Home Cinebattiamo ACAB - L'assordante silenzio della Giustizia

ACAB – L’assordante silenzio della Giustizia

La divisa, le gerarchie, gli ordini. La vita militare è un inno al sacrificio. Per la patria, per gli altri, anche per sé stessi. Mantenersi in equilibrio, però, in questa miscela esplosiva di elementi, è davvero dura. E’ la ricerca del giusto mezzo la responsabilità più sovrastante, l’innegabilmente più ingombrante come un macigno sulla schiena. E’ quello schiacciante dovere di chiunque, seppur in minima parte, costituisca quell’organizzazione teorizzata da Rousseau, lo Stato, pensato per unire e mai per dividere. Un dovere che, per un motivo o l’altro, non è mai rispettato.

E’ qui che nasce ACAB, più che una semplice espressione verbale, un desiderio, per quanto limitato e limitante, di uno Stato che rappresenti e tuteli tutti indistintamente.

E’ qui che nasce la brama, da ambo le parti della barricata, di Giustizia Sociale, così maledettamente silente e perennemente nascosta.

Una Giustizia assente, rarefatta come l’ossigeno ad alta quota, preziosa come le pepite d’oro delle montagne del Klondike. Una Giustizia che lacera dentro, che, incomprensibilmente, sancisce uno spartiacque di sangue fra due facce della stessa medaglia. Giustizia che l’opera prima di Sollima intende raccontare nel bel mezzo di un Paese lacerato da sé stesso, nel bel mezzo di una battaglia dove non esistono sconfitti e vincitori, nel bel mezzo di un’Italia divisa inequivocabilmente in due.

Da un lato un mondo fatto di apparenze e utopie, dall’altro la dura realtà quotidiana.

Ciò che li separa è la linea Maginot fatta dagli scudi del Reparto Mobile della Polizia di Stato di Roma. Uomini in divisa che inconsciamente si ergono ad eroi, credendo che, in nome di un fine superiore, possa esser giustificato qualsiasi abuso di potere. Azioni che i vari Cobra, Mazinga, Negro, Adriano, presentano come necessità indispensabile dei tutori dell’ordine, più che difensori di qualcosa o qualcuno,  personaggi in perpetua ricerca di sé, della propria anima e, soprattutto, dell’equilibrio che possa mantener rette le proprie vite in bilico.

Perchè le loro vite, proprie come quelle di chi manifesta, vacillano come sul cornicione di un balcone. Pendolano da un estremo all’altro in una attesa trepidante. Attesa che prima o poi qualcosa gli venga riconosciuto. Niente di straordinario, semplicemente un po’ di gratitudine per il lavoro svolto.

Nient’altro che Giustizia.

acab

Proprio ciò che spinge il giovane Adriano Costantini (il tristemente famoso , ai più per la cronaca giudiziaria , Domenico Diele) ad entrare in Polizia, specificamente nel Reparto Mobile. Un semplice ragazzo della periferia di Roma disilluso, arrabbiato e frustrato dopo lo sfratto impostogli dal Comune nonostante il regolare alloggio popolare (..occupato) a cui lui e la madre avrebbero diritto.

La divisa offre ad Adriano la possibilità di prendere parte in prima persona a ciò che desidera più d’ogni altra cosa: sfrattare coloro che lo costringono a vivere in uno scantinato. E’ per questo che diventa un celerino, è per questo che, durante la prima operazione di sfratto a cui partecipa, è particolarmente nervoso.

Ed è il Cobra (Favino al top!), un capo-reparto fascista desideroso di appagare la sua “fame” idealistica mediante manganello e olio di ricino, a calmare ed educare Adriano al mestiere del poliziotto. Lavoro che per Cobra, uomo solo, privo di una qualsivoglia parvenza di famiglia, privo di una mamma, di una moglie o di un figlio, rappresenta davvero tutto. Lui “Ha solo i suoi fratelli”, quei fratelli che tutti i giorni incassano sputi, bastonate e ceffoni da chiunque debba sfogare la propria rabbia in piazza. Quei fratelli che, pur di salvarlo da una condanna sicura, testimoniano il falso in un’aula di tribunale. Quei fratelli che morirebbero l’uno per l’altro. Cobra vive per la divisa, e la divisa vive per lui.

Come il Negro, (un eccellente Filippo Nigro) pronto a manganellare, a colpire, a bastonare per liberarsi dai propri scheletri nell’armadio. Un padre e marito separato che , conscio di aver perso l’unica cosa a cui teneva realmente, ossia sua figlia, non esita a sfogare la sua frustrazione mediante l’onnipotenza della violenza. Non esita ad esprimere dubbi su quello Stato che difende tutti i giorni, su quello stesso Stato che gli ha rimosso la potestà paterna.

La Paternità che Mazinga fatica ad affermare (uno stranamente sottotono Marco Giallini), trovando nella coscienza e nella stanchezza delle lotte continue ostacoli ormai insormontabili. E’ solo, solo alla ricerca del posto nella sua famiglia “rotta” dalle diseguaglianze sociali, solo alla ricerca della propria collocazione nel mondo, solo dinanzi lo specchio che non osa mai guardare.

acab

Alla fine, è sempre la ricerca di Giustizia a motivare i 4, in ogni loro azione, in ogni loro gesto. Anche il più cruento, anche il più efferato, anche quello che, apparentemente, sembra totalmente privo di una qualsiasi logica di rispetto.

Logica che per uomini di Stato come Cobra & C arroga il diritto ad esercitare l’azione penale anche al di fuori dell’esercizio delle proprie funzioni. Una storpiatura dettata da ferite che quello stesso Stato che rappresentano non ha mai ricucito.

Un lascito che porterà Adriano ad una totale disillusione nei confronti del gruppo. Una disillusione fulcro nevralgico della riflessione di Sollima.

La Giustizia non risiede nella divisa, forse nemmeno nelle aule di Tribunale.

Allora la giustizia esiste? e qualora esista, è uguale per tutti?

Sollima non risponde, lascia che ognuno assumi l’opinione che meglio crede. Una cosa però l’afferma, anche con estrema sicurezza: Forze dell’Ordine e Manifestanti sono facce della stessa medaglia.

Leggi anche: Romanzo Criminale – La debolezza umana

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

LEGGI ANCHE

Il finale di Seven – Il mondo (non) è un bel posto

Nella stragrande maggioranza dei thriller polizieschi, l'epilogo prevede il ripristino dell'ordine. Non importa con quanta corruzione, violenza e cattiveria umana gli eroi si siano...

BLUE – Il testamento blu di Derek Jarman

«Blu è l'invisibile che diventa visibile». (Yves Klein) Blu è un fotogramma. Il rumore delle onde. Musica che accarezza, che rende la realtà  raccontata onirica, quando...

Animali notturni – La favola della vendetta

Questo momento, quello in cui il quadro Revenge fa capolino sullo schermo, è quello in cui Tom Ford esplicita di cosa parla Animali notturni....

Birdman e Pirandello – L’imprevedibile virtù della crisi dell’Io

Agli albori del Novecento, uno scrittore siciliano che presto sarebbe divenuto un gigante della nostra letteratura, teorizzò la nuova frontiera dell’inconscio umano: la crisi...