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A Quiet Place – Il gioco del silenzio

A Quiet place

Il silenzio è benefico per l’uomo moderno. In una realtà frenetica e pressante, dominata da una folla di rumori, l’uomo non può che desiderare un po’ di quiete. A Quiet place – Un posto tranquillo gioca su questo concetto con molta ironia, perché niente all’interno del film è tranquillo. Nessun posto è davvero tranquillo o isolato. Il silenzio è uno stato di morte.

A Quiet place

Ambientato nel 2020, il film narra la storia di mondo post-apocalittico alla Cormac McCarthy, in cui la Terra è invasa da una mostruosa razza aliena che attacca e uccide qualunque cosa produca rumore, esseri umani compresi. La popolazione è ridotta al minimo e il silenzio è l’unica chiave per sfuggire a morte certa. In simili disperate condizioni, una famiglia composta da una madre, un padre e due figli, tenta di sopravvivere in una remota fattoria. La donna è incinta. Un figlio è già stato ucciso. Il lutto e il dolore non sono ancora superati. La morte è incombente.

Il regista gioca molto coi nostri sensi: ci obbliga di fatto ad un azzeramento totale della nostra percezione uditiva, mostrandoci il lato più oscuro e terribile di quell’assenza di rumori che abbiamo sempre tanto desiderato. La paura e il dolore sono le colonne portanti del film. Lo spettatore è sottoposto a un altissimo livello di stress e sofferenza che vorrebbe sfogare, ma è costretto a reprimere. Il dolore si fa muto. La paura muore in bocca e non si traduce in grida, perché siamo spinti a tapparci la bocca e silenziare quelle urla provocate dal nostro subconscio per paura di fare rumore. La costante presenza e la pericolosità delle creature aliene ci condizionano al punto da bloccare ogni respiro.

Un Horror atipico che ribalta i soliti canoni a cui siamo sempre stati abituati dal genere. L’idea di base, per quanto sia fantascientifica, è credibile e coerente nella sua messa in scena, ancora di più perché A Quiet place rispetta profondamente la sua logica interna. Pochissimi dialoghi che interagiscono a stento con la colonna sonora extradiegetica di Marco Beltrami. Infatti la vera musica del film è costituita dagli strepitii silenziosi, dai respiri sospesi, dai vaghi urli indistinti che squarciano il silenzio e producono la materia prima che fa andare avanti il racconto. A Quiet place si avvicina molto alla tipologia di Horror moderno degli ultimi anni: It Follows o Dont’breathe o Il terrore del silenzio; un nuovo horror molto contemporaneo, che genera un’incredibile tensione con pochi materiali e soprattutto con una raffinata eleganza di scrittura.

A Quiet place

Tuttavia per quanto ansiogeno possa essere, se viene rivisto nello script iniziale, A quiet place è un Monster movie. Un Monster movie ben realizzato ma pur sempre un monster movie, in cui i protagonisti devono lottare per salvarsi la vita da dei mostri che cercano di ucciderli. La genialità dell’idea iniziale si traduce alla fine in una lotta contro delle creature aliene di cui non viene rivelata né l’origine, né l’entità ma solo il punto debole. È bello pensare che questa magnifica idea di base sia solo lo spunto per una saga più ampia: molti elementi infatti non sono spiegati e sarebbe costruttivo approfondire i numerosi spunti narrativi che sono emersi da questo primo film in capitoli successivi.
C’è molta tecnica e freschezza di idee, ma alla fine della visione A Quiet place appare come un ottimo preludio a qualcosa di più ampio, non come un’opera completa e conclusa. Tuttavia, nonostante la penuria di dettagli e informazioni, il film risulta comunque un ottimo battesimo nel mondo dell’Horror per il regista John Krasinski.

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