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Black Mirror: La tecnologia come mezzo di controllo della nostra umanità

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Quando si parla di emozioni, sentimenti, di ciò che non è razionale, di ciò che non si può decidere, ma solo provare, ci si accorge di quanto vana e ridicola sia la nostra capacità di tenere le redini del nostro animo. Le nostre debolezze, la nostra irrazionalità, la nostra emotività sono ciò che ci identifica e ci rende vivi, deboli e vulnerabili, ma al contempo umani. Il dominio di questa parte, della nostra intimità più profonda, sfugge a noi stessi ed è ciò che rende valevoli le nostre scelte. Non si ha il controllo, non si decide razionalmente, ci si affida all’irrazionale, al sentimento, al cuore, è un tuffo nell’oceano del dubbio, con la possibilità dell’errore. E se ci fosse un modo per ottenere il tanto agognato controllo anche di questa parte di noi? La tecnologia futura di Black Mirror potrebbe fornirci la soluzione?

A questa domanda noi de La Settima Arte abbiamo cercato di rispondere col secondo articolo dedicato all’incredibile universo distopico ideato da Charlie Brooker, andando a indagare i messaggi e le riflessioni che possono scaturirne per quanto riguarda la sfera intima – relazionale e l’umana ossessione del controllo sull’irrazionale. Black Mirror ci mostra, in varie puntate, differenti soluzioni al problema del controllo dell’animo umano.

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In The Entire History of You viene analizzato il tema dell’infedeltà del partner all’interno della coppia. Un dispositivo viene installato nella testa dei soggetti per tener traccia di tutti i ricordi che vengono immagazzinati durante la giornata. Sebbene possa tornare tremendamente utile nella vita di tutti i giorni per ritrovare ad esempio oggetti persi e via dicendo, si rivela devastante all’interno della vita di coppia, dove la fiducia reciproca viene messa a dura prova dalla costante presenza di un metodo scientifico per smentire i resoconti del partner circa la propria fedeltà, con conseguenti litigi, accuse di mancanza di fiducia reciproca e veri e propri blocchi visivi e uditivi per le persone e i ricordi sgraditi (le persone “rimosse” vengono viste come sagome senza voce e senza viso).

Da un giorno all’altro si può essere tagliati fuori dalla vita di una persona, con tutte le conseguenze del caso come perdere il diritto di vedere, e essere visti dal proprio figlio senza possibilità di obiezione. La sincerità assoluta e forzata è davvero ciò che si desidera in un rapporto?

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Un’altra relazione viene studiata in un’altra puntata di Black Mirror,  “Black Museum”, ma con una situazione stavolta molto più complicata. La moglie è infatti in coma irreversibile e sta per morire. Viene chiesto al marito se sia disponibile a provare un metodo innovativo che consisterebbe nel trasferire la coscienza di sua moglie all’interno della sua testa in maniera che lei possa di nuovo comunicare e, tramite il corpo di lui, provare pure sensazioni come sentire l’abbraccio della figlia. Il marito accetta, il passaggio avviene perfettamente e tutto sembra andare per il verso giusto. All’inizio. Poi sopraggiunge la convivenza. Due coscienze in un solo corpo, con diverse concezioni e visioni, ben presto collidono al punto tale da indurre lui a disattivare lei, secondo turni prestabiliti.

I momenti di black out sono gestiti da lui e se all’inizio rispetta i turni, col passare del tempo inizia ad abusarne, scatenando la collera di lei, cosa che, a sua volta, porta lui ad aumentare i momenti di black out e a trovare un’altra donna con un corpo e meno lamentele. La faccenda arriva al punto di non ritorno e lui e la nuova compagna decidono di trasferire la coscienza della moglie all’interno di un peluche da dare alla figlia, così da liberarsi della morbosa presenza della moglie e permettere a lei di poter avere abbracci e affetto dalla figlia. Tutte decisioni prese nei momenti di black out senza comunicare. La cosa sembra funzionare, ma ovviamente crescendo, la figlia abbandona il peluche e la madre resta intrappolata in esso. La convivenza risulta difficile nella stessa casa, figurarsi nello stesso corpo.

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