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Naruto – La guerra che separa, il pensiero filosofico che unisce

La filosofia è un’arte che si può declinare in vari modi, può abbracciare e intrecciarsi a varie discipline. Un’arte talmente versatile da sfociare anche nella settima, dipingendo i paesaggi orientaleggianti di un famosissimo manga/anime come “Naruto”. Dietro la semplicità dell’animazione, dedicata principalmente ai bambini, si sviluppano pensieri e valori di un certo spessore, accomunati da un unico filo conduttore: il dolore. Quest’ultimo svolge un ruolo fondamentale nella narrazione, nella crescita interiore e nella caratterizzazione dei vari personaggi. Nel corso di questa analisi andremo a soffermarci in particolare su Uzumaki Naruto, Uzumaki Nagato/ Pain e, infine, Uchiha Madara.

Il dolore crea odio, e quest’ultimo, a sua volta, alimenta i conflitti: così si genera una ciclicità di eventi definita da Nagato “circolo dell’odio”.
Questa corrente di ostilità che, nel mondo di Naruto, rende il dolore lo stimolo fondamentale nei processi di cambiamento emotivo e ideologico dei personaggi, sembra riesumare  “il conflitto come motore di cambiamento” di Marxista memoria che, infine, non può che portare allo scontro dialettico.

In Marx il contrasto vede protagoniste le due classi sociali affermatesi in quel periodo storico,  mentre, nel celebre manga/anime, volge alla guerra dei villaggi.

L’eredità di Jiraya

Jiraya, maestro di Naruto e Nagato, è il ponte che collega questi due personaggi, ed entrambi, ispirati dalle sue idee, giungono a conclusioni diametralmente opposte, dovute a un diverso approccio al dolore: Naruto, più vicino al pensiero di Jiraya, si aggrappa alla speranza che un giorno, tutti gli esseri umani, possano finalmente riuscire a comprendersi l’un l’altro.
Nagato, invece, è convinto che l’uomo non riuscirà mai a comprendere un suo simile senza innescare una guerra: è per questo che ha bisogno di qualcuno che amministri la giustizia, e che mantenga la pace a qualunque costo e, questo “qualcuno”, è egli stesso.

La causa del dolore nel personaggio di Naruto è la solitudine perché, fin da piccolo, è stato discriminato e odiato dal proprio villaggio poiché l’incarnazione dell’odio alberga in lui sin dalla nascita.
Ma all’arrivo di Pain tutto questo è destinato a cambiare: Naruto affronterà una crescita repentina a causa di una grave perdita, e anche il villaggio imparerà ad accettarlo incoronandolo proprio eroe.

Pain e Naruto si scontrano fisicamente e ideologicamente:

Pain: “Allora dimmi qual è il tuo scopo?”
Naruto: “Farti fuori! Per riportare la pace tra gli shinobi”
Pain: “[…] Quella sarebbe giustizia. Comunque la mia famiglia, i miei amici, il mio villaggio sono finiti come questo villaggio per mano degli shinobi della foglia […] Hanno prosperato troppo la Nazione del fuoco e il  Villaggio della foglia. Per i loro interessi, hanno spinto i clan feudali a scontrarsi solo per trarne profitto. […] La nostra piccola nazione e i suoi villaggi  divennero il campo di battaglia per le guerre tra le nazioni […] venne lasciata soffrire nella sua miseria. Tu ed io vogliamo la stessa cosa. Cerchiamo di creare quella pace che Jiraya desiderava così tanto. […]Agiamo entrambi in base al nostro senso di giustizia personale, la giustizia che ho portato nel Villaggio della Foglia non è diversa da quella che stavi cercando di applicare su di me. […] Tu hai la tua giustizia e io la mia. Siamo due persone normali, costrette a cercare vendetta in nome della giustizia. Tuttavia, se anche ci fosse giustizia nella vendetta, dalla giustizia scaturirebbe solo altra vendetta. Darebbe inizio ad un circolo vizioso fatto d’odio. In questo momento stiamo vivendo un fenomeno del genere. […]Non possiamo fare altro che sperare, che gli uomini imparino a comprendersi. Il mondo degli shinobi è governato dall’odio. Tu cosa ne faresti dell’odio, per creare la pace?”.

Naruto, ancora acerbo e forse ingenuamente troppo fiducioso nel suo vecchio maestro, per arrivare alla pace ha un’idea ben più sottile e complessa di quel che il suo fare sognante e spesso frainteso come ingenuo farebbe pensare.

Un’idea che per certi versi può essere paragonata a quella di Kant, poiché entrambi pensano che per arrivare alla pace sia necessaria una società cosmopolita: ovvero un cittadino non  solo cittadino di uno stato, ma anche cittadino del mondo stesso.
Dall’altro c’è anche un imprescindibile sostrato empatico nello sguardo di Naruto: e questo è anche in linea con il pensiero di Tommaso d’Aquino, secondo il quale il dolore può essere alleviato solo tramite la compassione tra gli uomini che conduce alla pace.

In estrema contrapposizione ritroviamo invece Nagato che, plagiato dalla guerra come pochi, poiché il suo paese è stato il campo di battaglia di infiniti scontri, non crede più nel suo maestro, e porta all’estremo l’idea del dolore di cui è pregno tutto l’anime. Da piccolo ha esperito più e più volte la morte, a partire da quella dei genitori, fino ad arrivare all’apice rappresentato dalla morte di Yahiko, capo della loro organizzazione, leader del suo gruppo, amico, fonte di ispirazione e guida personale.

Nagato decide di elevarsi a Dio per amministrare la giustizia e condurre il mondo alla pace, così da raffigurare quella degenerazione propria dell’idea fraintesa del Superuomo nietzscheano storicamente mal codificata da Gabriele D’Annunzio e Adolf Hitler. Poiché dinnanzi alla consapevolezza del tragico perenne e indissolubilmente legato al fallimento delle sovrastrutture morali, colui che comprende tale condanna, in Nietzsche non deve dominare e reprimere, mentre tale è la prospettiva che spesso diviene vincente. Tale è la prospettiva che Pain vede come unica possibilità di pace, autoproclamandosi Leviatano di un mondo che non ha scelto di sottomettersi, come vorrebbe il pensiero di Hobbes, ma è vincolato al farlo dal fatto che, per Nagato, sia l’unica alternativa accettabile. Non c’è più speranza in lui, forse perché troppo tardi, forse perché troppo maturo il suo percorso per concedersi di credere nell’uomo.

Madara e L’illusione

Un altro personaggio che in Naruto vuole raggiungere la pace è Madara. Fin da piccolo ha sofferto anche lui, ha dovuto combattere per il suo clan, gli Uchiha, in molte battaglie, ha subito conosciuto il trauma di uccidere qualcuno e la sofferenza di veder morire un suo caro.
Un punto di svolta nella sua vita è rappresentato da Hashirama, con il quale instaura una bella amicizia e condivide i propri ideali: entrambi sognano di creare un villaggio e porre fine agli scontri.

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I due vengono separati dai propri clan di appartenenza, crescono e combattono finché non riescono nel loro intento e creano il Villaggio della Foglia. Ma purtroppo all’interno del villaggio iniziano discriminazioni nei confronti degli Uchiha, che sfociano in uno scontro tra Hashirama e Madara durante il quale, con una pugnalata alle spalle fisica e metaforica, Hashirama batte Madara.
Da quel momento il sogno di Madara di creare un mondo perfetto in cui non esiste sofferenza prende di nuovo vita e, attraverso l’uso di una tecnica oculare di illusione, decide di generare questo mondo illusorio dove trascinerà tutti con sé: un mondo in cui non ci sono conflitti, non esiste la morte, e ognuno raggiunge le proprie mete e realizza i propri desideri.

L’Illusione, dunque, si mostra essere un tema eterno della ricerca umana. Il pensiero di un mondo illusorio pervade la mente dei filosofi sin da Platone con il Mito della Caverna, ma qui va a ritroso.
Se l’obbiettivo della filosofia platonica e delle ramificazioni future del suo pensiero, era quello di svelare l’illusione, trovando dunque La Verità, L’Idea, in questo caso Madara ritiene invece che la caverna sia il luogo dove l’uomo debba vivere.

Madara non vuole squarciare il velo di Maya di Schopenhauer, ma piuttosto vuole che l’esistenza umana consista nel vivere nell’illusione.

Madara: “Questo mondo è pieno di cose che non vanno come noi vorremmo.
Più a lungo vivi, più ti accorgi che la realtà è fatta solo da dolore, sofferenza e vuoto.
Ascolta: in questo mondo ovunque ci sia una luce, c’è 
anche un’ombra.
Finché il concetto di “vincente” esisterà, ci sarà anche quello di “perdente”.
L’egoistico desiderio di mantenere la pace scatena le guerre.
E nasce l’odio per proteggere l’amore”.

In conclusione possiamo dire che Naruto   trascende la sua contestualizzazione, affermandosi in un’analisi di pensieri e fenomeni sempre attuali, in quanto molte delle situazioni presentate sono ricollegabili anche al nostro presente, ed aprendoci gli occhi  su una sottile continuità tra occidentali e orientali, due mondi a volte speculari nei propri modi di percepire la realtà.

Il circolo dell’odio, purtroppo, lo si può cogliere ancora oggi sia nel nostro piccolo, sia nei rapporti nazionali che in quelli internazionali.

E tu cosa ne faresti dell’odio, per creare la pace?

Leggi anche Itachi Uchiha – Il Cavaliere Oscuro 

2 thoughts on “Naruto – La guerra che separa, il pensiero filosofico che unisce

  1. Un’ articolo davvero interessante, secondo me è un’ analisi sia per chi già conosce l’ opera, che per chi è interessato a temi di questo genere ed è indeciso se iniziare o meno questa serie.

    Complimenti!

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