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House of Cards – Frank Underwood, Shakespeare e il Potere

House of Cards incontra Shakespeare.

Una delle grandi ragioni per cui il teatro di William Shakespeare è entrato dalla porta principale nella storia della letteratura mondiale è sicuramente la capacità di indagare l’essere umano. L’uomo viene messo al centro dell’attenzione da parte del drammaturgo inglese, affrontandolo nei suoi aspetti migliori ma soprattutto in quelli peggiori, confrontandosi con tematiche senza tempo come l’avidità, la sete di potere, il potere dell’uomo sulla propria vita, senza più nascondersi dietro al fato come nel teatro classico, così come i conflitti etici e morali che derivano dal loro approccio. Shakespeare per primo crea dei personaggi tridimensionali, che causano il loro destino e portano avanti la trama, invece di essere trasportati dagli eventi come accadeva precedentemente.

Il cinema e in particolare i telefilm hanno attinto a piene mani da questo modo di scrivere, passando da opere incentrate sulla trama ad altre che mettono in risalto i personaggi, che risultano così complessi e in grado di bucare lo schermo.
House of Cards, una delle serie più amate e premiate dagli ultimi anni, è sicuramente tra le più debitrici delle opere del Bardo, sia per il modo in cui i personaggi sono delineati, sia per dei chiari paragoni tra essi e altri delle più note tragedie di Shakespeare.

Il primo chiaro parallelismo è quello tra Frank Underwood, protagonista della serie, e Riccardo III. Entrambi sono degli uomini assetati di potere, disposti a tutto per raggiungerlo, anche a tradire, ingannare, uccidere. Entrambi però non sono messi in moto dalla sola ambizione, ma dalla collera verso coloro che li circondano.

Frank si sente raggirato dopo una promessa non mantenuta per la carica di Segretario di Stato, mentre Riccardo III si sente disprezzato e discriminato dai suoi stessi parenti della famiglia reale a causa della sua disabilità.
Si tratta di due uomini estremamente intelligenti, machiavellici si potrebbe dire: non compiono malefatte per il puro gusto di farlo, ma applicano alla lettera il principio de il fine giustifica i mezzi in chiave puramente egoistica.
Entrambi i personaggi sono inoltre degli abilissimi manipolatori, artisti nell’utilizzare coloro che hanno intorno e nel liberarsene appena essi non sono più necessari. Lo vediamo nel caso di Frank con Zoe e Peter, entrambi in modi profondamente diversi sedotti e abbandonati, nel caso di Riccardo III con Lady Anna Neville, che finisce per sposare l’assassino di suo padre e suo marito.

Ma l’abilità dei due nell’arte della manipolazione non si esaurisce con gli altri personaggi, ma risulta ancora più evidente quando si tratta il rapporto con il pubblico, attraverso la rottura della quarta parete. Grazie a questo strumento Frank e Riccardo III riescono ad attirare la stima ed in alcuni casi perfino la simpatia di coloro che guardano. Entrambi si confessano, spiegando i loro piani e i loro pensieri nei confronti dei propri nemici. Lo spettatore è l’unico che riesce ad essere nella mente dei due e per questo ne diventa quasi complice. Del resto, quando tutti gli altri personaggi appaiono come delle semplici pedine in mano ai due protagonisti, troppo stupide per rendersene conto, essere dalla loro parte sarebbe essere dalla parte degli stupidi. In questo modo paradossalmente il pubblico, pur essendo fuori dal gioco, diventa a sua volta una pedina in mano al protagonista.

Se Riccardo III è sicuramente il principale modello nella scrittura di Frank Underwood, in lui ci sono anche degli echi del personaggio di Iago, anch’egli noto per la caratteristica di rompere la quarta parete. Come Underwood, anche Iago si sente tradito da Otello, reo di aver promosso Cassio al posto suo, esattamente come il presidente Walker nega a Frank la carica di segretario di stato promessa in sede di campagna elettorale. Il rapporto che si viene a creare tra Underwood e il presidente è molto simile a quello tra Iago e Otello. Entrambi si guadagnano la fiducia dei “nemici”, diventandone confidenti: li odiano profondamente, li disprezzano, ma in superficie si comportano da amici. In realtà però tramano alle loro spalle, pronti a pugnalarli al momento opportuno.

L’altra opera shakespeariana da cui House of Cards trae chiaramente spunto è sicuramente Macbeth. Se infatti dietro ogni grande uomo, c’è una grande donna, è anche vero che dietro ogni uomo assetato di potere, spesso c’è una donna degna del proprio marito. Come l’omonimo protagonista della tragedia di Shakespeare, anche Underwood non agisce da solo, ma con la fondamentale collaborazione della moglie Claire.

La moglie di Frank e Lady Macbeth sono infatti caratterizzate in maniera estremamente simile. Hanno un rapporto fondamentalmente platonico con i propri mariti, ne condividono gli obiettivi e la visione della vita, sono totalmente disinteressate all’idea di avere una famiglia tradizionale con dei figli. Inoltre l’alone di mistero riguardante gli aborti di Claire richiama quello intorno a Lady Macbeth, che ammette di aver allattato un figlio.
In House of Cards come in Macbeth, è la moglie che in ultima istanza convince il marito ad agire: Macbeth uccide re Duncan dopo essere stato convinto dalla sua donna, così come Frank dà inizio alla sua scalata dopo che Claire gli fa pesare il suo fallimento. Gli Underwood, come i Macbeth hanno un solo scopo, il potere, e si rafforzano a vicenda nella loro continua lotta per raggiungerlo prima e per mantenerlo poi.

Inoltre, come Macbeth viene spaventato dalla visione del fantasma di Banco, anche Underwood in vari momenti viene rincorso dal senso di colpa e dalle allucinazioni riguardanti coloro che ha ucciso. Nelle tragedie shakespeariane qui trattate, i vari Riccardo III, Iago e i Macbeth non escono vincitori nei finali dei rispettivi drammi, pagando le conseguenze delle loro azioni. Purtroppo non sappiamo e non potremo mai sapere, a causa della nota cacciata di Kevin Spacey e del precedente allontanamento del creatore Beau Willimon, quale fosse la conclusione della serie originariamente pensata. Ciononostante, il lavoro fatto finora è un simbolo di cosa significare adattare un antagonista classico nel Ventunesimo secolo, e come l’ambizione e la tirannia degli avidi di potere attraversino un’evoluzione, pur rimanendo tremendamente facili da riconoscere, se messi sotto la giusta luce.

Leggi anche: Shakespeare, il bardo, il poeta, lo sceneggiatore

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