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Bif&st – Un’esperienza al Laboratorio di Critica Cinematografica

 

Sabato 28 aprile si è concluso il Bif&st e con esso il laboratorio di critica cinematografica che si è svolto nell’ex palazzo delle poste a Bari, tenuto da Paolo D’agostini, giornalista e critico cinematografico della Repubblica da più di 40 anni. Io tramite La Settima Arte voglio raccontarvi la mia esperienza.

Sono stati otto giorni molto intensi, Paolo è una persona meravigliosa che fin dal primo giorno ha eliminato qualsiasi distanza anagrafica e professionale, instaurando un rapporto abbastanza amicale, nonostante tutto da parte mia c’era comunque del timore reverenziale ma che col passare dei giorni si è totalmente esaurito. Fin dal primo giorno il corso ha avuto un’impronta molto giornalistica, inizialmente Paolo ci ha letto parti di un libro di Morando Morandini, famoso critico venuto a mancare qualche anno fa, il quale oltre a scrivere critiche ha scritto un’idea sul mestiere di critico e le varie possibilità di critica e critici che ha incontrato. Successivamente abbiamo iniziato la proiezione del primo film: “Roma città aperta”, purtroppo il primo giorno più che negli altri, la proiezione non è stata delle migliori in quanto la struttura, a detta anche di Paolo, è bella ma poco funzionale per la proiezione dei film. Lo scopo del corso era quello di mostrarci la realtà con cui Paolo ha a che fare da molti anni ormai, ovvero quella realtà del critico cinematografico che lavora per una testata giornalistica, quindi ci ha messo davanti una sfida, guardare il film e nell’ultima mezz’ora, circa, scrivere un articolo su di esso, con un limite di battute.

Il corso non dava nozioni riguardanti la stesura di una critica ma dava la possibilità di mettersi alla prova: per i meno esperti la prima sfida a cui ci sottopone è, dopo aver visto un film, avere la pagina bianca di un foglio elettronico e iniziare a scrivere, subito dopo aver superato quell’ostacolo parte una sfida contro il tempo (breve) e anche una sfida con le battute, spesso non abbastanza per dire tutto ciò che si può dire di un film; per i più esperti invece la sfida sta sempre nel tempo e nelle battute, ma sopratutto nella scelta dei contenuti e della forma. Paolo, la mattina seguente, con molta puntualità ci inviava una mail con una risposta al nostro articolo, spiegandoci eventuali errori, approfondendo un tema trattato nell’articolo o magari con una sua interpretazione del film. Paolo è esempio di estrema professionalità, esprime il suo giudizio senza intaccare il giudizio altrui, ho avuto modo di parlare molto con lui ed avere scambi di idee frequenti. L’ultimo giorno non è stato proiettato nessun film ma Paolo ci ha reso omaggio leggendoci gli articoli che per contenuti, forma di scrittura o semplicemente per un pensiero condiviso, ha ritenuti buoni.
Per darvi un’idea migliore del workshop vi allego il programma dei film e successivamente uno degli articoli letti da Paolo l’ultimo giorno.

21 aprile: Roma città aperta di Rossellini (1945)
22 aprile: Notorius di Hitchcock (1946)
23 aprile: Una giornata particolare di Scola (1977)
24 aprile: Cognome e nome: Lacombe Lucien di Malle (1974)
25 aprile: l’ultimo metrò di Truffaut (L’ultimo metrò
26 aprile: Kapò di Pontecorvo (1959)
27 aprile: Il terzo uomo (1949)

Una giornata particolare

6 maggio 1938: il giorno in cui Hitler visita Roma. Il film si apre con scene di quotidianità, Antonietta, una casalinga madre di sei figli, sveglia la famiglia e li aiuta a prepararsi per la grande parata che si terrà a Roma per l’arrivo del Führer. La pellicola si può riassumere con la parola: contrapposizione, il film contrappone vari temi e argomenti nonostante la scenografia si limiti a due appartamenti, qualche corridoio, una terrazza e un cortile. Una giornata particolare è un film del 1977 che affronta temi quali femminismo, razzismo, emancipazione e solitudine, infatti è un film drammatico con un taglio psicologico. La contrapposizione più evidente è sicuramente quella riguardante la figura dell’uomo, impersonata da Gabriele (Marcello Mastroianni) ed Emanuele, il marito di Antonietta (Sophia Loren). Emanuele è un uomo maleducato, senza alcun rispetto per la figura femminile, mentre Gabriele è un uomo elegante, educato e molto colto. Il particolarismo accompagna scene di quotidianità con una continua radiocronaca che racconta cosa succede nel resto della città, ma allo spettatore vengono solo mostrate scene di due vicini che si incontrano, conoscono, si scoprono anime affini ma incompatibili. La pellicola mostra un quadro completo degli ideali e della società di quel tempo ma dal punto di vista di due gruppi sociali emarginati: gli omosessuali e le donne; mostra quanto l’ideale del fascismo sia entrato nella mente degli italiani che idolatrano figure quali quella di Mussolini e Hitler, ritenuti dei geni. Tutti questi temi vengono mostrati con un pizzico di sarcasmo da parte di Gabriele, che rappresenta gli ideali di una società più evoluta ed avanzata. Il film è stato poi selezionato tra i 100 film italiani da salvare, ha ricevuto numerosi riconoscimenti quali il Golden Globe come miglior film straniero e ricevendo inoltre due candidature al Premio Oscar, per il miglior film straniero e per il miglior attore, a Marcello Mastroianni.

Che cos’è la critica?

Chi è il critico cinematografico? Che cos’è la critica cinematografica? Il critico cinematografico è colui che, appassionato di cinema quale deve essere, costruisce un ponte tra il film e lo spettatore, quindi media il rapporto tra la troupe cinematografica, principalmente la figura del regista, e il destinatario. Il critico deve esprime un pensiero oggettivo analizzando e contestuallizando la pellicola, deve saper riconoscere una buona regia, la fotografia, costumi, attinenza storica, scenografia, sceneggiatura ecc ecc. Il critico deve esaltare aspetti nascosti ed importanti del film ma anche notare eventuali mancanze. La critica cinematografica ha un ruolo molto importante, forse sottovalutato, sopratutto in questo periodo storico in cui stiamo assistendo a una prolificazione di serie tv e di pellicole che influenzano anche semiologicamente lo spettatore, di conseguenza il critico ha anche il dovere di chiedersi quali effetti un determinato film, serie tv o audiovisivo possano avere sulla popolazione. La critica può aiutare a trasmettere cultura e impedire la prolificazione di materiale nocivo, o almeno dovrebbe fare questo; forse un giorno si arriverà a ciò.

Il Bif&st quest’anno non è stato solo un pretesto per coltivare una passione ma anche un modo per mettermi in gioco. Se ho suscitato in voi un minimo di curiosità, vi consiglio di informarvi per le iscrizioni dell’anno prossimo.

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