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Game of Thrones tra Ariosto, Tacito e Antica Roma

game of thrones

 

Grazie a una narrazione di alto livello e una resa grafica ineccepibile, Game of Thrones, tratta dalle opere di G.R.R.Martin, è diventata ormai un caposaldo del genere fantasy. Ma non solo. La serie è stata in grado di ridisegnare anche gli stantii schemi del genere, utilizzando degli stratagemmi narrativi capaci di far apprezzare la storia anche ai meno appassionati.

RELATIVISMO

Game of Thrones

La genialità della script di Game of Thrones sta infatti nel suo relativismo concettuale. Ambientata in un mondo immaginario potenzialmente sterminato, composto da due giganteschi continenti( Westeros e Essos), la storia principale si sfalda in vari filoni narrativi che possono unirsi o separarsi fra loro, seguendo le vicende dei singoli personaggi. In un contesto narrativo così ampio, è possibile concentrarsi non su un’unica storia ma su vari racconti, grazie a un montaggio alternato che separa le varie vicende.

Di conseguenza nessun personaggio si trova in una posizione privilegiata rispetto all’altro: tutte le microstorie sono perfettamente sacrificabili o sostituibili a vantaggio della macrostruttura generale. Perciò nascono e muoiono continuamente vari personaggi che possiamo odiare o amare a nostro piacimento, ma di cui non possiamo decidere le sorti. La loro vita e la loro morte sono nelle mani degli sceneggiatori.

Questa struttura narrativa non è certo una novità, anzi fu studiata e perfezionata da un autore italiano: Ludovico Ariosto. Come in Game of Thrones infatti, anche l’Orlando furioso presenta un assetto narrativo così ampio e complesso, che risulta difficile seguire con facilità tutte le vicende, ma è inevitabile farsi coinvolgere nella vertigine del racconto.

Game of Thrones

Ariosto si diverte molto a giocare con le vite dei singoli personaggi, unendoli, separandoli, mettendoli l’uno contro l’altro, facendoli innamorare in una realtà labirintica dove tutti sono alla ricerca di qualcosa, ma non riescono a trovarlo. Anche gli sceneggiatori D.B Weiss e David Benioff, si divertono con ironia a beffare i telespettatori rovesciando i canoni tradizionali a cui il fantasy ci ha sempre abituato. In particolare, come Ariosto fa diventare pazzo per amore Orlando, il paladino senza macchia e senza paura del poema, così gli sceneggiatori fanno morire Ned Stark, l’eroe per eccellenza e protagonista della serie, in una delle puntate finali della prima stagione.

REALISMO

Per essere un Fantasy, Game of Thrones ha ben pochi elementi fantastici che lo fanno rientrare nella categoria del genere. Gli elementi fantasy sono sicuramente presenti – basti pensare a draghi, estranei (esseri mitologici simili a zombie) e alcuni personaggi dotati di poteri magici (Melisandre, Brandon Stark, il Corvo con tre occhi) -, ma sono molto più marginali di un qualsiasi altra opera del genere, come Harry Potter o il Signore degli anelli.

La vera forza di Game of Thrones sta nel suo realismo.

Game of Thrones

La storia principale, attorno a cui ruotano tutte le altre, infatti è la lotta per la conquista del trono di spade, ovvero il centro nevralgico del potere di Westeros. Questa lotta per la supremazia porta le più potenti e nobili famiglie del continente a scontrarsi o allearsi tra loro in un contorto gioco di potere, che sembra non conoscere fine. Questi intrighi, politici, religiosi, economici, non sono tanto diversi da quelli che attraversavano i vari stati italiani del quattro-cinquecento o l’Inghilterra della guerra delle due rose.Dunque è perfettamente naturale che, in un clima così crudo e realistico, il sesso e la violenza scorrano a fiumi.

POLARIZZAZIONE

Tuttavia, il quadro storico che più dobbiamo avere presente è quello dell’Impero romano e, in particolare, dobbiamo considerare il tipo di narrazione che adotta Tacito negli Annales per descriverlo. La narrazione di Game of Thrones, come quella degli Annales, ruota attorno a due diversi poli: il centro del potere (Roma e Approdo del re) da un lato e la periferia (le province e i sette regni), dall’altro. La periferia è principalmente dominata da battaglie, ribellioni, operazioni strategiche e assedi; il centro invece è dominato da figure ambiziose e ambigue, che dettano le regole della vita di palazzo, congiure varie ed efferatezze politiche.

Inoltre l’insieme di famiglie, razze, culture diverse che popolano il mondo di Westeros, con i loro modi di pensare, agire e apparire individuali è così complesso da essere simile a quello dei popoli che furono assoggettati all’Impero di Roma. Anche i diversi luoghi fisici e le diverse città di appartenenza sono così curati da ricordare le specifiche realtà che facevano parte dell’Impero.

PERSONAGGI A TUTTO TONDO

Game of Thrones

In questo tipo di narrazione, i personaggi non si possono dividere in buoni e cattivi secondo un tipico dualismo manicheo. Mossi infatti da motivazioni estremamente pratiche e volti a conquistare obiettivi personali, i personaggi sono sfaccettati, pluridimensionali e dinamici. Ognuno ha un passato incredibilmente intricato e un futuro altrettanto incerto che si costruisce su azioni individuali, che si possono condividere o meno.

 

I giudizi sono lasciati in secondo piano. Anzi, si richiede allo spettatore uno sforzo cognitivo per comprendere le ambiguità morali e le imperfezioni di questi esseri così sfaccettati che spesso non sono condivisibili ma sono necessarie per il proseguo della trama. Pregi e difetti, torti e ragioni, successi e fallimenti contribuiscono alla complessità della loro psicologia. Tutti agiscono e subiscono, quindi,  vivono autonomamente. Perciò, per la prima volta in un fantasy, non si parla di creature magiche, ma di esseri umani in carne ed ossa, in cui potremmo addirittura identificarci.

In conclusione, è innegabile dunque che Game of Thrones, a sette anni dalla sua prima messa in onda, abbia completamente ridefinito il concetto di qualità nel panorama delle serie televisive.

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