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Trainspotting – Annichilirsi per vivere

Trainspotting è il peso, l’asfissia claustrofobica e il malessere esistenziale di quella vita sentita e vissuta come una vera prigione… e per evaderne serve assolutamente qualcosa.

Un attimo fugace, l’illusione di libertà, il crogiolarsi in una piacevole sensazione, il sentirsi leggeri, l’appagazione estatica di pochi ingannevoli istanti di gioia impura e costruita. Trainspotting è la storia di coloro che hanno scelto di non scegliere. La storia di un gruppo di ragazzi turbati e depressi che azione dopo azione, momento dopo momento, preferiranno di gran lunga annullarsi, distruggersi, tormentarsi piuttosto che vivere, piuttosto che seguire un sano e anch’esso artificiale, modello di vita.

Trainspotting

Il film esordisce con l’ormai eterno monologo di Renton:

Scegliete una vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete una famiglia, scegliete un maxitelevisore del cazzo, scegliete lavatrici, macchine, lettori cd e apriscatole elettrici…. io ho scelto di non scegliere la vita, ho scelto qualcos’altro. Le ragioni ? Non ci sono ragioni, chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina ?! “

Il sillogismo di Renton, visto dalla propria ottica turbata riesce ad avere un senso. Se la vita è una maledetta non-scelta, secondo questa compromessa logica tutto irrimediabilmente torna, anche l’annullarsi e il tormentarsi. Il cupo e anonimo grigiore di Edinburgo, la solitudine di un posto metafisicamente ridotto a dismessa periferia del mondo, la monotonia delle azioni quotidiane ed il malessere, hanno bisogno di un’illusoria valvola di sfogo. Renton, Sick Boy, Spud sono come intrappolati, asfissiati, rinchiusi in una vecchia, poco luminosa ma storica e orgogliosa città, ignorando l’essenza del problema principe: l’essere dei tossodipendenti incalliti e senza speranza.

Trainspotting

Begbie (Robert Carlyle) è l’altro membro del gruppo, l’unico a non aver problemi di dipendenza da stupefacenti. Begbie è un alcolizzato ed un violento, una scheggia impazzita senza controllo. Un uomo affetto da manie di protagonismo che si appaga e si esalta nella violenza, unica vera ‘estasi’ per lui, fare del male e farsi del male. Un cavallo pazzo a briglie sciolte. Il film riesce a far divertire della sua follia, un raccontastorie delirante e violento, un attaccabrighe, un guerrafondaio impazzito. Un personaggio ben caratterizzato nonchè uno dei più apprezzati dai fan.

Spud (Ewen Bremmer), è l’anima più onesta e buona del gruppo, un tossico consumato e calmo, un soggetto pacifico e simpatico. Il classico bonaccione. Renton (Ewan McGregor), prima della fuga finale con l’illecito bottino, si ricorderà del solo Spud, lasciandogli una discreta fetta della somma. Lo sguardo incantato, stupido ed assente di Spud, è una promessa. Lo spettatore sa già benissimo come Spud consumerà quei proventi illeciti.

Sick Boy (Jonny Lee Miller) è lo stravagante soggetto che vive nella divinizzazione dell’attore Sean Connery, lo scozzese più iconico e rappresentativo, il più talentuoso, lo scozzese dallo sconfinato successo. S.B conosce a memoria le battute dei suoi film e ne è letteralemnte ossessionato. Questo soggetto è un compromesso tra l’esaltazione violenta di Begbie ed il cinismo di Renton. Quando Renton deciderà di prendersi una ‘pausa di riflessione dalle droghe’, Sick Boy lo imiterà, ma anche questa promessa è destinata ad infrangersi.

Trainspotting è una pellicola diversa da altre, nessun antieroe, nessun eroe, nessun gangster, nessuna femme fatale, nessun intreccio narrativo. Trainspotting è la vivida e magnifica descrizione di un gruppo di disadattati e tossicodipendenti, la funesta lezione, priva di morale e valida per tutti coloro che hanno scelto di non scegliere, la reale e coraggiosa rappresentazione di un mondo squallido di cui spesso si finge per comodità, l’esistenza stessa.

Trainspotting

Trainspotting è una pellicola ormai vecchia un ventennio, ma straordinariamente giovane ed attuale. Le scene forti, tragicomiche e disturbanti di questo cult sono ormai eterne: la morte di Tommy, l’immagine del bambino defunto di Sick Boy, la folle e ripetuta violenza sanguinaria dell’instabile Begbie, la crisi d’astinenza disturbante e febbrile di Renton, il malessere esistenziale di Renton che riecheggia nella breve gita alle Highlands, il tradimento del gruppo nel gran finale.

Trainspotting è un capolavoro drammatico di tutti i tempi , una coraggiosa, originale ed imperdibile pellicola, un maledetto cult per definizione che riesce a farci esaltare e deprimere, ridere e riflettere.

Annichilirsi non è come vivere.
E’ quel limbo della ‘non scelta’. L’illusione in Trainspotting è un’ ingannevole, infima e seducente figliastra della realtà.

E cadiamo come sempre, da uomini miserabili, nella trappola della dolce illusione…

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