News

Woody Allen e la poetica dell’imprevedibilità

Pochi registi sono stati capaci di imprimere il carattere di opera alla loro produzione cinematografica; tra questi, non si può non includere Woody Allen, i cui film sono legati da un filo conduttore talvolta più che visibile. L’imprevisto che comanda situazioni e sentimenti, nei rapporti interpersonali come nelle conseguenze delle proprie azioni, è sicuramente uno dei temi più presenti nella vastissima opera del regista newyorkese.

Tuttavia, volendo andare a ricercare il singolo film da cui scaturisce tutta la poetica presente nei successivi, ci si accorge che è un lavoro alle soglie dell’impossibile; ne ho dunque scelti due, entrambi appartenenti al periodo del primo Woody, che trattano il tema dell’imprevedibilità in due ambiti relativamente distinti, ovvero nell’amore e nel dramma: Manhattan (1979) e Crimini e Misfatti (1989).

Manhattan e la pena di vivere

Capitolo primo: adorava New York.

Risultati immagini per manhattan scena finale

Manhattan è una lettera d’amore: al cinema, alla musica, all’arte, a New York; ed è, per così dire, una lettera d’amore all’amore (nella concezione woodiana, beninteso). Uno dei suoi capolavori immortali nel quale si incontrano molte delle tematiche da lui affrontate nel corso di una formidabile carriera. Con Manhattan, Woody Allen è entrato nel nostro immaginario per mai più uscirci.

Nel clima soffuso e in bianco e nero di una New York anni ’70, Isaac è uno scrittore disilluso che dopo due divorzi opta per la leggerezza di una relazione adolescenziale, con la bellissima Tracy, di diciassette anni. In una giostra di sensazioni magistralmente diretta, il nostro Isaac si imbatte per caso in Mary, l’amante del suo migliore amico più o meno sua coetanea, le cui opinioni su arte e cultura si scontrano ferocemente con le sue.

Risultati immagini per manhattan woody allen

E qui, con la semplicità propria solo al puro genio, Allen affida alla casualità l’evolversi del rapporto tra i due protagonisti: in una serie di incontri più o meno imprevisti, Isaac e Mary scoprono che al di sotto di opinioni e visioni opposte della vita, tra loro c’è tantissimo in comune. Dalla superficie si passa all’interiorità nell’arco di una nottata, passata a parlare e ad ammirare la bellezza delle strade Manhattan. Si innamorano, Isaac lascia l’innamoratissima Tracy, Mary tronca la relazione con lo sposato Yale. E’ una favola autentica, e gli spettatori non possono non esserne estasiati.

Ma qui sopraggiunge il genio di Allen, già ampiamente intravisto nel precedente Io ed Annie come nel successivo Hannah e le sue sorelle (tutti film, se vogliamo, dello stesso filone): quando la favola sembra diretta verso una conclusione alla E vissero tutti felici e contenti, l’imprevisto si staglia nuovamente sulla strada del nostro protagonista; Mary si accorge di essere ancora innamorata di Yale, il quale divorzia pur di andare a vivere con lei. E così Isaac, demolito e disilluso più che mai, tira le somme della sua avventura.

Immagine correlata

Woody Allen ha disegnato, nell’atmosfera della favola e della poesia, una vicenda sotto alcuni aspetti estremamente reale: qualsiasi decisione, la più ponderata come la più rischiosa, è soggetta alla volontà irrazionale del caso. Ma Woody, nella sua indole sotto sotto ottimista, ci dà ancora una speranza: nella debolezza e nell’impotenza dell’uomo, esiste qualcosa per cui vale la pena di vivere? Isaac ne è convinto. E’ convinto nella presenza di un qualcosa, seppur nascosto, che ti dà forza e motivazioni per rimettere in discussione ogni decisione presa, e competere di nuovo con la sorte. La corsa finale verso casa di Tracy, alla quale promette rinnovato amore, è intrisa di questa speranza; e il dialogo finale, immortale e indimenticabile, ce la mostra nella sua interezza e nella sua intensità. Nonostante Tracy stia per lasciare New York per sei mesi, invita Isaac a sfidare nuovamente il caso, promettendogli la stessa fedeltà da lui precedentemente tradita. Bisogna avere un po’ di fiducia, sai, nella gente.

Perché vale la pena di vivere? È un’ottima domanda. Be’, ci sono certe cose per cui valga la pena di vivere. Ehm… Per esempio… Ehm… Per me… boh, io direi… il vecchio Groucho Marx per dirne una e… Joe Dimaggio e… secondo movimento della sinfonia Jupiter e… Louis Armstrong, l’incisione di Potato Head Blues e… i film svedesi naturalmente… L’educazione sentimentale di Flaubert… Marlon Brando, Frank Sinatra… quelle incredibili… mele e pere dipinte da Cézanne… i granchi da Sam Wo… il viso di Tracy…

In fondo, esiste una qualunque circostanza nella quale l’amore non valga la pena di essere vissuto?

Crimini e Misfatti o l’intrinseca ingiustizia dell’universo

Dio è un lusso che non mi posso permettere.

Risultati immagini per crimini e misfatti scena finale

Crimini e Misfatti è, più o meno, il terzo film veramente drammatico diretto da Woody, dopo Interiors e Settembre. Ma la profondità e la varietà di spunti di riflessione che ci offre questo capolavoro è pressoché unica in tutta la sua produzione.

Per cominciare, non si tratta di un’unica vicenda, bensì di due parallele: la principale, quella che vede al centro un Martin Landau da oscar, è la storia di un affermato e benestante oculista che si trova di fronte il rischio di venir pubblicamente esposto da un’amante sull’orlo di un esaurimento nervoso, andando così incontro alla fine di matrimonio, dignità e privilegi. Al suo fianco scorre la vicenda di Cliff Stern, il personaggio interpretato da Woody Allen, un documentarista costretto dalla necessità di denaro a filmare un reportage su un uomo di successo da lui estremamente malvisto. L’idea di affiancare due trame tra loro apparentemente indipendenti è senza dubbio uno degli elementi che ha reso grande questo film; apparentemente perché molti dei punti chiave delle due vicende si toccano, si appoggiano gli uni sugli altri, come se i due protagonisti puntassero la stessa meta partendo da direzioni opposte: si incontreranno, inevitabilmente, alla fine del percorso, e tireranno le somme delle loro esperienze in un altro dialogo finale rimasto nella storia.

Leggi anche: Irrational Man

La storia principale, quella del dottor Judah, è quella su cui andremo a focalizzarci: si tratta di un uomo terreno, razionale, estremamente freddo e logico, tanto da dissociarsi da ogni qualsivoglia forma di credenza religiosa; e tanto da rinnegare le sue origini ebraiche.

La strada dell’incredulità divina e del pragmatismo concreto sembrano portargli più che buoni risultati, considerata la sua posizione privilegiata nella società newyorkese, il suo conto in banca e la solida unione matrimoniale. L’unico tormento di un’esistenza agiata e priva di rischi è rappresentato dall’amante Dolores, decisa a smascherarlo di fronte alla moglie con la vana speranza di un amore senza più nascondigli. Judah, dal canto suo, ne è terrorizzato: la prospettiva di divorzio e svergognamento pubblico lo mette all’angolo, non ha idea di come agire; e allora, ricorre agli estremi rimedi: l’aiuto del fratello malavitoso, che con una semplice telefonata assolda un sicario che uccide Dolores.

Risultati immagini per crimes and misdemeanors

A questo punto, ha inizio una profonda crisi all’interno dell’uomo: i valori religiosi da lui più volte rinnegati tornano a farsi strada nella sua coscienza. Sente di aver violato un qualcosa di più grande di lui, un disegno, una morale, un’etica; né il confronto con un paziente ebreo, né le parole del fratello ateo riescono a far luce nell’oscurità del suo animo. Magistrale la visione della sua famiglia riunita intorno al tavolo in occasione della pasqua ebraica, dopo la quale Judah si ritrova ancor di più in bilico, tra il dubbio se costituirsi per ottenere un inconscio sollievo morale, o l’ignorare la crisi e riuscire ad andare avanti.

Woody Allen ci mette di fronte ad un problema fondamentale e universale: esiste davvero un’etica, una moralità intrinseca nascosta dietro la realtà tangibile? O è tutto dettato dall’imprevedibilità delle nostre scelte, dal caso che guida l’evolversi di ogni circostanza? Lo stesso caso che mettendoci di fronte a situazioni estreme ci mostra la nostra vera natura; e i nostri valori, a lungo coltivati con tanta dedizione, si sciolgono come neve al sole.

Risultati immagini per crimini e misfatti martin landau

Il tema dell’ingiustizia del caso è senz’altro uno dei più cari al nostro Woody, ed è ancor più evidente nei successivi film drammatici (Match Point e Irrational Man su tutti). L’ultimo dialogo di Crimini e Misfatti mette di fronte i protagonisti delle due vicende: dall’altro lato c’è un addolorato Cliff Stern, la cui donna amata e tanto inseguita, dopo mille illusioni, ha finito per preferirgli l’uomo di successo da lui malvisto. E’ a lui che Judah racconta la sua esperienza, tramutandola in racconto, e qui veniamo messi di fronte al nocciolo della poetica dell’imprevedibilità alleniana: la moralità, la giustizia, la redenzione, non sono che costrutti mentali dell’uomo; ed è proprio l’imprevedibilità del caso a guidare le nostre scelte, delle scelte che hanno senso perché lo hanno per noi: insomma questa è la realtà, e nella realtà noi razionalizziamo, noi neghiamo o non potremmo continuare a vivere. Noi scegliamo se pentirci, noi scegliamo se ignorare i nostri peccati, noi e noi soltanto; nessun disegno e nessuna giustizia. E come potrebbe esistere giustizia in un universo così intrinsecamente ingiusto, laddove è la sola sorte a decidere assoluzioni e punizioni?

-Questo farei io, io lo farei costituirsi, perché così la sua storia assume proporzioni tragiche, e perché in assenza di un Dio o che altro lui è costretto ad assumersi quella responsabilità; allora si ha la tragedia.                                                                                                -Ma questa è fiction, questo è il cinema. Insomma, lei vede troppi film, ed io sto parlando della realtà. Se vuole il lieto fine, vada a vedere un film di Hollywood.

Judah sceglie di guardare avanti, conscio che la polizia non sospetta di lui; la crisi si conclude dunque così.

Woody Allen è riuscito nell’impresa di cambiare la nostra concezione delle cose, nell’ottimismo di Manhattan come nel pessimismo di Crimini e Misfatti; la miseria e la meschinità umana, tanto care a Woody, sono parte essenziale della giostra dei sentimenti da lui montata nel primo film, rendendola in questo modo più vera, meno fiabesca, ma non per questo not worth to live. Così come la catena di eventi in atto in Crimini e Misfatti ci mostra una realtà senza Dio, e nella quale il potere dell’uomo (inteso in tutti i sensi) si mostra di fatto nella sua labilità e nella sua evanescenza.

Tra la raffinatezza delle inquadrature e l’originalità delle colonne sonore, Woody ha reso immortale la sua poetica. E, in un periodo storico nel quale sembra interessi di più la sua vita privata rispetto alla sua opera, noi non possiamo che guardarci indietro e semplicemente ringraziarlo, per ciò che ci ha dato e per ciò che ci ha insegnato.

 

Leggi anche: Woody Allen – Un intellettuale tra umoristica e clarinetto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.