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The Assassination Of Gianni Versace – Luce e oscurità in una società malata

gianni versace

22 Settembre 2017, anno del ventesimo anniversario della morte di Gianni Versace. Donatella chiude la sfilata milanese con un fermo immagine che passerà alla storia: la stilista, Cindy Crawford, Naomi Campbell e Claudia Schiffer fissano il pubblico entusiasta e tornano dietro le quinte tutte insieme camminando sulle note di Freedom di George Michael, esattamente come nella famosa sfilata del 1991. Nel frattempo, quel genio di Ryan Murphy decide di dedicare la seconda stagione del suo telefilm cult American Crime Story all’assassinio del noto stilista.

Pur ispirandosi liberamente all’accuratissimo saggio di Maureen Orth, non dirige una perfetta descrizione come nella prima stagione per il processo O. J. Simpson. Stavolta la vicenda viene romanzata con sapienza, muovendosi con libertà nell’arco temporale, sfiorando tematiche complesse come l’omosessualità, la malattia, l’ambizione, il dolore. Con un unico comune denominatore: Andrew Cunanan.

Contaminazione

gianni versace

Con la magnifica scena di apertura, Ryan Murphy ci sbatte in faccia immediatamente la linea guida della narrazione che vuole intraprendere. In contrapposizione, ci viene mostrata la felicità e lo sfarzo che caratterizza la vita quotidiana di Gianni Versace, dipinta in oro, colori vivaci e tranquillità, a quella tormentata e solitaria del suo assassino, in un grigiore di negatività, cattiveria e gelosia. La musica che scorre ha la melodia di Adagio di Lara Fabian, ma in stretto contatto con la tematica e la poetica della serie, subisce una contaminazione allontanandosi diametralmente dal ritmo pop e abbracciando la musica classica per esaltarne le caratteristiche, nella splendida versione originale di Tomaso Albinoni. Grazie alle note di musica classica, avvolge le immagini in un’aura paradisiaca fino al climax finale dell’assassinio dello stilista, sulle scale di fronte al cancello della propria villa  sulla Ocean Drive, Miami.

Ossessione

Diversamente da come appare dalla tagline della serie, Ryan Murphy non si concentra sull’assassinio di Versace, che ci mostra come incipit della storia, ma si focalizza principalmente sull’assassino, Andrew Cunanan, sulla sua storia e sui motivi che lo hanno spinto, pistola in pugno, verso quella scalinata sulla Ocean Drive. Come un puzzle temporale, si muove a ritroso nello spazio e nel tempo, affondando sempre più gli artigli nell’esistenza di Andrew, per regalarci alla fine uno schema più chiaro e chiarificatore sulla sua figura. Il corpo centrale della serie vede episodi interamente dedicati al suo personaggio, che svelano ogni volta un nuovo tassello e una nuova sfaccettatura, aiutandoci a completare il puzzle ed empatizzando con lui fino quasi a comprenderlo. Questo imprime  un impronta cupa e da film noir all’intera serie, perché cupo e ambiguo è lo stesso Andrew Cunanan, un bugiardo ambizioso a cui importa solo di sé stesso e del suo enorme ego.

Profondità

gianni versace

Ryan Murphy disegna immagini come una serie di quadri, portandoci per mano nella sua idea di esposizione. Ma dietro una sensazione visiva e uditiva appagante e sferzante, fanno capolino le tematiche accennate in precedenza.

Come il caso O. J. Simpson si muoveva parallelo al razzismo e al suo insinuarsi nella società dell’epoca, così l’assassinio di Gianni Versace si abbatte sugli stereotipi dilaganti in quegli anni, uno su tutti l’omofobia.

Allora, molto più di oggi, essere gay era una vera e propria colpa e per il business era il vero danno. I diritti degli omosessuali sono ancora una tematica in evoluzione e il preconcetto di discriminazione si insinua perfino nelle forze di polizia, disturbando le indagini, o anche nella Marina Militare, forzando diverse situazioni per inventare una propria verità, per non alimentare i pettegolezzi di bassa lega. Ma si parla anche di successo, raggiunto grazie al duro lavoro, all’ambizione ed all’ostinazione, perpetrando su di una strada agli antipodi rispetto alla mentalità del resto del mondo.

E anche di resilienza, lottando per non arrendersi di fronte ad una malattia silenziosa, che devasta il corpo portandosi con sé anche lo spirito. Tutto sapientemente mescolato nel dualismo tra Gianni Versace ed il suo assassino Andrew Cunanan. Più sono luminosi e sgargianti gli abiti disegnati dallo stilista, più cupi e oscuri sono i meandri in cui precipita l’altro. Ma alla fine, quello che resta dietro alla psicologia complessa di Cunanan e l’affresco familiare di Gianni Versace è la voglia di guardare oltre, verso una società malata che ti giudica sempre e a cui importa ancora con chi stai andando a letto.

Bonus Track:

  • Tomaso Albinoni – Adagio in G Minor (Remo Giazotto) – 8:01
  • Laura Branigan – Self Control – 5:10
  • Samantha Fox – Touch Me (I Want Your Body) – 3:48

Leggi anche: Stranger Things – La potenza della nostalgia 

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