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Alfred

Spesso di Batman ricordiamo i nemici, tra i più memorabili nella letteratura dei fumetti.

Spesso di Batman ricordiamo il dualismo eterno: la lotta psicologica tra Bruce ed il suo alter ego maschera.

Spesso di Batman ricordiamo la complessità della paura, della paura della paura.

Spesso di Batman ricordiamo l’oscurità necessaria.

Ma niente sarebbe, senza un’altra eterna forza che sempre rialzerà il Cavaliere Oscuro, che lo guiderà, che lo proteggerà persino da se stesso: Alfred.

Alfred: Perché cadiamo Signore? Per imparare a rimetterci in piedi.
Bruce Wayne: Tu non ti arrendi mai con me?!
Alfred: No, mai!” 

Al machiavellismo oscuro, alla Logica del Caos, alle forme conflittuali della paura, Alfred risponde come l’unica costante luminosa del Paladino di Gotham.

Alfred è il maggiordomo del Signorino Bruce, ma è anche il Padre, la Madre, il Consigliere e l’Amico senza cui né Wayne né Batman  sarebbero mai sopravvissuti a quella complessità che decisero di navigare.

Perché Alfred è l’unico a possedere la chiave dell’intimità emotiva del nostro eroe, quella primordiale, infantile, quella che cerca consenso, che ha bisogno di una guida, che viene sgridato affinché impari la lezione.

E’ complesso esplicitare la semplice e perpetua persistenza dell’amore di Alfred. Perché non si tratta di una passione amorosa mutevole, non si tratta di un affascinante battaglia interna verso la riscoperta di se stessi, né dell’amore-odio con le nemesi più eterne.

Alfred è colui che ha abnegato se stesso per l’amore dell’altro. Solo chi accede a tale perseguimento altruista può amare e comprendere colui che protegge.

Tale residuo quasi animale del nostro istinto protettivo è divenuto nell’uomo consapevolezza educativa ed empatica. I genitori ci proteggono e preparano al mondo, nel gioco, nelle regole ma soprattutto nei valori portanti per la formazione della nostra personalità. Così, lasciandoci autonomi, sapranno sempre guardarci e ascoltarci. Incontreremo anche altre figure nella nostra vita che, anche silenziosamente, senza davvero mostrarcelo esplicitamente, avranno un ruolo nel nostro definirci.

Ma Bruce non è un uomo normale, è un eroe tragico, e come tutti gli eroi tragici è un destinato ad avere una storia tragica, così tragica da demolire ogni “normale” passaggio della crescita, da confondere ogni certezza, da far svanire ogni valore. Questo porterebbe alla fine, alla distruzione di una personalità, ma Bruce non è un uomo normale, è un eroe tragico, ed in questo caso l’eroe tragico non può che ritrovare il più puro romanticismo.

Ma, seppur grande nel naufragare per ritrovarsi, o ancora meglio per ambire a ritrovarsi sempre, attraverso la paura e la speranza, Bruce non ce l’avrebbe fatta da solo.

Così, per un eroe tragico, Alfred è divenuto quella normalità, quella stabilità ricalibrata per una storia unica e sui generis, necessaria a far sopravvivere la volontà primordiale presente in Bruce Wayne.

Essere Batman è complesso, accedere a tale responsabilità, perdersi necessariamente nell’oscurità per poterla sconfiggere rischia di portare uno smarrimento irrisolvibile. Ma anche essere Bruce è complesso, mantenere quell’umanità sincera e solida di valori che realmente spingono l’uomo ad essere l’eroe, senza smettere di crederci, è un qualcosa che ha a che fare con un ideale fondante che deve sempre ricordarsi di esistere.

Alfred è il collante di questi due mondi, di questi due volti di quel medesimo bambino che per sopravvivere ha dovuto crearsi due storie complementari e conflittuali.

E’ lui a ricordare a rappresentare quella casa, quel luogo, quell’amore che sempre porteranno Bruce a rialzarsi e Batman a combattere ancora.

E dove ne abbiamo la dimostrazione finale?

Nel Sogno di Alfred.

“Ogni anno facevo una vacanza. Andavo a Firenze. C’è un cafè sulle rive dell’Arno. Ogni sera andavo a sedermi lì ordinavo un Fernet Branca. E avevo un sogno: che un giorno guardando tra la gente e i tavoli, l’avrei vista lì, con sua moglie, e magari con un paio di marmocchi. Lei non mi avrebbe detto una parola, e nemmeno io a lei. Ma entrambi avremmo saputo che ce l’aveva fatta. Che era felice.”

Nel Terzo Film Alfred non ci sarà, e Bruce dovrà riscoprire tutto quanto, diventare grande una volta per tutte. Affrontare la paura da solo, come un bambino che non più accendere la luce. Vincere l’ultima sfida per poi scoprire che quel sogno è la più grande dichiarazione d’amore che un padre, una madre, un amico, un consigliere, un fratello possano mai donarci: la speranza di vederci felici.

Così non si parleranno, non si chiederanno scusa perché non ce ne sarà bisogno, perché loro sanno, o ancora meglio Bruce sa che quella felicità, quel vederlo finalmente libero da quella complessità che aveva sempre cercato: quello è il finale che compie entrambe le loro vite.

Il signorino ha compiuto il suo destino, così come Alfred, che mai sarebbe stato se non nel proteggerlo e nel guidarlo.

Alfred è l’eroe che il signorino Bruce Wayne merita e quello di cui Batman ha bisogno.

Senza se e senza ma.

 

 

Andrea Vailati

"Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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