Home Cinebattiamo Il Mondo de Il Signore degli Anelli Gli Oscar - L'eredità dimenticata della Trilogia del Signore degli Anelli

Gli Oscar – L’eredità dimenticata della Trilogia del Signore degli Anelli

Il signore degli anelli.

Leggere la lista dei film nominati agli Oscar del 2018 sorprende, nella presenza di nomi e facce nuove tra i candidati: possiamo notare che opere di registi esordienti, di Indie Darlings e dai temi più bizzari, hanno avuto la meglio (in termini di nomination) su Biopic storici e Tour de Force di registi ben più noti, dopo anni e anni di esperienza.

Sia dovuto ai recenti scandali, sia dovuto a un vero e naturale cambio della guardia, è interessante come risultato e, anche prima della premiazione, possiamo citare taboo rotti per la prima volta: ad esempio, Logan è il primo caso di un cinefumetto nominato come Miglior Sceneggiatura Non Originale. Certo, piccolo esempio, probabilmente poco importante, ma interessante a livello storico.

Il cinema più deliberatamente Geek inizia a cozzare la testa con l’Academy più altolocata, in primis con la previsione di un oscar come miglior regista per Guillermo Del Toro, che, dopo Hellboy e Pacific Rim, porta con sé una fama da santo patrono dei nerd cinefili.

Tuttavia, questo non è il primo esempio che possiamo fare: se Del Toro ora può vantarsi di tredici nomination per il suo ultimo film è anche grazie a un altro caso, a un altro regista simbolo per il cinefilo di nicchia dei primi 2000: Peter Jackson, regista della Trilogia de Il Signore degli Anelli.

Il signore degli anelli
Il signore degli anelli

A distanza di quindici anni, è facile vedere l’influenza che la trilogia ha avuto sull’industria cinematografica: prima dell’adattamento dei testi di Tolkien, era assurdo pensare di girare un’intera trilogia in tre anni di produzione, basata su materiale non prestigioso per un pubblico mainstream, con un budget totale di quasi trecento milioni di dollari.
Certo, potevano esserci esempi solitari, come lo Spider-Man di Sam Raimi, ma nella maggior parte dei casi produzioni così titaniche e complicate nel loro adattamento potevano risultare disastrose, come nel caso del Dune di David Lynch, noto anche per la versione scritta da Alan Smithee, pseudonimo usato per film ripudiati dallo stesso regista.

Fortunatamente la trilogia di Peter Jackson non è crollata sotto questo trend, e altri enormi progetti cinematografici hanno da ringraziare il Neozelandese, specie l’Universo Cinematografico Marvel.

Tuttavia sebbene incredibilmente influente dal punto di vista del marketing e della produzione di un grande franchise, la saga di Frodo e della Compagnia dell’anello rappresentò un’anomalia e una novità in merito all’accoglienza della Critica e in particolare dell’Academy

A volte, i numeri parlano più chiaramente delle parole, ed è questo il caso della Trilogia de Il Signore degli anelli: tre film, dal 2002 al 2004, con trenta nomination agli Oscar, diciassette statuette vinte in totale e undici soltanto per Il Ritorno del Re, stabilendo un record per Serie con più Oscar vinti ed eguagliando Ben Hur e Titanic per film con il numero più alto di Premi vinti.

Giusto per fare un paragone, per evidenziare la magnitudine di questi numeri, una serie venerata in maniera molto simile, Star Wars, ha ricevuto anch’essa trenta nomination, vincendo dieci statuette, con la differenza che la saga pensata da George Lucas si divide questi premi tra sette film e più di quarant’anni di presenza nelle sale.

Il signore degli anelli
Il signore degli anelli

Quindi cosa ha portato così tanto successo a questa Trilogia, anche presso l’Academy spesso accusata di non riconoscere i film più meritevoli ma quelli più consoni al loro modo di interpretare la settima arte?

Ciò che Peter Jackson, New Line Cinema, Weta Workshop e l’intero team dietro la produzione hanno contribuito all’industria è essere un esempio di una scommessa vinta.

Prima di questi film, e potremmo dire anche dopo, non esistono casi di produzioni così vaste capaci di mantenere un livello di qualità costante non solo a livello di estetica ma anche di narrativa.
Per quanto possa sembrare semplice a parole, gli esempi del passato ci fanno pensare il contrario: è stato documentato che nel 1969, I Beatles proposero a Stanley Kubrick di girare dei film basati su questa trilogia, e Kubrick rifiutò poichè ritenne impossibile adattare una storia così immensa.

Jackson è riuscito lì dove anche un maestro come Kubrick era spaventato di addentrarsi, attraverso un lavoro incredibilmente minuzioso di manipolazione della storia: capire cosa tenere, cosa tagliare e come adattare al meglio gli elementi di queste pietre miliari del genere fantasy rappresenta una sfida quasi impossibile che il team dietro alle storie della Terra di Mezzo ha superato: trasportare un’opera vivida di fantasia nella realtà della location neozelandese e renderla epica laddove poteva facilmente degenerare nella farsa.

Si tratta di una impresa che ha scosso l’industria all’inizio del Millennio e ancora oggi possiamo vedere i suoi effetti, garantendo l’ascesa di film apparentemente poco rispettabili per l’Academy.

Se un film riguardo al conflitto tra orchi, elfi, umani e due piccoli Hobbit diretti verso un vulcano può vincere undici Oscar nella stessa notte, chissà che quest’anno non sia il turno del film dove una donna si innamora di un mostro marino o di un film dove i bianchi vogliono rubare i corpi ai neri.

Può suonare stupido, ma sarebbe veramente stupido darlo per scontato.

 

Leggi anche:The Shape of Water – Dolci, Magnifici Mostri

Enrico Sciacovelli
Caporedattore della sezione Nuovi Arrivati, Traduttore e Redattore Reuters e grande rompiscatole. "Film lovers are sick people", disse Truffaut. C'è andato vicino, sono semplicemente stronzi.

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