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La struggente poetica di Sam Mendes

Introduzione

Struggente: che denota o rivela un turbamento interiore. Un desiderio, una nostalgia struggente.

Mai aggettivo fu più indicato per introdurre il topic su Sam Mendes, un regista cresciuto in teatro ma destinato a stupire il mondo sul grande schermo. Non tanto per aver diretto i nomi più altisonanti del panorama cinematografico mondiale, quanto per l’unicità della sua produzione, quantitativamente non eccezionale, ma di indubbia qualità. Gli ultimi due film su James Bond, ad esempio, portano la sua firma, così come quel gioiello di Era mio padre (2002), l’ultimissima apparizione cinematografica di Paul Newman.

Mendes

Tuttavia, ci sono due titoli che attirano in particolar modo la nostra attenzione, legati indissolubilmente l’uno all’altro, brillanti e riconoscibili, come due rose rosse in un campo di margherite: American Beauty (1999) e Revolutionary Road (2008). La struggente poetica di Sam Mendes confluisce nella sua pienezza in queste due indimenticabili pellicole; in questo articolo proverò ad enucleare alcuni centrali punti di contatto tra i due film dimostrando in che modo si facciano luce a vicenda. Evidente, in questo senso, come i nodi chiave delle due vicende si tocchino, si appoggino l’un l’altro, tra immagini divenute iconiche e colonne sonore memorabili (firmate, d’obbligo citarlo, da Thomas Newman).

E’ un cinema minimalista, intimistico, quello che ci viene mostrato in questi due capolavori: il turbamento dell’uomo è messo in primo piano da un rapporto diretto con il paesaggio, attraverso colori, inquadrature, ritmi scanditi delle riprese, focus sulle espressioni dei protagonisti volti a captare ogni singolo dettaglio dei loro stati d’animo.

Ciò che ci viene consegnato è il dramma umano nella sua autenticità, spoglio di qualsivoglia superfluo estetismo o coinvolgente artificio. Ma non per questo privo di simbolismi o di diverse chiavi di lettura: uno stile che discende direttamente dal cinema di svuotamento di Michelangelo Antonioni (ispirazione che scendendo nel particolare si traduce più volte in omaggio: la moneta con cui giocherella Jude Law in Era mio padre, ad esempio, è la stessa di David Hemmings in Blow Up, ed entrambi interpretano un fotografo). Addentriamoci, dunque, tra gli elementi che ne hanno caratterizzato la poetica.

La gabbia delle apparenze

Dead already

Mendes

Come in Antonioni, una velata ma feroce critica alla società dei consumi caratterizza i lavori di Mendes. Evidente in entrambi i film, la perfezione degli ambienti casalinghi, esterni ed interni: i salotti, i giardini, gli arredi; tutti accomunati da una perfezione scandita da forma e colore. Inseriti in un ambiente esteticamente perfetto: così ci vengono presentati i protagonisti. E, paradossalmente, è da questa perfezione che scaturirà la loro crisi interiore: il premiato Kevin Spacey ed Annette Bening in American Beauty, rispettivamente Lester e Carolyn Burnham, la coppia titanica Di Caprio-Winslet in Revolutionary Road, interpretanti Frank ed April Wheeler.

Due matrimoni in superficie sani e floridi, ma in realtà freddi, avviliti da propositi di felicità mai mantenuti, e rimasti quindi privi di qualunque tipo di passione amorosa. Un rilievo per la dimensione apparente che, in particolare nel primo film, verrà messa in evidenza da ogni singolo personaggio.

Se in American Beauty troviamo un uomo demotivato, schiavo del suo lavoro e di una moglie oramai posseduta dalle sue aiuole e dai suoi mobili, in Revolutionary Road abbiamo lo stereotipo della coppia medio-borghese americana: i giovani sposi nella loro splendida villa, invidiati da tutto il vicinato per la loro apparente freschezza. Una perfezione estetica che in entrambi i casi imprigionerà i loro protagonisti, rinchiusi negli schemi di un conformismo ipocrita, ma al contempo assoggettante, inglobante. Ed all’interno di questo quadretto perfettamente curato sembrano udirsi gli urli disperati di prigionieri impotenti, intrappolati in una perfezione che, di fatto, non esiste. La loro frustrazione è evidente in ogni espressione, in ogni azione, in ogni atteggiamento.

Mendes

Ed è una prigionia i cui rimandi sono presenti in numerosissimi elementi delle due pellicole. A partire dai vetri di porte e finestre della casa di Revolutionary Road, i cui motivi ricordano delle sbarre, per arrivare al meraviglioso simbolismo di American Beauty, nascosto in quasi ogni singola sequenza. La rosa rossa, divenuta negli anni l’emblema del film, è il simbolo più più ricorrente: se nel singolo caso di Lester può convenzionalmente rappresentare il ritorno all’amore e alla passione, nella totalità della pellicola assume significati molto più sottili.

L’intera caratterizzazione del personaggio di Carolyn, ad esempio, ruota attorno al simbolo della rosa: entrambe belle, eleganti, raffinate, ma al contempo fragili, evanescenti, ingabbiate, per l’appunto, dalla loro appariscenza. Guardando più da vicino, ci si accorge che la rosa, simbolo dell’amore che trionfa, della fede e delle passioni, rappresenta in realtà lo splendore superficiale, la perfezione apparente volta a distrarre da un siderale vuoto interiore. In altre parole, la schiavitù del conformismo.

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