondo delle idee. Venne interpretata diversamente da Aristotele, che ritenne la dialettica neoplatonica una logica dell’apparenza benché basata esclusivamente su opinioni.

Nel 700’, il pensiero dialettico fu poi rivoluzionato da Hegel. Il filosofo tedesco rinnegò la dialettica classica ed intese quest’ultima come condizione ontologica della verità, essendo la verità conseguente la razionalità conoscitiva: per meglio intenderci, il pensiero dialettico non era più uno strumento d’indagine della verità ma la premessa affinché si potesse giungere ad essa.

Ora è lecito chiedersi, cosa c’entra questo con Wall Street?

Beh, la dialettica hegeliana costituirà il punto di partenza per il materialismo storico di Marx. Infatti, nello scritto Per la critica dell’Economia Politica, Marx applicherà la concezione dialettica di Hegel alla Storia: il raffronto dialettico tra classi sociali, tese ad impadronirsi del potere statale, determina gli eventi storici, il cui culmine è la lotta di classe fra operai, classe oppressa ed universale, e capitalisti.

Questa congettura filosofica sarà il pilastro di Wall Street.

Ma cosa spinse Oliver Stone ad una filmografia così politicamente impegnata?

Oliver Stone a 20 anni decise di arruolarsi volontario per il Vietnam, spinto da quel fervente spirito patriottico che aveva portato il padre, un semplice agente di cambio, a combattere sulle spiagge della Normandia quarant’anni prima. E dopo aver vissuto quell’esperienza devastante, tornerà radicalmente cambiato. Niente più Yale, si laureerà alla New York University Film School, decidendo così di intraprendere la carriera da regista, mentre nel frattempo tentava di sopravvivere ai dolorosi ricordi che l’Oriente rimembrava anche ad uno dei suoi insegnanti, Martin Scorsese.

Le vicende del Vietnam che lo stesso Stone ebbe modo di osservare costituiranno Platoon. Le ferite, i solchi, gli strascichi di quelle vicende, invece, cambieranno il modo di intravedere la società da parte del nativo di New York: non più dall’alto dei grattacieli di Manhattan ma dal basso delle strade del Bronx. Lì nasce Wall Street, quel desiderio di rovesciare l’ordine sociale che procede per gerarchie, escludendo i più e spalancando le porte ai meno.

Un giovane agente di borsa, Bud Fox, interpretato da un altrettanto giovane Charlie Sheen (feticcio dello stesso Stone), è un ambizioso broker di poco conto che desidera a tutti i costi lavorare con Gordon Gekko, il re di Wall Street, reso celebre da Michael Douglas. Bud però deve dimostrare a Gordon che vale il suo tempo e l’occasione migliore è quella fornitagli dal padre, Carl, interpretato dallo stesso padre di Charlie Sheen, Martin. Carl Fox è il leader sindacale di una compagnia aerea che, vessando in pessime condizioni finanziare, è un’ottima opportunità per Gekko: acquistandola a prezzo stracciato, Gekko potrà rivenderla moltiplicando i suoi guadagni ma disinteressandosi del destino degli operai.

Bud deve scegliere: il successo sporco o la lealtà fallimentare?

La risposta non è scontata. Una domanda così scuote, percuote e confonde. Non è un caso infatti che lo stesso Stone riprenda in maniera confusionaria l’azione, il mondo è una roulette: o la fortuna viene da te o contro di te. La pallina da scagliare è nelle mani di Bud. Le sue mani sono le nostre mani. Ponderare una risposta del genere richiede tempo, forse molto tempo, troppo per la società occidentale. Il tempo è denaro, perdere attimi a riflettere su ciò che è più giusto per tutti equivale a fallire.

Raggiungere certi livelli, però, non è soltanto questione di fortuna, è questione di decidere fino a che punto spingersi. Aldilà del guado vuol dire aver deciso che l’etica non è parte della propria vita, vuol dire aver deciso di lasciar scorrere, di sporcarsi le mani. È per questo che Bud, espressione dell’America del self-made-man, non esita nel commettere un’illegalità quando Gekko glielo richiede. È necessario per poter accedere a determinati livelli? Forse sì, magari no. Chissà.

Sicuramente, però, l’antitesi di Gekko esiste. È l’altro lato della medaglia, il rovescio. È il padre di Bud Fox, Carl. Operaio, sindacalista, l’America che non t’aspetti, quella che sorregge la baracca, quella che paga le conseguenze quando le cose vanno male. Già, perché per ciascuno a cui va bene, c’è sempre qualcuno a cui va male.

Allora, che fare?

Oliver Stone ha deciso. Anche lui è Bud. Un ragazzo che tendeva a guardare il mondo soltanto da un oblò appannato. Un oblò sporco di quella polvere che talvolta fatica ad andar via ma che, una volta eliminata, permette di scorgere anche gli orizzonti più distanti.

Disilluso da Gekko, Bud soltanto ora intuisce che la società è divisa in fazioni che, in modo dialettico, si contrappongono e si combattono. Quella fazione capitalista, quella sponda del conflitto che fa dell’oro il suo trionfo nella lotta storica, che fa del successo la sua sintesi prevaricante il proletariato, non ha fatto i conti con la sottesa sincerità morale di quest’ultimo, che a dominio contrappone umanità. La più eterna sfida della dialettica umana.

Adesso deve rispondere alla domanda. Già, la domanda. Sarà la sua coscienza a rispondere ma stavolta, anche grazie a lui, gli oppressi hanno vinto.

Questa Dialettica che contraddistingue il mondo non permette di rimanere inerti. Osserva e poi decidi: o stai qua o stai di là.

È la storia più vecchia del mondo, repubblicani contro democratici, destra contro sinistra, padroni contro operai.

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