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Avengers: Infinity War – Il peso dei sacrifici

 

Terra, 2018. Gli equilibri che conosciamo sono ormai venuti meno nel campo della protezione del pianeta; da due anni, per essere precisi. Questo è il tempo passato dallo scontro fra Tony Stark e Steve Rogers, evento che ha comportato lo scioglimento degli Avengers, i quali, tra eroi registrati e latitanti non registrati, non sono altro che anime in pena che provano a fare, individualmente, ciò che facevano in passato come squadra. Decisamente non un buon momento per essere divisi, visto che nel frattempo nello spazio, il potente titano Thanos si è impossessato della Gemma del Potere sterminando metà popolazione di Xandar, e ha preso la Gemma dello Spazio distruggendo la navicella degli Asgardiani. E la Terra ospita ben 2 Gemme dell’Infinito (Mente, posseduta da Visione e Tempo, custodita da Doctor Strange). Sempre nello spazio, inoltre, troviamo dopo 4 anni dagli ultimi eventi che li vedevano protagonisti, un gruppo che è riuscito ad affiatarsi sempre di più, proprio in contrapposizione agli Avengers: i Guardiani della Galassia. Questo è lo scenario che ci si presenta quando ha inizio Avengers – Infinity War.

Il film, infatti, ruota intorno al lungo viaggio di ricerca delle sei Gemme da parte di Thanos. L’imponente antagonista (ma non sarebbe clamoroso definirlo un protagonista) di questa pellicola ritiene che le risorse dell’universo non siano adeguate a soddisfare il numero di popoli che lo abitano; inevitabilmente, afferma, i pianeti e le loro popolazioni andranno incontro a carestie, distruzione ed estinzione, proprio come è successo nel pianeta in cui è nato. La sua soluzione è il genocidio imparziale, lo sterminio della metà della popolazione dell’universo per riequilibrare i rapporti tra risorse e persone e permettere, a lungo raggio, la felicità delle generazioni future. Per fare ciò a Thanos servono le sei Gemme dell’Infinito, il cui potere riunito, proprio in quanto elementi fondamentali dell’universo, gli permetterà di bilanciare e gestire la vita. 

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Avengers – Infinity War è un film che ha il suo fulcro nel concetto di sacrificio, e nella contrapposizione tra la perdita di una sola vita e quella di miliardi di vite.

Possiamo individuare da un lato la prospettiva dei vari supereroi, dall’altro quella di Thanos. Per esempio, infatti, la prospettiva di Scarlett Witch (e anche degli altri ex Avengers) è umanamente egoistica nel voler rischiare che Thanos prenda la Gemma della Mente da Visione piuttosto che distruggere la Gemma (e quindi anche Visione). “Noi non scambiamo vite” afferma Captain America, perdendo completamente di vista la proporzione: distruggere la Gemma significherebbe impedire a Thanos di sterminare miliardi di persone, invece proteggendo Visione (e la Gemma), si espongono al rischio che il titano riesca ugualmente ad ottenerla, completando dunque il suo piano.

L’altra prospettiva è quella del protagonista/antagonista. Thanos ha bene in mente quale sia la posta in gioco, ed è pronto a qualsiasi cosa pur di fare in modo che l’universo sopravviva e riprenda a prosperare. Egli (nonostante non sia un uomo) è conscio del fatto che salvare una vita a noi cara per farne morire di fame miliardi è un desiderio insito nell’umanità, tipica del suo egoismo sentimentale, ma non può cedere a tali inclinazioni. Thanos si trova nella stessa posizione degli eroi terrestri quando, per ottenere la Gemma dell’Anima (nessuno aveva immaginato dove si trovasse e attraverso quali personaggi passasse il suo destino), è costretto a sacrificare ciò che più ama al mondo: sua figlia, Gamora. Distrutto, devastato e disperato, la lancia nel burrone perchè sa che si tratta di un male necessario asservito ad un bene superiore.

Quella che emerge, dunque, non è una lotta tra Bene e Male, ma una contrapposizione tra etiche diverse, come sottolinea proprio Thanos in un suo dialogo con il Doctor Strange. Qual è quella giusta? Esiste qualcuno delle due fazioni che abbia pienamente ragione?

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Rispondere a queste domande risulta molto difficile. Questo perchè Avengers – Infinity War ci ha consegnato un villain complesso, non illogico, e umanamente tragico. Senza dubbio, il Thanos di Josh Brolin è il miglior villain del Marvel Cinematic Universe e probabilmente uno dei migliori cattivi visti nei cinecomic in generale. Buffo affermare ciò, visto che il tallone d’Achille dei film di questo Universo Marvel era stato spesso e volentieri proprio l’antagonista. Ma i fratelli Russo alla regia e Christopher Markus e Stephen McFeely alla sceneggiatura dipingono un personaggio clamorosamente forte, non solo fisicamente, ma anche da un punto di vista delle motivazioni dietro le sue azioni: si pensi, ad esempio, al fatto che non sparge mai sangue che non sia necessario al suo scopo.

Non si diverte ad uccidere, ma gli interessa solo compiere il suo obiettivo per potere, alla fine, riposarsi guardando il tramonto. Inoltre, nonostante sia il primo film in cui lo ammiriamo (a parte il cameo in Guardiani della Galassia e nelle scene dopo i titoli di coda di Avengers e Avengers – Age of Ultron), riusciamo ad apprezzarne il background attraverso alcuni dialoghi molto ben scritti e interpretati (il già citato discorso con il Doctor Strange e tutte le scene con la figlia Gamora), ed entriamo in qualche modo in empatia con lui, raggiungendo l’apice emozionale con la scena dell’uccisione di Gamora. Complesso, maestoso, angosciato: questo è Thanos.

Per usare proprio una sua espressione, tornando al film in generale possiamo affermare che esso, nelle sue 2 ore e 40 minuti, è  “perfettamente bilanciato” tra dramma e commedia: in questo film, molto più che in tutti gli altri ( in cui, a volte, si è anche esagerato) il ruolo della commedia è necessario per stemperare la tragicità e il dramma a cui si sta assistendo. Fin dalla prima scena infatti, con un inizio in medias res, classico dei fumetti, siamo catapultati nel devastante piano del titano.

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Inoltre, nonostante l’incredibile numero di personaggi, il film è equilibrato grazie anche ad una scelta accurata: ci sono gruppi di supereroi che non si incontrano mai, e inoltre la chimica che si crea tra i diversi gruppi (in cui ci sono sempre almeno 2 personaggi che non si conoscevano) sembra suggerire che alcuni siano più improntati al ruolo di portatori di leggerezza (pensiamo a Stark, Starlord, Spiderman e altri su Titano) e altri invece hanno un tono più pesante e tragico (Captain America, Falcon, Vedova Nera e gli altri in Wakanda). Menzione d’onore, da questo punto di vista, meritano Thor e Doctor Strange: entrambi fortissimi, entrambi decisivi, entrambi proporzionatamente seri e divertenti.

Domanda lecita, visto il finale, è la seguente: e adesso? Proprio in quanto la sua scelta è apparsa strana e contraddittoria, Doctor Strange ha senza dubbio fatto qualcosa che aumenti le probabilità di successo di quell’unica chance su più di 14 milioni che gli eroi hanno di trionfare. Interessante, inoltre, che tra i sopravvissuti ci siano gli Avengers originali, probabilmente destinati a riunirsi nel film senza titolo che uscirà a maggio 2019. Non dimentichiamo, inoltre, che nel frattempo vedremo le avventure di Ant Man (in Ant Man & The Wasp), ambientate post Civil War nel 2016, e ci sarà presentato un personaggio forse decisivo per la battaglia del quarto film degli Avengers, Captain Marvel, i cui eventi saranno ambientati negli anni ’90.

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Avengers – Infinity War si pone dunque come il miglior film del Marvel Cinematic Universe, perchè si spinge fin dove la Casa delle Idee non aveva mai osato, creando un villain unico e dei protagonisti che sono frutto di quel percorso di 10 anni iniziato con Iron Man. Quest’ultimo si vede piombare addosso ciò che temeva fin dall’attacco di New York e ha, con Thanos, uno degli scambi più brevi ma intensi dell’intero film:

“Stark”

“Tu mi conosci?”

“Certo. Non sei l’unico tormentato dalla conoscenza”

“Sei tu il mio tormento”

Leggi anche: Marvel Cinematic Universe – Fase 3

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