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Kubrick e l’accordo segreto con la NASA – Leggende Notturne

Introduzione

Premessa: nelle Leggende Notturne giocheremo con il fascino per l’improbabile, risvegliando quella curiosità, non per la verità ma per lo stupore. Così, parafrasando  Michael Caine in The Prestige: “Ora noi stiamo cercando il segreto, e lo troveremo: perché non è la realtà che stiamo guardando, ma quell’inganno che per le coincidenze, le stranezze ed l’eterno fascino per il metafisico non smetteremo mai di cercare”.

La leggenda complottista di Kubrick e l’Allunaggio.

La figura di Stanley Kubrick è intrisa di genialità e stranezza, follia ed unicità. Un regista che ha creato un cinema davvero sui generis, varcando ogni tipologia di narrazione con il suo stile: non limitando la perversa curiosità di una mente dinnanzi a nulla, che fosse la lungimiranza dispotica o l’apoteosi della violenza.

E, prima ancora di raccontare questa teoria tanto folle quanto stranamente pensabile, si nota come l’uomo in questione fosse un soggetto straordinario. Girava film prendendosi tutto il tempo necessario, fermandosi per tutto il tempo che voleva prima di girare di nuovo. Ed ancora, nonostante ai tempi tutti avessero questioni con la produzione, raramente se ne è sentito parlare nel caso dei film di Kubrick. Eccedeva quanto voleva, portando alle nominations agli Oscar un film come Arancia Meccanica nel 1972. Insomma, sembrava quasi che potesse ove altri non potevano, non solo per intelletto ma per libertà, talmente resa implicita da non destare stupore.

Questo prescinde da ciò stiamo per narrare, ma sicuramente ne diviene un elemento di rafforzamento.

Nel 1968 esce 2001 Odissea nello Spazio. Nel 1969 gli Stati Uniti d’America, in piena guerra fredda, sbarcano, sulla Luna. E’ Il primo allunaggio di un essere umano, il 20 luglio 1969, con protagonista Neil Armstrong. Ciò contrassegna un’enorme “vittoria” nei confronti della Russia, che sembrava in netto vantaggio nella corsa al bianco satellite. Orgoglio americano assoluto, ma giusto il tempo necessario, poi la questione passa in sordina. L’ultimo astronauta a camminare sulla Luna fu Eugene Cernan, che durante la missione Apollo 17 camminò sulla Luna il 14 dicembre 1972.

Perché l’America non è più tornata?

Strano si potrebbe dire. Così in molti hanno ipotizzato che fosse stata la più grande messa in scena della Storia, essenziale in uno dei periodi più difficile ed in tensione che l’uomo avesse mai vissuto.

Così, dunque, nascono milioni di teorie complottiste.

Ma il quesito più affascinante tra tutte queste non può che essere uno solo. Trattandosi di una messa in scena, qualcuno avrebbe dovuto montare tale finzione: in fin dei conti non si tratta di altro se non che di un film, il più delicato e politico film della storia.

E chi, all’epoca, avrebbe potuto girare tale opera?

Forse qualcuno che fosse esperto dell’Interstellare, magari avendo vinto persino un Oscar agli Effetti Speciali l’anno prima per uno dei film più importanti della storia della fantascienza.

Ed ancora qualcuno che non lasciasse la minima possibilità d’errore, un maniaco del dettaglio, capace di rigirare centinaia di volte una scena da qualche secondo, capace di portare un attore a rischiare di perdere la vista in nome della Cura Ludovico.

Vi viene in mente qualcuno? E perché  Stanley Kubrick?

Il patto: girare l’allunaggio per la Nasa, in cambio della totale libertà d’azione, nei tempi, nei temi, nei fondi. L’eterna autonomia creativa in un’epoca dove la libertà d’espressione vacillava eccome.

Kubrick accetta, ma non si limita a ciò. Proprio in quella maniacale attenzione per i dettagli che nessuno sa notare come lui, cosparge dei riferimenti sulla più grande bugia della storia, così grande da surclassare persino la menzogna su Harvey Dent.

E questi riferimenti li troviamo, in assoluto, nel capolavoro tratto dal libro di Stephen King: Shining

In questo video ci sono tutti gli elementi a favore di questa folle, assolutamente improbabile ma meravigliosa teoria complottista.

Eccone alcuni punti salienti.

Andrea Vailati

"Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac