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American Beauty – Requiem per un Sogno mai stato Reale

La recensione di questa splendida pellicola non poteva che aprirsi con la sua immagine più famosa, quella entrata nell’immaginario comune e che racchiude anche uno dei numerosi punti chiave che il film semina nelle sue due ore di durata.

I nostri protagonisti sono i membri di una famiglia americana, quella vista e rivista in infiniti prodotti televisivi e cinematografici, la classica famigliola che probabilmente nel nostro immaginario (eh già, il cinema ha un potere enorme sulla nostra mente e sulle nostre fonti conoscitive) passa le proprie giornate tra sorrisi, barbecue allegri, passeggiate al parco e pasti impeccabili dove non mancano mai sorrisi e cortesie.

Bene, è qui che finisce la nostra immaginazione e il film prende il via. La famiglia protagonista è quella di Lester (un immenso Kevin Spacey), un padre di famiglia dalla postura di un bradipo, un uomo pronto all’umiliazione e alla rinuncia già dall’inizio della sua giornata; un uomo il cui momento più intrigante durante la giornata è quello della masturbazione mattutina. Sua moglie, Carolyn (una anche qui grande Annette Bening) è un’agente immobiliare che fa della sua vita una sorta di missione rivolta al compiacimento della sua persona attraverso il riconoscimento professionale ed il rispetto altrui.

Per completare il nucleo familiare troviamo Jane, un’adolescente che come tutti i suoi coetanei sta attraversando un periodo difficile, un crocevia nel suo percorso di formazione personale. Il motore della narrazione parte, per collegarci a quanto detto in precedenza riguardo all’immagine d’apertura, quando Lester comincia a provare un’ossessione di natura sessuale nei confronti di un’amica di sua figlia, Angela, dopo averla vista ballare in uno spettacolo delle cheerleader.

Qui capiamo che anche il nostro Lester sta attraversando una sorta di crocevia, non quello dell’adolescenza come sua figlia, ma quello che lo vede addentrarsi irreversibilmente nella mezza età. Proprio Lester è dunque il motore della vicenda, dopo aver trascorso diversi anni in uno stato di torpore e apatia egli riscopre l’emozione, riscopre la vita che c’è in lui, vita che la società a cui aderiamo attraverso il nostro patto sociale spesso ci induce a dimenticare con le proprie convenzioni: lo riscopre attraverso una pulsione sessuale.

Ed ecco che a questo punto si apre una voragine, il film comincia a picchiare e lo fa dritto allo stomaco. Iniziamo a conoscere meglio la famiglia protagonista, una famiglia assolutamente borghese in tutto e per tutto incarnata dalla figura di Carolyn, sempre impegnata a preoccuparsi del proprio modo di apparire agli altri e ai beni materiali che questa stupenda (a suo avviso) società le dà la possibilità di possedere. Sua figlia intanto, sempre facendo i conti con l’approccio al mondo degli adulti, quel mondo dal quale lei è convinta di non poter essere capita, conosce Ricky, il figlio dei nuovi vicini di casa.Ricky è uno strano ragazzo che ci viene presentato come una sorta di voyeurista intento a filmare qualsiasi cosa con la sua videocamera.

Lester intanto ha sentito nascere in sé una volontà inarrestabile di recuperare gli anni persi dietro al lavoro, all’apparenza, anni segnati dall’abnegazione più totale verso qualsiasi tipo di istinto o volontà personale. Il suo modo di rispondere a tutto ciò è molto goffo, ma quasi tragicomico; lui è probabilmente l’unico personaggio mosso dalla volontà effettiva verso un cambiamento.

Ed ecco che assistiamo dunque alle corse mattutine per tonificare il fisico, alle macchine sportive e all’uso di droghe leggere e ad altri effimeri tentativi del nostro protagonista per sentirsi vivo e ringiovanito.

I genitori di Ricky sono due stereotipi, come d’altronde lo sono anche Lester e Carolyn, ossia un ex marine omofobo e razzista e sua moglie, sottomessa e ormai arresa alla vita a causa della durezza e della morigeratezza ossessiva del marito. Loro figlio non poteva che crescere come un ragazzo segnato da questa situazione, anche se sarà proprio lui a mostrarci come ci sia una debole luce nel buio di questa vicenda.

Ecco uno dei temi che il film va a  sviscerare e criticare: la famiglia appunto. Quante volte, ogni giorno la vita di milioni di persone viene rovinata proprio da quell’istituzione che dovrebbe permetterci di vivere accanto alle persone che amiamo? Pensiamo ad i vari tradimenti tra coniugi, alle violenze domestiche, a tutto ciò che di negativo accade e purtroppo poi va a riversarsi su dei bambini o ragazzi incolpevoli. Tutto questo pare ancora più brutale se poi pensiamo che quei bambini incolpevoli un giorno, segnati da ciò che hanno vissuto, potrebbero diventare cattive persone o cattivi ragazzi; e l’America di situazioni del genere non ne è di certo povera. Ecco che quindi il film comincia a mostrarci la vera essenza, la realtà dei fatti, mettendo da parte la facciata superficiale delle due situazioni familiari. Dietro l’apparenza borghese della serenità e del successo coniugale ostentato infatti si cela un mondo di odio, incomprensione, inettitudine che porterà i protagonisti del film a dei gesti esasperati, situazioni sicuramente non molto rare nella vita reale. Lester è Carolyne non si riconosceranno a vicenda, due persone che hanno scelto di condividere la propria vita si renderanno conto di non comprendersi  a fondo, di aver costruito una relazione personale così importante senza capire i bisogni che entrambi celavano a sé e agli altri. Il veleno ingoiato giorno dopo giorno li ha consumati dall’interno, portandoli all’inevitabile resa dei conti.

Ecco dunque un circolo di falsità Pirandelliano, attraverso il quale assistiamo ad un carnevale di decadenza.

I problemi delle due famiglie vengono a galla, Lester comincia ad odiare sua moglie, ritenendola dannatamente materialista e priva di sentimenti o pulsioni e lei ricambia con la stessa (se non peggiore) moneta, il tradimento. Jane intanto approfondisce la conoscenza con Ricky, tra i due nasce un sentimento ed è su questo che a breve andremo a spostarci. L’altra famiglia invece, i vicini di casa, continuano la loro assurda vita fatta di silenzio e incomprensione.

A cosa stiamo assistendo?

Beh, il film ce lo dice già dal titolo. Stiamo assistendo al crollo della “bellezza americana”, dell’american way of life (diventato ormai quello di tutto l’occidente) che abbaglia gli occhi e l’immaginazione di molti, ma che dietro alla sua apparenza cela un mondo infimo, una palude melmosa che ti trascina sempre più giù, un mondo che non lascia spazio alla vita, ai sentimenti, alle pulsioni, assopendole con il pragmatismo, il materialismo e la cura dell’apparenza in una società pronta ad additare tutto e tutti, dando il via al meccanismo infame che ogni giorno ci porta a ricadere (almeno in parte) negli orrori dei protagonisti del film. Diciamocelo, American Beauty ci sta dicendo che anche noi, come i suoi protagonisti, essendo fatti della loro stessa sostanza e spesso avendo i loro stessi interessi, potremmo potenzialmente essere dei sacchi di merda. Razzismo, omofobia, maschere sociali, stilemi di vita dati da convenzioni sociali, odio verso il prossimo seppure a noi vicino, incomprensione verso l’altro, incomunicabilità, cura della propria immagine personale a discapito della nostra reale essenza interiore, materialismo sfrenato; ecco cosa il film sta criticando, e noi saremmo disposti a ritenerci senza peccato? Chi non si è mai macchiato di una colpa del genere? Okay, noi probabilmente non siamo ancora Lester o Carolyn: ma non potremmo diventarlo?

Ma in questo inferno, in questo paesaggio quasi apocalittico, una flebile luce ci mostra come qualcosa resta e qualcosa può redimerci. Torniamo ai due giovani amanti, Jane e Ricky. Loro due simboleggiano la purezza nel film, sono ancora giovani e non si sono ancora macchiati delle colpe dei loro genitori, quelle colpe che ne hanno determinato la rovina. Ricky, a discapito delle impressioni iniziali, si dimostra essere un ragazzo molto sensibile e profondo, e come dicevamo prima è proprio lui a darci speranza. Nella purezza della loro relazione, unica nota pura del film, in una scena nella quale i due si trovano in camera da letto, Ricky decide di mostrare a Jane un filmato a cui tiene molto.

“Vuoi vedere la cosa piu’ bella che ho filmato?… Era una di quelle giornate in cui tra un minuto nevica e c’e’ elettricità nell’aria,puoi quasi sentirla e questa busta era lì..Danzava con me come una bambina che mi supplicasse di giocare..per 15 minuti… È stato il giorno in cui ho capito che c’era tutta un’intera vita dietro ogni cosa e una incredibile forza benevola che voleva sapessi che non c’era motivo di avere paura ,mai. Vederla sul video è povera cosa lo so, ma mi aiuta a ricordare… ho bisogno di ricordare… A volte c’è così tanta bellezza nel mondo,che non riesco ad accettarla… Il mio cuore sta per flanare.”

Ecco la chiave. Il film ci sta dicendo, dopo averci mostrato l’inferno in terra, che sì potenzialmente noi siamo o potremmo diventare le persone orribili descritte, ma ci sta dicendo che la bellezza ci circonda, che è negli occhi di chi guarda il mondo e che è una situazione interiore. Non c’è bellezza nella facciata superficiale, nell’immagine che di noi vogliamo dare al mondo, non c’è bellezza nel vestito firmato costato un occhio della testa né nella macchina sportiva che ci permetterebbe di sfrecciare per le strade della città. C’è la bellezza nel mondo, la si trova nelle cose più semplici ma per scovarla bisogna essere disposti a fermarsi un attimo, dimenticarsi di essere animali addomesticati e pensare a ciò che ci circonda. Se almeno una volta abbiamo provato questo sentimento guardando il mare, delle foglie spostate dal vento, il pianto di un bambino, il sorriso della donna o dell’uomo che amiamo, se almeno una volta abbiamo provato questo tipo di sensazione saremo anche dei sacchi di merda, ma anche dalla merda potrebbe nascere un fiore.

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