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The Last of Us – L’Esclusività dell’Amore

The Last of Us

Tra tutti i sentimenti che sperimentiamo in quanto esseri umani, quello che maggiormente comunica la nostra essenza intima, legandoci profondamente all’altro, è senza dubbio l’amore. Amicizia, empatia, rabbia, delusione, rimorso o qualsiasi altro affetto certamente rivestono la loro importanza, ma nessuno è tanto profondo e incomprensibile quanto l’amore.

È per tale motivo che non ho la presunzione di esaurirne le infinite, soggettive sfumature in pochi paragrafi, dunque cercherò di affrontarlo andando oltre gli aspetti comuni, noti di questa esperienza al tempo stesso universale e unica. Film, romanzi, canzoni: in ogni tempo e in ogni luogo infinite filosofie e forme d’arte hanno cercato di trasmettere la forza, il significato di questo sentimento. Proverò a presentare un particolare versante dell’amore, partendo dalla trama di un videogioco, uno di quelli significativi, che lasciano il segno. Può essere utile sottolineare il fatto che a favorire la partecipazione empatica con i personaggi del gioco contribuisce la straordinaria, fluida alternanza tra momenti di gameplay e narrazione.

Il mondo dopo la catastrofe

The Last of Us è un videogioco del 2013, configurato come un’avventura esplorativa, pubblicato per Playstation 3 e 4 dalla Naughty Dog. Sulla falsa riga di altre opere, come Io sono Leggenda e The Walking Dead , il titolo è ambientato nel 2033, in un mondo post-apocalittico, nel quale la diffusione di un fungo ha provocato un’epidemia globale, causando la rovina della civiltà e l’istituzione della legge marziale, mentre tra la gente comune prevalgono anarchia e violenza.

La prima scena del gioco si svolge in una notte del 2013, alle origini dell’epidemia: Joel, il protagonista, fugge con la figlia Sarah mentre il fungo trasforma i primi uomini e caos e guerriglia divampano per le strade della città; giunti al perimetro esterno il primo sentimento del padre è quello di tranquillizzare l’amata bambina, rassicurandole che il peggio è passato. Il soldato nel quale si imbattono, però, è di tutt’altro avviso: il suo ordine perentorio è quello di neutralizzare ogni forma di vita proveniente dalla città, per prevenire la diffusione del virus. Dopo un attimo di esitazione, fa fuoco sui due, uccidendo Sarah. Joel sopravvive grazie all’aiuto del fratello Tommy, appena giunto sul posto.

Vent’anni dopo, in una Boston in quarantena, Joel trascina la sua vita da sopravvissuto di giorno in giorno, tra una battuta cinica e un pezzo da contrabbandare, senza un vero motivo per andare avanti. Lui e l’amica Tess si imbattono in Marlene, leader del gruppo clandestino Fireflies, mentre cercano armi a loro sottratte. La donna li ingaggia per condurre una ragazzina quattordicenne di nome Ellie in una base dei Fireflies al di fuori della zona in quarantena, nel mondo desolato e in rovina popolato da runner e clicker (gli umani parzialmente o totalmente trasformati dal fungo). I due contrabbandieri, in particolare Joel, non sono per niente propensi a rischiare la vita per una missione suicida e chiedono ulteriori spiegazioni. Marlene si limita ad offrire un ricco pagamento, da riscuotere però solo al termine dell’incarico.

Interazione dopo interazione, il percorso del gioco prende forma mentre Joel, Tess e questa semplice bambina spensierata e curiosa abbandonano furtivamente Boston; i soldati li intercettano e nel corso della concitata fuga si scopre che Ellie è stata morsa da un infetto, quindi dovrebbe essere contagiata. I due adulti rimangono sconvolti dalla scoperta e sono determinati a riportarla indietro o abbandonarla, ma la bambina sostiene che per qualche strana ragione la trasformazione non si è verificata ancora: è per la speranza di estrarre da Ellie una cura per la pandemia che Marlene spinge Joel e Tess a portarla in salvo nella base dei ribelli.

L’uomo non è ancora del tutto convinto, ma Tess, che intanto è stata infettata e quindi è sul punto di morire, lo incoraggia a non mollare, a portare a termine l’incarico, credendo nella sincerità di Ellie.

L’evoluzione di un legame

È da questo momento in poi che il gioco, in un ideale capovolgimento della realtà, ci muove, trascinandoci nel realismo e nella profondità di questo singolare rapporto umano in un mondo disumano. Inizialmente serio, distante, Joel dapprima ignora le domande e le curiosità di Ellie, mantenendo il loro rapporto arido, come la sua personalità dalla morte della figlia. Nella ricerca della base ribelle, insieme i protagonisti sopravvivono a innumerevoli pericoli: combattono infetti, uccidono soldati e cacciatori che si imbattono sul loro cammino; alternando sparatorie, fughe forsennate, frugali pause e momenti di serenità strappati alla loro incombente missione disperata, la continuità del gioco è retta dalla relazione che progressivamente si trasforma, dal legame reso sempre più saldo e inscindibile dalle esperienze condivise. Gradualmente, Joel ritrova un motivo per vivere, e identifica quel motivo in Ellie, questa bambina sconosciuta improvvisamente apparsa sul polveroso palcoscenico della sua vita.

Giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, in primavera i due finalmente raggiungono la loro destinazione, un rifugio nei pressi di Salt Lake City. Qui Marlene dichiara all’uomo che Ellie non muta perché il fungo che l’ha infettata è evoluto rispetto a quello originario; è per questo motivo che la realizzazione di una cura per l’umanità richiederà il sacrificio estremo: la morte della ragazza. A questo punto Joel è posto sotto controllo dei ribelli ed Ellie, sedata, viene condotta in sala operatoria. L’ansia cresce mentre il ritmo del gioco si avvicina all’apice. La determinazione di Joel, causata dall’amore che lo lega ad Ellie, gli impedisce di accettare passivamente la sua morte: uno ad uno, i membri dei Fireflies cadono inermi di fronte all’epica, antieroica furia di Joel, motivato dalla sola certezza che gli consente di vivere, dalla sua unica ragione. Marlene stessa, la donna che inizialmente dovette convincerlo ad accettare l’incarico, viene freddamente uccisa.

La scena successiva scuote oltre il limite i nostri sentimenti, offrendo la rappresentazione di questo amore in tutta la sua tragicità: risvegliandosi nel retro di un’auto, Ellie domanda a Joel per quale motivo abbiano abbandonato il rifugio, ed egli risponde che i ribelli avevano nel frattempo trovato altri immuni, quindi lei non era più necessaria.

Nell’epilogo, Ellie è un’adolescente taciturna, segnata dalle esperienze vissute, e Joel prova a sollecitarla, a divertirla ricordandole i momenti piacevoli delle loro avventure. Improvvisamente la ragazza inizia a raccontare il momento in cui venne morsa: con lei era presente la sua migliore amica, che successivamente morì. Da quel momento in poi, rivela il suo profondo senso di colpa alimentato dalla capacità di sopravvivere a discapito degli altri che, incrociati nel loro tragitto, non ce l’hanno fatta. Mentre Joel prova a rincuorarla, lei lo interrompe obbligandolo a dichiarare la verità sulla base ribelle. È in questo momento, quello in cui l’uomo giura, mentendo, che emergono tutte le ragioni di un egoismo viscerale, dell’amore esclusivo, oltre l’etica: Ellie non è diventata la cura per salvare l’umanità, ma sicuramente rappresenta quella che ha salvato Joel dalla disperazione.

The Last of Us è un capolavoro perché è una storia esistenziale che ci costringe ad ammettere che non esistono buoni e cattivi, obbligandoci a riconfigurare le nostre percezioni di giusto e sbagliato, portandoci ad empatizzare con personaggi ambivalenti, profondamente reali e profondamente umani.

La comunità degli amanti

L’amore è forse una pietra d’inciampo per l’etica, a meno che non la metta in dubbio con il solo imitarla.”

La riflessione cui questo meraviglioso videogioco ci conduce è in qualche modo sintetizzata in questa potente frase di Maurice Blanchot: il dilemma morale di Joel, risolto con la totale vittoria del suo egoismo, di cui il giocatore non può che condividere le ragioni, è determinato proprio dal rapporto aporetico tra amore e società: l’amore è eversivo, esclude da sé ogni legame terzo con la società. Non conoscendo leggi, il mondo di coloro che si amano si realizza come una società antisociale, che per tale ragione realizza una comunità inoperosa, al di fuori dell’etica. In The Last of Us questa comunità è realizzata da un sentimento di amore paterno, ma la considerazione coglie infinite sfumature di legami amorosi. L’incontro tra due amanti è sempre clandestino: nel rapporto il desiderio dell’altro è un sentimento devastatore, che esige senza diritto. Forma una comunità elettiva, una società nella società.

Il legame tra amore e società venne indagato anche da Freud. Nel Disagio della civiltà, egli presenta la differenza tra l’amore, diretto al soddisfacimento assoluto della pulsione, e l’amicizia, diretta alla costruzione di rapporti duraturi, meno intensi ma essenziali al mantenimento di una comunità; inoltre proprio l’amore, sostiene Freud, è l’elemento essenziale della civiltà; tuttavia essa, una volta nata, richiede la costituzione di legami d’amicizia, non assoluti: dunque da un lato l’amore si oppone agli interessi della civiltà; dall’altro, la civiltà minaccia l’amore con gravi restrizioni.

La citazione di Blanchot riportata sopra offre però un secondo spunto su cui riflettere:  l’amore può realizzarsi come etica, imitandola. Cosa intende dire Blanchot? Riprendendo Levinas, un altro filosofo contemporaneo francese, egli arriva a sostenere che nell’attenzione all’Altro il soggetto può sentirsi messo in discussione e dunque costruire un rapporto fondato su una responsabilità e un obbligo basati non sulla Legge, ma sulla passione. Una passione spontanea, dunque, come quella per Ellie, che rianima la vita morente di Joel, è l’elemento che, secondo l’autore, può consentire di superare la distanza invalicabile tra amore e società civile, tra comunità e coppia.

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Gianluca Colella

Ho 24 anni, studio psicologia clinica a Napoli e quello che amo della mia esperienza con la Settima Arte è la possibilità di legare ciò che studio agli show e ai film che amo; lo spazio culturale soggettivo e oggettivo nel quale possiamo emozionarci riconoscendo l'evoluzione di storie, personaggi ed affetti è una delle cose più preziose che abbiamo e secondo me l'arma più preziosa del cinema. Un po' la Forza di Star Wars.

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